Artigianato, svolta storica: le imprese potranno crescere senza perdere la propria identità
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia all’Assemblea nazionale di Confartigianato Imprese la riforma della legge quadro del 1985. Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Imprese Varese: «Un passaggio importante. Ma la vera sfida sarà trasformare la libertà di crescere in maggiore produttività e competitività»
La possibilità di crescere senza perdere la qualifica artigiana. È questa la novità più significativa annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’Assemblea nazionale di Confartigianato Imprese, oggi - 28 ottobre 2026 - a Roma.
Dopo oltre quarant’anni, il Governo si prepara a riformare la legge quadro sull’artigianato, la legge 443 del 1985, intervenendo su alcuni vincoli che hanno condizionato lo sviluppo delle imprese del settore.
L’annuncio riguarda anche una disposizione da inserire nella legge di bilancio: le aziende che hanno mantenuto la qualifica artigiana per almeno sette anni potranno, secondo le condizioni previste dalla nuova normativa, conservarla anche aumentando il numero dei collaboratori.
Un cambiamento potenzialmente rilevante per il sistema produttivo italiano e per un territorio come quello varesino, nel quale competenze manifatturiere, specializzazione e cultura del lavoro rappresentano un patrimonio economico consolidato.
Rolandi: «Non basta poter crescere. Bisogna creare le condizioni per farlo»
«Il superamento dei vincoli dimensionali può rappresentare una svolta per molte imprese che hanno capacità, mercato e competenze per svilupparsi, ma che fino a oggi hanno dovuto confrontarsi con limiti normativi non sempre coerenti con la loro evoluzione», osserva Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Imprese Varese.
«Il punto, però, non è soltanto consentire alle imprese artigiane di diventare più grandi. È permettere loro di diventare più competitive. Nel nostro territorio esistono realtà che esprimono elevata specializzazione, capacità di innovazione e qualità produttiva. La loro identità artigiana non può essere misurata esclusivamente dal numero degli addetti».
Per Rolandi, il cambiamento normativo deve accompagnarsi a una trasformazione del modo di fare impresa.
«L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno modificando profondamente l’organizzazione del lavoro. Anche un’impresa di piccole dimensioni può oggi sviluppare capacità gestionali, progettuali e commerciali prima accessibili soltanto a organizzazioni molto più strutturate. La sfida sarà utilizzare queste opportunità per aumentare il valore prodotto, investire sulle competenze e rafforzare il rapporto con i clienti».
Che cosa potrebbe cambiare per le imprese
La riforma annunciata punta a introdurre una maggiore flessibilità nell’organizzazione delle attività produttive, amministrative e gestionali, anche attraverso sedi collocate in territori differenti.
Il principio di fondo è distinguere l’identità artigiana dalla sola dimensione aziendale, mantenendo la centralità del lavoro e delle competenze dell’imprenditore rispetto alla prevalenza del capitale.
Per molte imprese potrebbe significare poter assumere nuove persone, ampliare la capacità produttiva e affrontare mercati più complessi senza dover modificare la propria qualificazione giuridica.
La portata effettiva del cambiamento dipenderà tuttavia dal testo definitivo dei provvedimenti, in particolare dalle condizioni per conservare la qualifica artigiana e dal coordinamento con le normative fiscali, previdenziali e regionali.
Credito, giovani e innovazione: gli altri interventi annunciati
Nel suo intervento Meloni ha richiamato anche il rilancio di Artigiancassa, attraverso una governance pubblico-privata e un fondo iniziale da 50 milioni di euro destinato a sostenere investimenti e progetti di sviluppo.
Sul fronte del ricambio generazionale, è stata illustrata una misura per favorire l’affiancamento tra maestri artigiani prossimi alla pensione e giovani under 35, con un’agevolazione contributiva fino a 3.000 euro annui alle condizioni previste dal provvedimento.
Spazio anche alla tutela delle denominazioni «artigiano» e «artigianale», al sostegno della formazione tecnica e professionale, agli investimenti tecnologici e alla protezione europea delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali non alimentari.
Il Governo ha inoltre ribadito l’impegno sul costo dell’energia, sull’accesso ai mercati internazionali e sugli strumenti per la transizione digitale.
La sfida varesina: più produttività, non soltanto più dimensione

Per Confartigianato Imprese Varese, il valore della riforma andrà misurato soprattutto nella capacità di favorire investimenti e sviluppo.
La crescita dimensionale non è necessariamente l’unico percorso per aumentare la competitività. Automazione, intelligenza artificiale, competenze tecniche e nuove forme di organizzazione possono consentire anche alle imprese più piccole di migliorare la produttività e accedere a mercati più remunerativi.
«Dobbiamo evitare che questa riforma venga letta soltanto come un ampliamento dei limiti dimensionali», conclude Rolandi. «Il suo valore sarà nella possibilità di accompagnare una nuova generazione di imprese artigiane: più organizzate, tecnologicamente evolute, capaci di attrarre giovani e di competere senza perdere il legame con il territorio e con il sapere produttivo che le distingue».
La riforma annunciata apre dunque una prospettiva importante: non cambiare la natura dell’artigianato, ma consentirgli di esprimere pienamente il proprio potenziale economico.
Consigliato per te
