Manifattura 2026: Varese traina l’export, ma credito e dazi frenano la convergenza

Nel Q1 2026 il bacino manifatturiero resta positivo ma più selettivo: Varese guida l’export, mentre dazi Usa, credito alle Pmi e inflazione rallentano la convergenza

Il primo trimestre 2026 si chiude con un quadro più articolato di quanto suggerivano i dati di gennaio. Sul piano del consuntivo 2025 il bacino Varesotto resta al record sull'export e la manifattura lombarda è in territorio positivo: è la doppia velocità nella stessa direzione, venti punti di scarto fra le filiere export-oriented e il ritmo medio della manifattura regionale. 
Sul piano dei dati macro Q1 2026 il quadro è non lineare. La produzione industriale italiana ferma a –0,6% Y/Y a gennaio, è tornata in territorio positivo a febbraio (+0,5% Y/Y, ISTAT) trainata da mezzi di trasporto, elettronica e macchinari. Il mercato del lavoro tiene: disoccupazione al 5,2% a marzo (dal 5,3% di febbraio), CIG del primo trimestre a –35,8% rispetto al Q1 2025. L'inflazione, al contrario, accelera bruscamente ad aprile (+2,8% Y/Y dal +1,7% di marzo, dato provvisorio), spinta da prodotti energetici non regolamentati passati da –2,0% a +9,9%. La fiducia delle imprese peggiora ad aprile (da 95,2 da 97,3, manifattura a 87,9 da 88,8). Il Pil 2026 resta al +0,6% (DFP 22 aprile, conferma Bankitalia). Il dato che separa il Q1 dal resto del 2025 è la coppia inflazione-fiducia: i prezzi accelerano, gli operatori reagiscono con cautela, mentre la base produttiva ha smesso di arretrare. L'aggiornamento Unioncamere Lombardia per il Q1 2026, atteso intorno al 22-25 maggio, completerà la lettura territoriale.

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 Le due velocità nella stessa direzione: consuntivo 2025, variazione Y/Y.

1. I SEGNALI DEL TRIMESTRE

Il differenziale di velocità del consuntivo 2025 resta il punto di partenza per leggere il primo trimestre 2026. La metalmeccanica varesina cresce del +22,8% e l'aerospazio del +32,7%, mentre la produzione manifatturiera lombarda nel suo complesso è a +1,2% e quella artigiana al +1,0%. Venti punti percentuali di scarto: il segno è lo stesso, la magnitudine no. Tre fattori spiegano la divergenza strutturale: la quota di fatturato estero (38,9% industria, 6,5% artigianato), che misura l'apertura al mercato globale; la specializzazione settoriale (meccanica, aerospazio, chimica fine concentrate sulle filiere internazionali, con basi industriali nel Sempione, a Venegono e nella Valle Olona); l'accesso al credito, dove le Pmi pagano uno spread di 125 punti base rispetto alle grandi imprese (4,08% contro 2,83% a febbraio 2026) e i volumi sono in contrazione del –4% nel 2025 (rielaborazione Confartigianato Studi).

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Il dato del saldo occupazionale 2025 conferma il quadro: industria a –0,6%, artigianato a +0,2%. La differenza di segno suggerisce che il rallentamento dell'industria nel corso del 2025 ha iniziato a tradursi in dinamiche occupazionali più caute, mentre l'artigianato ha mantenuto la base produttiva. 
I primi mesi del 2026 introducono un segnale aggiuntivo: la perdita di 29mila occupati in Italia a febbraio (–0,2 p.p. di tasso di disoccupazione invertito di segno) e l'aumento della Cassa Integrazione nel manifatturiero confermano che la traiettoria del Q1 è di transizione. Se la dinamica si confermasse nel Q2, le due velocità del bacino potrebbero convergere — ma la convergenza non si fa per acceleratore dell'artigianato: si fa per decelerazione delle filiere veloci se i dazi Usa mordono.

2. IL BACINO MACRO-TERRITORIALE

L'unità di lettura più informativa per il territorio non coincide con la provincia: è il bacino funzionale Varese-Como-Monza Brianza-Alto Milanese-Novara, definito dai flussi di pendolarismo, dalle filiere di subfornitura manifatturiera e dalla logistica di Malpensa. La metodologia di ricomposizione del bacino (rielaborazione del Centro Studi su dati Istat, Ice-Istat, Unioncamere e Bankitalia, con pesi di valore aggiunto manifatturiero) è documentata nella Scheda Metodologica.

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Due letture meritano attenzione. La prima: Varese tira l'export del bacino — il +8,4% medio è quasi interamente spiegato dal +21,7% varesino — ma è anche l'area con la fiducia più bassa fra le cinque (+12 contro un Alto Milanese a +20). I dati di consuntivo sono record, il sentimento operativo no: il differenziale è probabilmente già una reazione al rischio dazi. La seconda: il bacino mostra un gradiente Est-Ovest stabile — Alto Milanese e Monza-Brianza più dinamici per il mix servizi e logistica, Varese e Novara più esposti al ciclo manifatturiero — ma in questo trimestre Varese lo ribalta con la forza dell'export.

