Il 2020, un anno difficile dalla parte delle imprese: LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE DAVIDE GALLI
Pubblichiamo la relazione annuale del presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, alle imprese e al territorio. Il resoconto di un anno difficile ma anche sfidante e dal quale vogliamo ripartire con la forza e la determinazione che solo le imprese sanno mettere nel loro saper fare.
Cosa diremo quando ci guarderemo indietro a questo evento epocale?
Si lo è domandata qualche giorno fa Angela Merkel in occasione di un discorso alla nazione che ha richiamato noi tutti alla gravità del momento e, al contempo, alla consapevolezza che in questo intero anno siamo stati, più che in altre occasioni, attori protagonisti nel quotidiano del nostro destino di donne, uomini, imprenditrici e imprenditori.
Il 23 gennaio la fino ad allora sconosciuta città cinese di Wuhan ha svelato al mondo la portata devastante di una pandemia capace in poche settimane, forse mesi, di rendere democratico il dolore della malattia e, al contempo, di congelare il lavoro, la vita, la quotidianità. La “normalità”.
Brandelli di vita perduti nell’immensità del cambiamento in un anno che ci ha poi diviso, spostando le nostre vite sullo schermo di un pc, costringendoci a ripensare le nostre aziende e le nostre relazioni commerciali. Imponendoci una scalata all’innovazione tecnologica che non potremo più rinviare e che noi dal 2014, con Faberlab, ricordiamo continuamente l’inevitabilità.
Cosa diremo quando ci guarderemo indietro e ripenseremo a questo evento epocale? Diremo che ci siamo stati, che abbiamo offerto alle imprese la solidità di un’azienda e di una associazione che hanno saputo radunare le forze nello straniamento collettivo per restituire risposte e soluzioni a coloro che operano tutti i giorni per il benessere dei territori.
Abbiamo attraversato i cambiamenti dettati da Dpcm snocciolati tra marzo e aprile con la rapidità della paura dell’ignoto e dell’ingovernabile. Partendo da Codogno il 24 febbraio nessuno avrebbe immaginato che di lì a meno di un mese tutta l’Italia si sarebbe fermata, ripiegata e rinchiusa nella bolla necessaria a salvare vite.
Non dimenticheremo la rincorsa alle mascherine, dalla quale molte nostre imprese sono state escluse dall’improvvisazione di chi ci governa a misura di grande impresa.
Non scorderemo che l’interpretazione dei numeri ha rischiato di rinviare fin quasi a lambire l’estate la riapertura di parrucchieri ed estetisti. Ci siamo opposti e le attività sono ripartite.
Abbiamo pagato con due ondate il nostro dazio, pesantissimo in termini di malati, decessi e sofferenza economica, e oggi ci domandiamo se una terza ondata allungherà le fila dei nuovi poveri alle mense Caritas, se alzerà il numero delle vittime o se piegherà le resistenze delle imprese, che pagano il fermo proprio, quello dei tanti Paesi che come noi sono costretti alla serrata (anche parziale) e il rallentamento dei consumi. New York, Londra, Berlino: lo scacchiere delle chiusure preventive e di rincorsa si allunga con il passare delle ore.
Il 4 novembre abbiamo presentato l’ultimo capitolo dell’indagine di The European House – Ambrosetti per Confartigianato Imprese Varese e i numeri che gli analisti ci hanno restituito sono quelli di una provincia che probabilmente pagherà al Covid un dazio altissimo, pari al 12,3% del Pil contro una media italiana del 10,8%.
Al contempo, il tasso di assunzioni rilevato dal nostro Osservatorio per il Mercato del lavoro evidenzia una flessione del 41% nei primi dieci mesi del 2020 rispetto all’anno precedente, segno che la frenata ricadrà come un macigno sul benessere del nostro territorio, e dei suoi giovani. Territorio duramente colpito da questa seconda ondata della pandemia anche a livello sociale e sanitario.
La fotografia dell’Istat, di riflesso, tratteggia un Paese vecchio, con cinque anziani ogni bambino. Troppi per reggere il sistema pensionistico e produttivo di un Paese mai così piegato sulla propria fatica di restare al passo con l’innovazione, l’acquisizione di nuove competenze, la presa d’atto della necessità di ripensare prodotti e produzioni.
Il virus ha cambiato le imprese: nei giorni più difficili del lockdown, e in quelli successivi, abbiamo colto la spinta al cambiamento di molti e la difficoltà di altri di cambiare il passo. Non lasceremo indietro nessuno, tutti avranno il supporto di Confartigianato Varese, dei suoi professionisti di Artser, perché siamo, e resteremo, un punto di riferimento per le imprese e per il territorio.
