Donne e occupazione, l'anno è nero. Confartgianato Artser controcorrente: «Qualità e meriti»

Persi mila posti di lavoro in Lombardia nell'anno del Covid. Viale Milano controcorrente, con 147 dipendenti donne e 68 uomini e assunzioni femminili. Il dg Colombo: «Qualità e peso, ma servono welfare e servizi per invertire la tendenza negativa

Nell’anno nero dell’occupazione femminile – solo in Lombardia si sono persi 41mila posti di lavoro nel periodo luglio/settembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 – Confartigianato Varese e Artser viaggiano in controtendenza, con 147 dipendenti donne e 68 uomini, e 14 assunzioni in quota rosa contro le sei maschili. E anche il mondo delle Pmi conta sempre più donne, specie nell’ambito dei passaggi generazionali in corso.

Spiega il direttore generale Mauro Colombo. «Non solo la nostra è un’azienda a forte trazione femminile – spiega il direttore generale di Confartigianato Varese e ad di Artser, Mauro Colombo – Ma all’interno del nostro Gruppo le donne hanno ruoli importanti, strategici e di peso, a dimostrazione di una tendenza non solo quantitativa, ma qualitativa, e del riconoscimento attribuito al merito, al valore e alla capacità».

Una testimonianza nei fatti, per di più in un settore che ha pagato un dazio salato alla disoccupazione in rosa: quello dei servizi.

UN DIRETTORE DONNA
«Credo nella capacità delle donne e ho una certezza: fino ad oggi non abbiamo avuto un direttore donna ma l’auspicio è che possa succedere nel prossimo futuro». Parole di cemento, quelle di Mauro Colombo, che in questa svolta crede davvero, e non da oggi.

La strada in Confartigianato Varese è in discesa mentre è decisamente in salita fuori.

L’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia ha, infatti, mappato la situazione in riferimento ai dati Istat, certificando che la crisi non ha toccato solo le dipendenti, ma anche le imprenditrici: sono infatti ottomila quelle che nei primi nove mesi dell’anno-Covid hanno sospeso l’attività, andando a ingrossare le fila dell’inoccupazione.

Accanto ai servizi – che perdono 23mila lavoratrici – soffrono anche manifattura (-13mila) e costruzioni (- 7mila) e la causa è riconducibile anche alla contrazione dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro. Il 2020, anche qui, è destinato a restare un anno da bollino nero: in Lombardia sono state 571mila le donne entrate nel mercato del lavoro, 150mila in meno rispetto al 2019.

Un dato che rispecchia l’andamento evidenziato dall’Osservatorio per il mercato del lavoro di Confartigianato Imprese Varese e Artser, che ha chiuso il periodo gennaio/ottobre 2020 con una flessione delle assunzioni femminili del 44,02% (media totale ferma al 40).

Alla voce autoimprenditorialità in Lombardia si contano 179.630 imprese gestite da donne, ci cui 38.869, il 21,6%, artigiane. Di queste ultime, il 14,3% sono gestite da under 35 e il 17,9%, pari a 6.947, sono gestite da imprenditrici straniere. E questo è un dato da tenere sotto i riflettori perché la ripartenza inizia da qui.  

I LAVORI A TRAZIONE FEMMINILE
I tre settori in cui si rileva una maggiore presenza di imprese artigiane femminili (63% delle imprese artigiane femminili) sono “Altre attività dei servizi alla persona”, comprensive dell'area benessere (con 18.302 imprese, 47,1% del totale artigianato femminile), “Attività dei servizi per edifici e paesaggio”, comprensive di imprese di pulizie e sanificazione (con 3.375 imprese, 8,7% del totale artigianato femminile) e “Confezioni di articoli di abbigliamento, confezione di articoli in pelle e pelliccia” (con 2.712 imprese, 7% del totale artigianato femminile). Il primo e il terzo sono tra i settori più colpiti dalla pandemia difatti, seppur i dati 2020 non ci danno reale evidenza degli effetti del Covid-19 sulla realtà imprenditoriale, confrontando i numeri del 2019 con quelli del 2020 si osserva una riduzione delle imprese artigiane gestite da donne di 107 unità per il primo (-0,6%) e di 65 unità per il terzo (-2,3%).

«Le donne, complice la flessione dei servizi, hanno pagato un caro prezzo nel 2020 in termini occupazionali, anche nell’ambito dell’autoimprenditorialità – è l’analisi del dg Colombo – E’ un problema che non possiamo trascurare e sul quale occorre intervenire operando su più fronti: il primo, fondamentale in questo periodo, è quello della conciliazione vita/lavoro, stressata dalla pandemia a causa dei numerosi stop&go del sistema scolastico e della necessità di accudire la popolazione anziana». Per questo, prosegue Colombo, nel corso dell’anno «sono state le più esposte ai rischi sanitari e occupazionali ma, come ho avuto modo di osservare in azienda, anche quelle che hanno saputo affrontare con maggiore lucidità e tranquillità i tanti momenti difficili che abbiamo passato».

Rafforzare welfare e servizi per preservare un valore

IL TERRITORIO FACCIA LA SUA PARTE
Una garanzia di stabilità, professionalità e qualità «che deve essere valorizzata e sostenuta, attraverso un rafforzamento delle politiche di welfare aziendali ma anche, e soprattutto, attraverso un sistema di servizi che assicuri assistenza e sostegno alle lavoratrici: questo deve essere il ruolo di un territorio che si batte per le pari opportunità e che si definisce attrattivo. In alternativa avremo sacche di spopolamento occupazionale e, quel che è peggio, perderemo competenze, saper fare, determinazione e preparazione». Sarebbe, in poche parole, come alzare bandiera bianca e questo nessuno se lo può permettere. In nessuna circostanza, e tantomeno in un periodo critico come questo.

«Nella nostra azienda, abbiamo un livello elevato di competenze femminili e ne andiamo fieri – prosegue Colombo – Inoltre, registriamo un numero sempre maggiore di imprenditrici, non solo nei servizi ma anche nel manifatturiero, che si affacciano alla guida delle proprie aziende soprattutto nell’ambito del passaggio generazionale. Segno di un desiderio di indipendenza e di autodeterminazione da incoraggiare e sostenere». Le scelte, le ricorrenze e la loro importanza, si misurano con i numeri, naturalmente. Ma, soprattutto, con i fatti.

POSTI DI LAVORO FEMMINILE PERSI
POSTI DI LAVORO FEMMINILE PERSI

41MILA

DONNE DIPENDENTI CONFARTIGIANATO ARTSER
DONNE DIPENDENTI CONFARTIGIANATO ARTSER

147

IMPRESE GESTITE DA DONNE IN LOMBARDIA
IMPRESE GESTITE DA DONNE IN LOMBARDIA

 179.630