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Tra Parigi e Berlino è guerra sul nucleare, e in Italia arriva il bonus per chi usa beni da riciclo

Tra Parigi e Berlino è guerra sul nucleare, e in Italia arriva il bonus per chi usa beni da riciclo

SCONTRO SULLE ENERGIE “VERDI”: FRATTURA TRA PARIGI E BERLINO
Il nuovo governo tedesco a guida socialdemocratica (che vede il sostegno di Verdi e Liberali) ha disdetto il vecchio accordo sull’energia nucleare che Emmanuel Macron aveva preso con Angela Merkel. E il nucleare si trova ora in bilico “su quella norma che stabilità quali fonti energetiche debbano considerarsi rinnovabili, eco-compatibili”, scrive La Repubblica. Si parla di “tassonomia” ma, in soldoni, si tratta di una divergenza marcata tra Francia e Germania: la prima “spinge per inserire l’atomo tra le fonti green e tra le energie buone, purché utilizzato con le centrali di nuova generazione e con una data limite da concordare. Lo fa, la Francia, per una questione economica: la sua indipendenza energetica si basa proprio su nucleare. La Germania ha prospettive leggermente diverse”. La Commissione europea sta provando ad escogitare una mediazione in extremis tra le due parti, “ma a molti sembra una mission impossible, perché i segnali che arrivano dalla Cancelleria sono spesso contraddittori: la Germania ha chiesto che dalla tassonomia fosse cancellato il nucleare ma non il gas naturale. Una situazione inedita per Bruxelles, che da anni si era abituata alla stabilità e alla linearità germanica”. Per ora, quindi, niente accordo sull’energia.

BONUS A CHI USA BENI DA RICICLO

Riciclo

Si legge su Italia Oggi che “arriva un credito di imposta, pari al 25% dei costi di acquisto di beni e semilavorati derivanti dal riciclo in favore delle imprese e dei soggetti titolari di reddito di lavoro autonomo. Il bonus – fino ad un massimo annuale di 10mila euro per beneficiario e nel limite complessivo di 10 milioni di euro per il 2020 – spetta a condizione che i beni acquistati siano effettivamente impiegati nell’esercizio dell’attività economica o professionale”. Il bonus riguarda: semilavorati e prodotti finiti derivanti, per almeno il 75% della loro composizione, dal riciclaggio di rifiuti o di rottami; compost di qualità derivante dal trattamento della frazione organica differenziata dei rifiuti. Si può ottenere il bonus accedendo alla piattaforma sul sito www.minambiente.it e presentando una apposita richiesta al Ministero della transizione ecologica “entro 60 giorni da ieri (lunedì 20 dicembre 2021), data di attivazione della piattaforma che si trova nella sezione news del sito del Mite. Entro 3 mesi dalla data di presentazione della domanda, il Ministero comunicherà agli interessati il riconoscimento o il diniego dell’agevolazione”.

IMPRESE IN RECUPERO, IL RIMBALZO DEI RICAVI VALE 170 MILIARDI DI EURO
“Un crollo di 230 miliardi di euro. Poi una ripresa di quasi 170, ma per arrivare ad un

Fotovoltaico

recupero pieno occorre attendere il 2022”, scrive il Sole 24 Ore sulla base dei dati dell’ultimo report di Cerved. Rapporto che stima l’evoluzione in Italia dei ricavi nei diversi settori (manifattura, costruzioni, aziende agricole, largo consumo, servizi e distribuzione) nei prossimi anni. Così, “lo smart working continua a sostenere l’area dell’Ict; la moda resta in rosso per il crollo dei viaggi e la riduzione delle occasioni di socialità; la star in assoluto è l’area degli impianti fotovoltaici e delle altre fonti rinnovabili, che raddoppiano il loro valore rispetto al 2019 (85,6%) grazie ai bonus in edilizia. Progressi a doppia cifra anche per l’industria ferrotranviaria (40,1%), la cantieristica (39,5%) e i piccoli elettrodomestici (37,9%)”. Con il cambio delle abitudini di vita, il commercio online fa un 23%; i corrieri e i corrieri espressi un 27%. La situazione peggiore interessa agenzie di viaggio e tour operatori. Ma non sono da meno le industrie seriche, l’editoria, la gestione degli aeroporti, il dettaglio specializzato in abbigliamento o nella cura della persona, le autostrade, i parrucchieri e gli istituti di bellezza.

I SOSTEGNI PUBBLICI HANNO DROGATO L’ECONOMIA: BISOGNA USCIRNE

Banca

Fino ad oggi, le garanzie pubbliche hanno evitato il peggio, ma cosa accadrà – a banche e imprese – quando verranno meno? Si legge sul Sole 24 Ore che “le segnalazioni prospettiche sull’andamento del credito indicano un aumento delle esposizioni da stadio 2: il cui rischio futuro è aumentato”. Secondo i dati dell’Eba “le esposizioni delle banche aumentano soprattutto nei confronti delle Pmi, categoria mediamente più a rischio”. Sono queste ad aver subito il maggior impatto della crisi: nelle realtà italiane e tedesche l’abbattimento del cash flow è stato del 10%. E a segnalare un aumento dello “stadio2” sono le banche di minori dimensioni, “che tendenzialmente prestano alle imprese più piccole”. La situazione potrebbe divenire insostenibile, e per evitare il crac sarebbe meglio “non ritardare l’uscita dai vari provvedimenti di sostegno, sia di vigilanza (classificazioni e accantonamenti), sia governativi (moratorie e garanzie). Perché l’uscita graduale e preannunciata “aiuta gli operatori a prepararsi e le autorità a individuare punti di rischio su cui intervenire in maniera mirata. Serve, anche, un meccanismo di assicurazione dei depositi bancari in piena forma, per rassicurare i depositanti soprattutto delle banche medio-piccole e più fragili”. In ultimo, l’Europa deve completare l’unione bancaria tra safety net e rigorose ristrutturazioni.