
Le imprese italiane sono quelle più gravate dalla burocrazia in tutta Europa. Il nostro Paese, infatti, gestisce la quarta spesa pubblica dell’Ue, ma occupa il quart’ultimo posto per qualità dei servizi pubblici e il penultimo posto per fiducia nella Pubblica amministrazione (Pa). Problemi che sotto ritornati in superficie grazie alla tempistica, rigorosa, richiesta dagli interventi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).
LA SPESA SOSTENUTA
A fine 2022 è stato sostenuto il 12,8% della spesa prevista, ma dove la Pa è decisiva per la realizzazione degli interventi del Pnrr - con l’acquisto di beni, servizi e lavori pubblici - la quota si dimezza al 6,1%.
GLI INTERVENTI CON ALMENO DUE ELEMENTI DI DEBOLEZZA
L’eccessiva burocrazia, e una inefficace organizzazione dei processi della PA, stanno pesando in modo decisivo sulla realizzazione del Pnrr. A dirlo è una relazione nella quale si fa sintesi delle criticità segnalate dalle Amministrazioni titolari degli interventi del Piano. Punti critici che determinano rischi di ritardo o di mancato raggiungimento dei target.
Nel dettaglio:
L’IMPATTO DEL PNRR SULLA FINANZA PUBBLICA
Il ritardo dell’implementazione del Piano mette a rischio il sentiero di crescita dell’economia italiana e, di conseguenza, la sostenibilità degli indicatori di finanza pubblica. Secondo le valutazioni del DEF 2023, dal Pnrr è previsto per il 2023 un punto di maggiore PIL rispetto allo scenario base che non considera le spesa del Piano.
L’impulso di maggiore crescita dal Piano nel 2024 è di 1,8 punti, nel 2025 di 2,7 punti e nel 2026 sale a 3,4 punti di PIL.