Credito alle micro e piccole imprese: cosa è cambiato, come si viene valutati, cosa si può fare

Una guida operativa sulle regole 2026 del Fondo di garanzia e sui criteri con cui le banche decidono. Sullo stesso finanziamento di 60mila euro la garanzia pubblica vale 30mila o 48mila euro a seconda di come si presenta la domanda

Nell'ultimo anno il credito bancario alle imprese italiane è tornato a crescere, ma non per le più piccole. Gli impieghi alle imprese sotto i 20 addetti sono scesi del 5% in Italia e del 6,6% in provincia di Varese, dove arretra anche il totale delle imprese, in calo del 3,4% mentre la Lombardia cresce del 2% (elaborazione Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Banca d'Italia, febbraio 2026). Sulle cause circolano due letture, una di offerta e una di domanda, e nessuna delle due è misurata. Per la singola impresa la conseguenza è pratica: il dato aggregato non dice nulla sulla sorte della sua richiesta.

Da qui la guida che Confartigianato Imprese Varese mette a disposizione delle imprese. Il passaggio più concreto riguarda le soglie del Fondo di garanzia. Una microimpresa che chiede 60mila euro ottiene una copertura del 50% se il finanziamento viene classificato come liquidità e dell'80% se viene classificato come investimento: 30mila euro contro 48mila euro. La stessa copertura all'80% spetta a prescindere dalla finalità alle operazioni di importo ridotto, entro 40mila euro chiedendo direttamente in banca ed entro centomila euro passando da un confidi autorizzato. La qualificazione si imposta prima della domanda e deve corrispondere al fabbisogno reale.

La guida spiega anche come una banca arriva a concedere o a negare. Il costo dell'istruttoria non dipende dall'importo e su un prestito piccolo può assorbire l'intero margine: molti rifiuti nascono dalla convenienza dell'operazione più che da un giudizio sull'impresa. L'orizzonte su cui la banca sa stimare è breve e l'assenza di dati viene letta come rischio. L'immobile in garanzia vale meno di quanto si creda: escuterlo richiede anni contro i mesi della garanzia pubblica.

Sul versante dell'impresa il documento elenca le azioni che ne cambiano la base informativa: continuità nel rapporto creditizio, operazioni non frammentate su più intermediari, flussi che transitano sul conto operativo, numeri prospettici anche essenziali, richiesta avanzata prima che la tensione sia visibile nei dati. Nessuna di queste, da sola, trasforma un rifiuto in una concessione. Prima di tutto il resto vale una verifica gratuita, che quasi nessuno fa: la propria posizione in Centrale dei rischi, che la Banca d'Italia rilascia senza costi.

Una parte della guida riguarda ciò che l'impresa può pretendere. Sulla quota coperta dal Fondo non sono acquisibili garanzie reali, assicurative o bancarie, e sulla quota scoperta il loro valore cauzionale non può superarla. La garanzia del Fondo non costa nulla a una microimpresa. Il premio aggiuntivo introdotto nel 2026 grava sui finanziatori e il decreto ne vieta la traslazione, imponendo una clausola contrattuale: se manca, la contestazione ha base normativa esplicita.

«Il dato aggregato racconta una media, non la singola impresa. Le leve per farsi valutare meglio esistono e spesso non vengono usate, a partire dal modo in cui la domanda viene impostata: la stessa somma può valere il 50% o l'80% di garanzia pubblica. La guida serve a metterle in fila e a chiarire cosa si può pretendere prima di firmare», dichiara Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Imprese Varese.

Gli uffici di Confartigianato Imprese Varese e ARTSER srl assistono nella scelta del canale, nella domanda e nella verifica del contratto. Per riceverla o fissare un incontro: Alice Dorella (alice.dorella@artser.it).

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