Siamo qui, parte della provincia di Varese e, al contempo, aperti
La recente donazione all’Asst dei Sette Laghi di 400 panettoni, di un ventilatore e di un apparecchio per l’ossigeno ad alto flusso (quest’ultimo ad opera di un gruppo di dipendenti della Confartigianato Artser), così come la realizzazione di valvole respiratorie da parte di Faberlab, sono le testimonianze di quanto sappiamo essere presenti e solidi nei momenti più difficili. In una fase storica in cui è più facile criticare o disconoscere il ruolo di chi lavora per il bene comune, sappiamo essere esempio controcorrente. Sappiamo dimostrare una partecipazione etica e civile al dibattito del territorio. «Ci viene chiesto un sacrificio molto difficile. Questa terra provata potrà contare sulle sue imprese» dicevo il 22 marzo scorso. Lo ribadisco oggi. Contate su di noi ma non scambiate la disponibilità per disinteresse: cercheremo e chiederemo il giusto.
Guardiamo al qui e all’oggi, ma anche all’oltre e al domani: penso, è un esempio, agli sforzi compiuto per non interrompere il flusso dell’internazionalizzazione, con webinar, aggiornamenti e informazioni utili a chi senza l’export rischia la fine della produzione.
Oggi e domani, con convinzione.
Non a caso abbiamo spostato il nostro Faberlab a Saronno: è a Milano che, ben prima del Covid, abbiamo scelto di guardare con l’attenzione del navigante. Dal pensiero all’azione: oggi siamo lì, accanto alla stazione della città più meneghina tra quelle della nostra provincia, per offrire alle imprese un sopporto all’innovazione ma anche un service esclusivo grazie alla stampante a granuli di plastica freeformer di Arburg.
Siamo all’alba di una digitalizzazione avanzata, che passerà dal saper fare e dal saper plasmare nuove competenze e nuove offerte: nel pieno della prima ondata Covid, con l’onda lunga del lockdown a colpire duro sulle nostre imprese, abbiamo iniziato un’avventura importante – quella di Botteghe Artigianali – che è la formula e-commerce per le piccole e medie imprese, oltre che il nostro modo di reagire a una imprevedibilità che abbiamo voluto trasformare in opportunità.
In Botteghe Artigianali crediamo al punto da averci posizionato lo stesso Faberlab con una produzione di mascherine di comunità realizzate con reti da pesca riciclate. Fare bene è anche fare del bene e sostenere, come in questo caso, la produzione locale.
Abbiamo camminato in questo anno di pari passo con le nostre paure, per tradurle in propositività: non è solo il cashback a portare la gente ad acquistare locale. È credere al territorio e alle sue potenzialità a rendere possibile un cambiamento culturale che non significa negazione del globale, ma valorizzazione delle specificità. Con la campagna “Io scelgo te” abbiamo lanciato un messaggio convinto: io scelgo l’impresa, lo faccio con consapevolezza, credo in un territorio e condivido la certezza che il lavoro genera benessere e il benessere è la premessa della buona socialità.
Questa è la nuova normalità, la normalità della convinzione e della resilienza, parola fieramente imprenditoriale e pienamente modellabile sul corpo della nostra associazione e della sua società di servizi. Allo scoccare di ogni Dpcm o Dl, al mutare di leggi, norme e prescrizioni, abbiamo attivato immediatamente la nostra comunicazione e i nostri servizi al nuovo per aggiornare tempestivamente e supportare nel migliore dei modi tutte le nostre imprese.
Tutta la struttura tecnica di Confartigianato Artser, se necessario di notte, di giorno, nei festivi è stata presente sempre con le idee, i servizi, le soluzioni, le interpretazioni. Abbiamo accompagnato le imprese nelle difficili fasi della chiusura e in quelle, complesse, della messa in sicurezza per la riapertura. I medici ci hanno riconosciuto un’evidenza, ovverosia che siamo stati la barriera contro l’avanzata dell’epidemia, con il monitoraggio costante, le precauzioni e l’allestimento di ambienti adeguati a rispettare i protocolli ai quali abbiamo scelto di adattarci con responsabilità. Perché nulla più della responsabilità può rappresentare l’essenza del fare impresa consapevolmente e proattivamente.
Ci siamo battuti contro l’abusivismo di troppi furbetti dell’improvvisazione, soprattutto nel settore benessere, abbiamo alzato la voce contro le sterili politiche dell’assistenzialismo fine a sé stesso, iniettato nelle vene del Paese da decreti ai quali non abbiamo potuto che opporci con la forza del nostro associazionismo.
