«Mi sento un imprenditore artigiano perché creo con le mani»

A tu per tu con l'artista Ravo che traccia un parallelismo tra pittura e artigianato: «C’è sempre la mano dell’uomo che crea e io l’ho sempre in mente, soprattutto riproducendo l’arte classica. Sento molto viva l’artigianalità nel mio lavoro»

Ravo

Quando un artigiano è un artista? Quando un artista è un artigiano? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Mattoni, in arte Ravo, uno degli artisti contemporanei più conosciuti.

A dicembre è stato in Brasile, invitato dal consolato generale d’Italia, a dipingere “La conversione di San Paolo” su un muro alto 40 metri. A Varese, città di cui è originario, coesistono le sue prime opere, quelle nate nell’illegalità, ad esempio sui muri che costeggiano i binari del treno, e quelle commissionate dalle istituzioni, per l’ospedale, le scuole, il tribunale. La tecnica – ovvero la bomboletta spray - accomuna i primi graffiti e gli ultimi dipinti, quelli ispirati a Caravaggio, Velasquez, Moretto da Brescia, e altri ancora, realizzati con l’obiettivo di rendere l’arte classica a portata di tutti.

«Se ho mai ritratto un artigiano? No, ma ho dipinto oggetti creati da mani artigiane, oggetti di cui ho cercato di rendere la storia, perché guardandoli capivo che erano frutto di impegno e di tecnica – risponde Ravo – Ad esempio, nel Fanciullo con canestro di frutta, che ho realizzato ad Angera, il canestro che ho riprodotto era stato costruito nel 1600 da un artigiano. C’è sempre la mano dell’uomo che crea e io l’ho sempre in mente, soprattutto riproducendo l’arte classica. Sento molto viva l’artigianalità nel mio lavoro».

CON LE BOMBOLETTE

Ravo

Ravo non è nato come artistica canonico. Nel 1995 veniva considerato un outsider per la sua irrefrenabile passione di disegnare con le bombolette spray su qualsiasi tipo di parete. Di quegli anni restano a Varese testimonianze in via Como e in piazza Giovine Italia, nonché sul lungolinea delle ferrovie Nord a Barasso, a Comerio e dopo Malnate. «Non rinnego il mio mondo, è sulla strada che ho imparato a usare la bomboletta spray, uno strumento legato alle carrozzerie delle automobili e utilizzato a fini artistici a New York dalla fine degli anni ’60 – dice Ravo – Il mio percorso è frutto di perseveranza, della dedizione che ho sempre avuto per il mondo dell’hip-hop. Non sono stato compreso all’inizio, ma sono andato avanti e questo mi ha premiato».

Certo ci sono stati momenti bui. «Io lo dico sempre: la cosa che è più importante nel mio percorso sono stati i fallimenti. Senza questi, e le delusioni che ne sono conseguite, non sarei arrivato dove sono oggi. Non si possono avere picchi senza discese. A chi acquista le mie opere su tela dico sempre: “stai comprando i miei fallimenti e quindi gli insegnamenti per rinascere”».

TRADURRE LE IDEE IN COSE CONCRETE

Ravo

Oggi riconosciuto come pittore, Ravo ha un forte legame con la street art, e di riflesso con il contesto urbano, che è fatto anche di attività antropiche. La “cattedrale” dove ha costruito il suo quartiere generale – laboratorio artistico e spazio per eventi -  è un’ex industria di Somma Lombardo. Un luogo, ideato dall’amico Rovelli, dove archeologia industriale e classicismo coesistono.

Dunque, se è vero che un’opera è qualcosa in cui risiede l’impronta di chi l’ha realizzata, un artista è un artigiano? Un artigiano è un artista? «Io quando dipingo mi sento un artigiano perché c’è molto lavoro pratico nel mio mestiere – risponde Ravo - Ricordiamo che gli artisti, un tempo, erano considerati artigiani. Poi i due mondi si sono separati, principalmente a causa del mercato che ha fermato l’artigianato in una sfera di prezzi e fatto schizzare l’arte alle stelle, sopravvalutandola molte volte. E’ una divisione legata al denaro e non al valore. Io rifuggo da questa distinzione, per me il punto è saper tradurre le idee in qualcosa di concreto. Ma nell’arte ci sono tanti artisti che muovono solo le idee come Cattelan e Jeff Koons, che raggiungono quotazioni multi milionarie. Io invece provengo da un altro mondo, quello della street art e dei graffiti, la cui caratteristica è proprio creare con le mani, sempre>.