3. CREDITO ALLE PMI: MENO CARO, ANCORA SELETTIVO

Il ciclo creditizio è in transizione positiva. Il tasso sui finanziamenti alle imprese è sceso al 3,26% a marzo 2026 (dal 3,33% di febbraio), dopo la decisione Bce del 19 marzo che ha portato il tasso depositi al 2% e il rifinanziamento principale al 2,15%. Il divario fra Pmi e grandi imprese, misurato sui dati Bankitalia di febbraio, resta significativo: prestiti sotto 1 mln di euro al 4,08%, sopra 1 mln di euro al 2,83%, con uno spread di 125 punti base. I volumi del credito a imprese e famiglie sono cresciuti del +2,4% Y/Y a marzo 2026, mentre il segmento Pmi nel consuntivo 2025 ha registrato –4,0% (rielaborazione Confartigianato Studi su dati Bankitalia per fascia di affidamento <1 mln €).

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La trasmissione del ciclo Bce ai segmenti più piccoli del territorio resta lenta. Per i fabbisogni sotto i 250mila euro, il costo effettivo del credito resta superiore al 4%. Il Fondo di Garanzia Pmi e la rinegoziazione delle condizioni — favorita dal calo dei tassi di riferimento — sono gli strumenti di supporto principali per il segmento artigiano e micro.

4. IL QUADRO DI SFONDO: DAZI, COSTI, PREZZI

La cornice macro è in evoluzione. L'inflazione si è mossa: ad aprile il dato provvisorio accelera al +2,8% Y/Y, spinta dal forte rimbalzo dei prezzi energetici (regolamentati e non), mentre la componente di fondo — al netto di energia e alimentari freschi — rallenta dal +1,9% al +1,6%. La divergenza fra inflazione headline in salita e fiducia delle imprese in calo è il fatto saliente del trimestre. Il mercato del lavoro tiene meglio del previsto: disoccupazione al 5,2% a marzo, Cassa Integrazione del primo trimestre a 58,8 milioni di ore (–35,8% rispetto al Q1 2025). Tornano segnali di prudenza dal lato della fiducia: indice composito ad aprile a 95,2 (da 97,3 di marzo), manifatturiero a 87,9, servizi sotto la soglia 100 per la prima volta dal 2024.

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Il rischio principale per il territorio resta il fronte dei dazi Usa: 15% effettivo da febbraio 2026, +30% annunciato dal primo agosto, con quote di export verso gli Usa al 22% per l'aerospazio, 18% per la metalmeccanica strumentale, 14% per la chimica fine. Il primo segnale di trasmissione è già nei dati di marzo: l'export italiano extra-UE cresce del +4,5% Y/Y, ma la dinamica è asimmetrica per partner geografico — la crescita verso gli Usa è quasi nulla mentre quella verso Svizzera e Cina è in forte espansione. La crescita anemica verso gli Stati Uniti è la prima conferma quantitativa che le tariffe stanno mordendo. Se le tariffe passano al 30% da agosto, l'effetto si trasmette prima alle filiere strutturate dell'export e poi, attraverso la subfornitura, all'artigianato — ribaltando la dinamica positiva del 2025. I costi energetici aggiungono pressione strutturale: l'incidenza sul fatturato per l'artigiano è 2-3 volte superiore rispetto a una grande impresa dello stesso comparto, e ad aprile l'inflazione energetica è tornata in territorio fortemente positivo.

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5. COSA OSSERVARE NEI PROSSIMI MESI

– Dazi e diversificazione. Quota di imprese del territorio che hanno già attivato canali extra-Usa (Ue, Sud-Est asiatico, Medio Oriente) e dimensione media di queste imprese. La velocità di riconfigurazione è il vantaggio competitivo che si gioca nel 2026.
– Subfornitura locale. Tempi di pagamento delle prime cento imprese del bacino verso i fornitori locali e attivazione di nuovi contratti di subfornitura. È il termometro più rilevante per capire se il +21,7% varesino si trasferisce al territorio o resta concentrato nelle filiere strutturate.
– Credito alle micro. Trasmissione del calo dei tassi BCE ai prestiti sotto 250mila euro. Lo spread di 125 p.b. fra Pmi e grandi imprese a febbraio 2026 è il segnale di una trasmissione ancora incompleta.
– Inflazione e Unioncamere Q1 2026. L'accelerazione di aprile (+2,8%) va monitorata sui mesi successivi: se persiste, comprime la domanda interna nel Q2-Q3. L'aggiornamento Unioncamere Lombardia per il Q1 2026 (atteso 22-25 maggio) dirà se la tenuta dell'artigianato regionale del 2025 prosegue.
– Bacino vs. provincia. Verificare se Varese conferma la posizione di traino del bacino o se Monza-Brianza e Alto Milanese tornano sul gradiente storico (più dinamici per servizi e logistica).

 

Fonti
Banca d'Italia, Bollettino Economico n. 2, aprile 2026.
Banca d'Italia, Banche e Moneta, aprile 2026 (dati febbraio-marzo 2026).
ISTAT, Prezzi al consumo, aprile 2026 (dati provvisori).
ISTAT, Forze di Lavoro, marzo 2026 (dati provvisori).
ISTAT, Produzione industriale, febbraio 2026.
ISTAT, Fiducia consumatori e imprese, aprile 2026.
ISTAT, Commercio estero extra UE, marzo 2026.
INPS, Osservatorio CIG, marzo 2026.
MEF, Documento di Finanza Pubblica 2026, approvato il 22 aprile 2026.
ICE-ISTAT, Esportazioni delle regioni italiane e per provincia, consuntivo 2025.
ISTAT, Statistiche congiunturali (produzione industriale, fatturato, prezzi al consumo, occupazione, fiducia delle imprese), gennaio-marzo 2026.
Unioncamere Lombardia, Indagine congiunturale industria e artigianato, comunicato 23 febbraio 2026 (consuntivo 2025).
Confartigianato Studi, rielaborazione su dati Banca d'Italia per il segmento PMI.