No alle prebende, sì al lavoro
No a interventi schizofrenici, scanditi dalla paura del movimento e della liberà: vogliamo regole chiare e una visione di lungo respiro.
Dovremo essere noi imprenditori a innalzare il livello del dibattito politico e guideremo la ripresa con le “idee per la ripartenza” che, nel maggio scorso, abbiamo reso pubbliche per accompagnare la messa in moto del mondo del lavoro.
Pensiero e azione, spinta gentile, convinzioni ferme. E unità di intenti, comunità e condivisione: «Nei momenti difficili uniti si fa la differenza». E la visione è la stella polare.
Abbiamo cercato di far confluire tutto questo futuro in uno studio profondo nelle basi e innovativo nelle finalità: “Un nuovo hub della mobilità avanzata, il driver dello sviluppo è la sostenibilità”, messo a punto da The European House – Ambrosetti sulla scia degli “Scenari di futuro” del 2019 e presentato in occasione di un evento online il 4 novembre scorso ad imprese e stakeholder che, in prima fila il comune di Varese, hanno calcato le orme partecipando con questo stesso documento a un bando nazionale destinato alla progettualità avanzata.
Non possiamo che essere orgogliosi dei risultati e soddisfatti della destinazione dell’investimento in pensiero e progettualità. Lo stesso riposto nel manifesto di primavera “Per una nuova normalità”, attraverso il quale abbiamo provato a immaginare una declinazione per la fiducia da dare e da ricevere, la riorganizzazione, la capacità di supportare l’innovazione e la relazione con il territorio.
Persino il bilancio sociale, uno sforzo di trasparenza che festeggia quest’anno il suo primo decennio di vita, è stato rivoluzionato, rimodellato seguendo “Percorsi” di rilancio che considero un contributo sostanziale, e reale, al progresso d’impresa. Nessuno, domani, potrà imputarci disattenzione: ciascuno dei noi ha scritto un pezzetto di quel documento, a dimostrazione che sono la coralità del pensiero, la sinergia delle competenze e la completezza dell’offerta il tratto distintivo della nostra essenza, insieme alla rapidità della reazione e all’eccellenza dell’obiettivo.
Ho in mente IPE, acronimo di Imprese di Provata Eccellenza, e il percorso intrapreso dalla nostra area lavoro con la scuola di formazione Versione Beta per proporre un percorso formativo di elevato livello per certificare l’acquisizione di nuove competenze e rinnovare di biennio in biennio l’aggiornamento, così da portare in dote al cliente qualità, affidabilità, una certificazione autorevole e la preparazione costantemente proiettata al futuro.
Siamo partiti con gli impiantisti precedendo la spinta impressa ad un sofferente settore casa dall’introduzione del super ecobonus 110%, con il quale il Governo spera di risollevare le sorti dell’edilizia e attraverso il quale speriamo di dare almeno tre anni di fiducia a tutti gli operatori impegnati nel comparto.
La settimana per l’energia di ottobre ha schierato Confartigianato Varese con le Confartigianato di tutta la Lombardia nella convinzione che scommettere sulla casa sia scommettere sulla solidità di un bene diffuso: si pensi a quel 70% di patrimonio edilizio bisognoso di riconversione per immaginare quanto importante possa essere un intervento legislativo migliorabile ma utile e, per una volta, impattante sul corpo economico del Paese.
Sono convinto che l’assenza di prossimità non possa interrompere la comunicazione e il dialogo: parlare e ascoltare sono la forza della nostra associazione e, di riflesso, del saper fare che traduciamo nella società di servizi.
Dal mese di aprile ad oggi sono più di cento i live su Facebook e i webinar organizzati per offrire ad imprenditori e comunità spunti, approfondimenti e occasioni formative totalmente gratuite promosse con docenti universitari, tecnici, imprenditori e stakeholder di alto profilo. Gli stessi con i quali abbiamo dialogato sul magazine e sul sito asarva.org che si avvia ad un upgrade fortemente voluto e condiviso.
Nel 2021, l’anno al quale tutti guardiamo con aspettative enormi di rilancio, sarà duro: non nascondiamo l’evidenza, dovremo affrontare con i muscoli e con le idee la rincorsa rapidissima che seguirà alla somministrazione dei vaccini e al ritorno alla normalità che tutti speriamo di guadagnare.
Si sappia sin d’ora che le imprese aspetteranno con pazienza ma non si creda che bastino le suggestioni di alcune promesse a soddisfarci o rassicurarci: vogliamo vedere, studiare e misurarci con un Piano prevenzione e di sviluppo del Paese solido, articolato e sostenibile.
