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L'Europa litiga sul clima: le tasse sulla Co2 mettono a rischio le imprese. Perché non fare come in Svizzera?

L'Europa litiga sul clima: le tasse sulla Co2 mettono a rischio le imprese. Perché non fare come in Svizzera?

TRANSIZIONE ECOLOGICA, LA COMMISSIONE EUROPEA SI DIVIDE
“L’ecologia e l’economia non sono in contrasto”, fanno sapere dalla Ue, ma il negoziato sul clima tra Parlamento e Consiglio (leggi qui l’articolo) si sta già dimostrando complesso. Ne scrive il Sole 24 Ore: “Alcuni sono preoccupati per i costi aziendali legati alla nascita di un nuovo mercato delle emissioni”. Sotto i riflettori:

  • L’anno “0” delle emissioni. Dal 1990 ad oggi la Ue ha ridotto le emissioni del 24%, ma bisogna accelerare se si vuole centrare l’obiettivo finale della neutralità climatica nel 2050.
  • Obiettivo -55% di emissioni nocive. Probabilmente è la tappa più impegnativa: entro il 2030 il taglio complessivo delle emissioni dovrà essere del 55%; per i furgoni la riduzione deve essere del 50%; l’energia rinnovabile dovrà rappresentare il 40% del totale. Al 36% l’obiettivo dell’efficienza energetica.
  • Emissioni “0” per le nuove automobili. E’ l’obiettivo che ha fatto più discutere: entro il 2035 dovranno essere prodotte solo auto con emissioni “0”. Allo stato attuale delle tecnologie disponibili ciò significa esclusivamente l’auto elettrica.
  • Neutralità climatica nel 2050. A titolo di confronto la Cina, al momento il più grande inquinatore al mondo, ha fissato il target della neutralità climatica al 2060.

EUROPA: NUOVE TASSE PER RIDURRE LA CO2. RISCHI PER IMPRESE E FAMIGLIE
Il “Fit for 55”, il piano europeo per il taglio alle emissioni nocive che prenderà il via nel 2026, non piace a tutti. Ne scrive Italia Oggi: “Non piace, per esempio, a quelle imprese che dovranno pagare il conto salato della decarbonizzazione (la riduzione forzata delle emissioni di Co2)”.
Solo alle imprese italiane, l'abolizione dei sussidi di Stato per i combustibili fossili costerà oltre 23 miliardi di euro. L’allarme è scattato anche nel nostro Paese: i maggiori costi del taglio faranno aumentare le bollette (nell’ultimo trimestre +20% causa il prezzo del carbonio a carico delle aziende inquinanti: Ets) su imprese e famiglie, mentre il prezzo della benzina ha fatto registrare un +17,5% rispetto ad un anno fa.
La carbon tax, che vuole colpire alla frontiera le importazioni in Europa di prodotto inquinanti, porterà ad una “Europa verde” i cui prodotti industriali e agricoli non saranno più competitivi nel mondo. “Quanto alle famiglie – prosegue il quotidiano economico – bisogna dire che l’Ets sarà esteso anche a trasporti e abitazioni. Quindi aerei, navi, caldaie inquinanti ed edifici ritenuti non sostenibili sotto il profilo ambientale”. Il dibattito è aperto e la sorte del piano “Fit for 55” è tutta da seguire. Italia Oggi fa una proposta: “Perché non fare come in Svizzera, dove i provvedimenti sulla Co2 sono stati sottoposti a referendum? A sorpresa ha vinto il no”.

IL FONDO CHE SALVA LE GRANDI IMPRESE: SI ATTENDE L’OK DELLA COMMISSIONE UE

Fondo

Su Italia Oggi si legge che “nasce il fondo da 400 milioni di euro per sostenere le grandi imprese in temporanea difficoltà a causa della pandemia. Potranno beneficiarne anche le aziende in amministrazione straordinaria”. Le imprese dovranno occupare un numero pari o superiore a 250 dipendenti e avere un fatturato superiore a 50 milioni di euro, o un bilancio superiore a 43 milioni di euro. Il nuovo strumento erogherà finanziamenti agevolati, rimborsabili in 5 anni. Per accedervi, le imprese “devono accusare flussi di cassa prospettici considerati inadeguati a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate. Nello stesso tempo, devono presentare prospettive di ripresa della propria attività esibendo un piano di rilancio anche a fini occupazionali. Il finanziamento sarà concesso solo a condizione che si possa ragionevolmente presumere il rimborso integrale dell’esposizione a scadenza”.
I finanziamenti dovranno essere usati per “la gestione corrente, la riattivazione e il completamento di impianti, immobili e attrezzature industriali”. Sono escluse dal fondo le imprese del settore bancario, finanziario e assicurativo.