
IL SUPERSALONE DI MILANO RIPARTE DALLA CASA FLUIDA E DALLA SOSTENIBILITA’
La Design Week di Milano si terrà dal 5 al 10 settembre alla Fiera di Rho – anteprima fissata a sabato 4 - con i riflettori puntati sul tema della sostenibilità e della casa. Si legge sul Corriere della Sera che “tutte le aziende, oggi, si pongono il problema del fine vita dei propri mobili sin dall’inizio della loro produzione. Anche perché l’era Covid ha rimesso la casa al centro delle nostre esistenze e la domanda scaturita da nuove e urgenti esigenze ha fatto soffrire in modo decisamente minore il settore dell’arredamento”. Oltre ai cicli produttivi a basso impatto ambientale e alla riciclabilità, il dibattito si sta concentrando sui nuovi modi di abitare: la casa fluida, multifunzionale, che mira a conciliare e armonizzare il relax, il lavoro, la convivialità. Il discorso della casa si collega poi alla trasformazione degli uffici e alla convivenza con il verde.
DATA CENTER, DISPOSITIVI E CLOUD: QUANTO E’ SOSTENIBILE IL DIGITALE?
In fatto di sostenibilità ed energia, il digitale sta diventando un vero problema. Lo scrive il Sole

24 Ore: “L’information technology genera il 4% delle emissioni di Co2 a livello globale, e si prevede che la quota aumenterà di tre volte entro il 2025 rispetto ai livello del 2010”. Una delle questioni più spinose riguarda i data center: consumano dalle 10 alle 50 volte più energia per metro quadrato rispetto a un ufficio tradizionale e sono responsabili dell’1% della domanda mondiale di energia. Le “big tech” annunciano piani per passare alle energie rinnovabili. Sul banco degli imputati anche gli impianti di raffreddamento e i materiali utilizzati per la produzione dei device: il problema del loro smaltimento sta portando alcune grosse imprese produttrici ad offrire telefoni progettati con componenti modulari per poterli riparare più facilmente. Ma la strada è ancora lunga e non senza insidie.
LAVORO, 440 MILA POSTI IN PIU’. MERCATO ANCORA LONTANO DAI LIVELLI PRE-CRISI
Su base annua gli occupati crescono e i posti di lavoro in più sono 440mila. Su base mensile, ad accusare il colpo sono gli autonomi over 35. Lo dice l’ultima rilevazione dell’Istat: da giugno a luglio il tasso di disoccupazione è rimasto al 58,4% e gli occupati sono diminuiti di 23mila unità (-0,1%). La disoccupazione giovanile è del 27,7%, -1,6 punti percentuali. I quotidiani di oggi scrivono che “nella fascia 25-34 anni il tasso di occupazione è del 63%, sui livelli del 2012, ma all’appello mancano 45mila occupati. E 33mila ne mancano nella fascia 15-24 anni e 340mila in quella 35-49 anni. L’unica fascia che cresce (+83mila occupati) è quella tra i 50 e i 64 anni”. A volare sono gli occupati a termine: sono questi a superare il livello pre-crisi di 79mila unità e a sfiorare i 3 milioni avvicinandosi così al record 2019. Le imprese si dimostrano fiduciose: lo dice l’indice Pmi (Purchasing Managers Index) del settore manifatturiero, che passa da quota 60,3 (mese di luglio) al 60,9 di agosto.
DAI SERVIZI ALLE PROFESSIONI, LA RITIRATA DEGLI AUTONOMI

La flessione nel numero degli occupati, -23mila, è dovuta principalmente al crollo del lavoro autonomo, in particolare delle partite Iva con più di 35 anni. “Gli indipendenti, come indicano gli ultimi dati Istat relativi a luglio – si legge sul Sole 24 Ore – sono scesi sotto la soglia dei 5 milioni, in calo sia rispetto a giugno di quest’anno (-47mila, ossia -0,9%) e sia rispetto a luglio del 2020 (-62mila, ossia -1,2%)”. Da inizio pandemia, la contrazione degli indipendenti sfiora le 300mila unità. A soffrire di più sono i settori dei servizi, in particolare alloggi, ristorazione e trasporti per effetto delle prolungate misure restrittive. In controtendenza i servizi alle imprese e le costruzioni. “Il mondo del lavoro autonomo sta diminuendo – prosegue il quotidiano economico – e diminuirà ancora: stiamo parlando di un milione e 150mila autonomi iscritti agli ordini e alle casse e di circa 350mila non ordinistici iscritti alla gestione separata dell’Inps”.