Il Recovery Fund ci darà le risorse, le competenze ci daranno il domani
Abbandonare le conoscenze che un tempo ci hanno resi felici, prosperi, competitivi, all’avanguardia è la richiesta che proviene da un mercato che sta cambiando da anni
Guardiamo al 30 aprile con attenzione e preoccupazione: entro quella data l’Italia dovrà presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la porta d’accesso ai finanziamenti europei del Next Generation Eu. «L’occasione della vita» per usare le parole del commissario Paolo Gentiloni. L’occasione per l’impresa, per usarne di più prosaiche e concrete.
Parliamo di un pacchetto di fondi rilevante, che peserà sulle chance di riallineare il sistema economico nazionale – che nel 2020 è tornato ai livelli di Pil del 1993, lasciando sul terreno pesante -8,8% – a quelli più avanzati d’Europa e del mondo. E, auspicabilmente, offrirà occasioni di sviluppo sulla cui onda orientare il nostro modo di essere e fare imprese.
Sei sono le mission che il piano si prefigura di raggiungere: digitalizzazione e cultura, infrastrutture per la mobilità, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, salute, rivoluzione verde e transizione ecologica. Partite strategiche sulle quali
Elementi strategici, non più rinviabili, ai quali aggiungo un settimo elemento che non può non caratterizzare con convinzione la nostra rincorsa alla nuova normalità: le competenze. Abbandonare le conoscenze che un tempo ci hanno resi felici, prosperi, competitivi, all’avanguardia è la richiesta che proviene da un mercato che ha cambiato connotati non soltanto negli ultimi dodici inimmaginabili mesi ma, più lentamente, nel corso di un tempo che ha tracciato la linea di confine tra “rimanere” e “diventare”.
È difficile, oggi, pensare al domani: siamo in una bolla di incertezze, con un piano di vaccinazioni lento, colori e chiusure che variano ad una velocità che non siamo più disposti a inseguire, flessioni significative nei valori dell’occupazione (-0,4 solo tra novembre e dicembre 2020). Eppure è oggi che è necessario costruire quel domani che arriverà, e sarà implacabile, richiederà progettazione, organizzazione e, soprattutto, un saper fare nuovo, competitivo, in grado di farci correre con modalità differenti rispetto a quelle alle quali ci eravamo abituati. E, forse, sulle quali ci eravamo adagiati.
Scrive Giuliano Noci, ingegnere e prorettore del polo territoriale cinese del Politecnico di Milano in una delle riflessioni che riportiamo di seguito, che «la più grande sfida, oggi, è far crescere il capitale umano perché se non crescono le competenze, i lavoratori non potranno più essere occupati». Aggiungo: se non crescono le competenze, le aziende non potranno più essere ciò che sono sempre state, ovvero l’hub del saper creare attraverso un saper fare unico e costantemente alimentato.
Confartigianato Varese, con la società di servizi Artser e la scuola di formazione VersioneBeta, ha inserito in questo solco il lancio di un progetto – IPE (Imprese di Provata Eccellenza) – che delle competenze fa la motrice di una spinta alla proattività, al rilancio, alla qualificazione e alla certificazione delle aziende che vorranno investire su loro stesse, sui propri collaboratori e su nuove opportunità di sviluppo. IPE è conoscenza ma è anche comunità. La comunità che diventa acceleratore e motore di scambio.
Aspettiamo i fondi europei, auspichiamo in una loro corretta gestione, pianificazione e distribuzione. Ma, nel frattempo, andiamo avanti. Acceleriamo, investiamo su noi stessi. Quando arriverà l’Europa saremo più forti e sapremo davvero finalizzarne le risorse a costruire il nostro futuro.
Mauro Colombo
Direttore generale di Confartigianato Imprese Varese