Banche e Pmi: le nuove strategie per il credito nell'era post Covid

Banche e Pmi: le nuove strategie per il credito nell'era post Covid
Credito imprese

La pandemia ha rafforzato il rapporto tra banche e piccole e medie imprese. In un periodo di transizione, ancora difficile da inquadrare bene (bisognerà farlo tra qualche anno) si assiste all’ascesa ancora più prepotente della tecnologia digitale, che permette uno scambio fiduciario quasi immediato grazie anche all’analisi dei dati molto più rapida. Questa è la “fintech”, l'innovazione finanziaria resa possibile dall'innovazione tecnologica, che può tradursi in nuovi modelli di business, processi o prodotti, ed anche nuovi operatori di mercato. 

Un tema complesso come quello di “Credito e Pmi: dalla banca al Fintech, cosa è cambiato dopo il Covid?” era il focus su cui si è basata l’ultima diretta Item.Confartigianto Varese ne ha parlato con due ospiti, Roberto Nicastro, presidente di Aidexa e Antonio Belloni, consulente aziendale. «La pandemia – erano le premesse – ha cambiato i rapporti tra imprese e banche, complice il forte intervento statale. Ma ora che le cose stanno rientrando entro canoni di normalità, come ci si potrà rapportare con la richiesta di credito? Quali strategie attuare? Quali canali attivare?».

«La pandemia – ha chiarito subito Belloni – rafforza certamente la sinergia banche e piccole imprese. Queste ultime devono pagare prima le materie prime, oggetto della scarsa reperibilità dovuta al blocco dei trasporti che influisce sia su tempo sia su prezzo. Proprio quello dei prezzi è un tema importante: bisogna capire se la “botta” più grande arriverà ai consumatori, alle imprese o allo Stato. Contestualmente tante imprese hanno già ordini sulla prima metà 2022 e lavorano di corsa per evaderli». Qui arrivano le banche, che intercettano la necessità di credito e possono fornirlo in modo molto più rapido grazie al digitale».

LA QUESTIONE DIGITALE

Credito imprese

Ma come capire cosa la banca può fare per l’impresa, al di là del mero prestito? «Credo – ha risposto Nicastro – che la banca debba aiutare l'impresa a comprendere le condizioni della bancabilità. Alcuni esempi: è fondamentale guardare più gli ultimi 12 mesi di estratto conto rispetto ai bilanci, guardare i flussi di conto corrente, vedere se l'imprenditore paga puntuale. Quest’ultimo è un bell'indicatore. Il digitale permette di aumentare la produttività piccole imprese. In Italia ci sono 7 milioni di Pmi, anni fa erano 6 milioni. Probabilmente tra vent’anni saranno 8». «Le imprese – ha aggiunto Belloni – si guardino dentro e cerchino di capire le richieste della banca quando chiedono del credito. L'impresa deve esser chiara su progetto, business, risposte. Deve considerare la banca come partner e non più come fornitore”. Proprio il rapporto tra imprese e fornitori è decisivo, e l’intelligenza artificiale può aiutare nelle valutazioni. Come sottolinea il professor Nicastro, la valutazione per un prestito alle piccole imprese può essere basata su dati quantitativi e analitici, analizzati dall’intelligenza artificiale”. La risposta può arrivare in 15-20 minuti.

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