E, a questo, aggiungiamo di combinare politiche serie per cancellare le gravissime ferite inflitte dal Covid al corpo delle nostre imprese.
In molte abbiamo colto una sofferenza profonda nelle risposte ai quattro sondaggi con i quali, in corso d’anno, abbiamo monitorato la temperatura del tessuto economico locale. Un canale di attenzione costante che ci ha permesso di costruire il percorso, di rivedere gli interventi, di immaginare nuovi servizi. E, soprattutto, far sentire con determinazione la voce degli imprenditori che meritano d’essere interlocutori attivi nelle scelte di governo, sia esso locale, regionale o nazionale.
D’altro canto la responsabilità delle imprese è stata sempre all’altezza di un Paese grande e serio come l’Italia: ci è stato chiesto di proteggere la salute, e lo abbiamo fatto fermandoci nel momento più duro e resistendo con le nostre risorse o con gli spiccioli di liquidità, ristori, etc. Ci è stato domandato di mettere in sicurezza i nostri dipendenti e lo abbiamo fatto, ottemperando con investimenti economici anche ingenti ai protocolli nazionali.
In aggiunta abbiamo difeso la rete delle forniture perché, come più volte abbiamo ricordato, pagare i fornitori, metterli in sicurezza, significa proteggere la propria azienda e il suo futuro. Abbiamo ragionato pensando al domani, rivendicando impegni adeguati nella gestione del Mes e attenzione alle risorse che entreranno auspicabilmente nella pancia del Paese attraverso il Next Generation Eu. Non si sbagli ora: la posta in gioco è così alta che lasciar fuori le Piccole e Medie imprese significherebbe condannare il Paese alla perdita di quella linfa della quale si nutre il meglio del Made in Italy. Le imprese, dunque, pagheranno i fornitori puntellando il sistema ma il sistema eviti di disgregare quanto di buono è stato costruito dalla libera impresa.
La riduzione della tassazione locale, operata da Comuni come Varese e Gallarate, ad esempio, è un segnale. Il segnale che, pur nelle difficoltà di amministrazioni prive di fondi e di entrate, la conservazione del tessuto economico viene considerato elemento imprescindibile per la sopravvivenza stessa di città e comuni.
I sindaci, con i quali dialoghiamo anche con franchezza, sanno che la posta in gioco è alta. Sanno che un orario di chiusura posticipato può fare la differenza tra guadagno e sopravvivenza. Considero questa consapevolezza il risultato di anni di vicinanza e racconto della realtà e del bisogno delle aziende.
Questo è ciò che considero il nostro tesoro, un patrimonio custodito nella cassaforte della rappresentanza a favore delle imprese, ma anche una presa d’atto del penso immenso della compenetrazione tra tessuto economico e potere decisionale ed esecutivo. Dialoghiamo e dialogheremo ancora di più con il legislatore ma anche con l’attore della nostra azione quotidiana, l’impresa, alla quale offrire gli strumenti per correre, rigenerarsi, ricostruirsi o rimettersi in carreggiata.
I “racconti” delle storie delle nostre aziende ci stanno restituendo un popolo di imprenditori determinati a non farsi superare dal virus: solo il prossimo anno ci potrà dire chi è stato più veloce, ma di certo noi, nella corsa, ci metteremo gambe, testa, cuore e competenze. Metteremo approfondimenti, spiegazioni, indagini, inchieste, voci autorevoli, spunti non scontati.
Lo faremo perché ciascuna delle due anime che compongono la nostra realtà, rappresentanza e servizi, troverà, nel 2021, la sua dimensione: ci sarà Artser, con il suo sito di servizio, la qualità, la professionalità, l’offerta, la risposta al bisogno.
Ci sarà Confartigianato, la voce dell’impresa, dell’associazionismo, dello stimolo a guardare oltre ciò che ci viene mostrato
Non ci accontenteremo di sapere: alle aziende racconteremo cosa c’è al di là dell’evidenza, come di costruiscono le decisioni pubbliche e come maturano le decisioni più importanti.
Dialogheremo con tutti, diremo la nostra, faremo come sempre proposte per fare crescere a piccola e media impresa.
Perché siamo l’associazione di tutti, l’associazione che dà voce alle categorie, alle comunità di imprese che rappresenta le loro aspettative. E siamo l’azienda che offre soluzioni a problemi che, spesso, neppure noi sappiamo di poter avere.
Il 2020 ha provato frenarci, senza riuscirci. Il 2021 tenterà di farci ripatire, e ce la faremo.