Pmi più produttive, salari frenati: il freno non è nelle imprese, ma nel sistema
Pmi italiane 20-249: +21-26% per occupato rispetto alle tedesche e 1,71-1,83 euro di valore per euro di costo del personale. Il freno ai salari è nel sistema, non nelle imprese
Non siamo davanti a imprese che non producono valore. Siamo davanti a Pmi che lo generano, spesso più delle pari tedesche, ma che non riescono a trasferirlo pienamente nei salari perché si muovono dentro vincoli che non dipendono dalla singola azienda.
Il punto da cui partire è questo. In Italia i salari orari reali sono fermi dal 2000. Anche la produttività è ferma. Le due grandezze procedono insieme, a un livello strutturalmente più basso rispetto ai principali Paesi europei. Il dato della CGIA Mestre, con un colloquio su tre andato deserto nel 2025, è la manifestazione visibile di questo nodo.
I dati Eurostat 2023 aiutano a leggere il fenomeno senza semplificazioni. Le Pmi italiane tra 20 e 249 addetti producono per occupato il 21-26% in più delle pari tedesche e generano 1,71-1,83 euro di valore aggiunto per ogni euro di costo del personale, contro 1,33-1,39 euro della Germania. Lo scarto si conferma in tutte le divisioni manifatturiere verificate.
Il problema, dunque, non è la produttività delle Pmi italiane, ma la difficoltà strutturale di trasformarla in salari più alti.
Non è una questione di volontà imprenditoriale. Agiscono fattori esogeni: composizione del cuneo fiscale, struttura della contrattazione collettiva, assorbimento del margine da parte del rischio d’impresa e dei costi indiretti. Meccanismi di sistema sui quali la singola impresa ha margini limitati.
Anche il bacino Varese-Como-Brianza-Milano NW lo conferma: Varese sta sopra Como ma sotto Brianza (-9,2%) e Milano NW (-14,5%). Per le figure qualificate difficili da reperire, il pendolarismo verso est ha una giustificazione economica robusta. Excelsior non misura una scarsità assoluta, ma relativa al prezzo dell’offerta.
Le leve ci sono, ma lavorano su tempi diversi. Contrattazione di secondo livello, premi di produttività di filiera e detassazione mirata possono produrre effetti in 24-36 mesi; composizione dimensionale, formazione tecnica e trattenuta del capitale umano richiedono orizzonti più lunghi.
Il rischio è continuare a parlarne come se fosse solo un problema di candidati. Questo paper della collana Quadrante propone una lettura più concreta: le Pmi producono valore, ma il sistema non consente ancora di trasformarlo in salari con la stessa forza con cui viene generato.
CONSULTA IL PAPER DELLA COLLANA QUADRANTE "IL COLLOQUIO MANCATO"
Il colloquio mancato
Aggiornato a maggio 2026
Mercato del lavoro, produttività e salari nelle piccole e medie imprese
I salari orari reali in Italia sono fermi dal 2000; la produttività anche. Le due grandezze procedono insieme, a un livello strutturalmente più basso di quello dei principali paesi europei. Il dato della CGIA Mestre - un colloquio su tre nel 2025 andato deserto - è la manifestazione visibile di questo nodo strutturale.
I dati Eurostat 2023 mostrano un fatto poco discusso: le Pmi italiane 20-249 addetti producono per occupato il 21-26% in più delle pari tedesche e generano 1,71-1,83 euro di valore aggiunto per euro di costo del personale, contro 1,33-1,39 euro della Germania. Lo scarto si conferma in tutte le divisioni manifatturiere verificate. Le Pmi italiane non hanno un problema di produttività; hanno una difficoltà strutturale di trasmissione di quella produttività in salari. La difficoltà non è di volontà imprenditoriale: agisce attraverso meccanismi di sistema — la composizione del cuneo fiscale, la struttura della contrattazione collettiva, l'assorbimento del margine da parte del rischio d'impresa e dei costi indiretti — sui quali la singola impresa ha margini di manovra limitati.
Nel bacino Varese-Como-Brianza-Milano NW, Varese sta sopra Como ma sotto Brianza (−9,2%) e Milano NW (−14,5%). Per le figure qualificate difficili da reperire, il pendolarismo verso est ha una giustificazione economica robusta. Le imprese che soffrono di più l'assenza di candidati sono quelle dei territori più dinamici: Excelsior non misura una scarsità assoluta, ma una scarsità relativa al prezzo dell'offerta.
Le leve operano su tempi diversi. Sul fronte retributivo — contrattazione di secondo livello, premi di produttività di filiera, detassazione mirata — gli effetti sono misurabili in 24-36 mesi. Sulla composizione dimensionale, sulla formazione tecnica, sulla trattenuta del capitale umano, gli orizzonti sono più lunghi. Il rischio non è la difficoltà di reperimento in sé, ma che il dibattito continui a leggerla come problema di candidati invece che come segnale di un mercato che non paga ciò che produce.
