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A motore spento: trasporti e automotive nella stretta delle materie prime

A motore spento: trasporti e automotive nella stretta delle materie prime

L’AUTO ELETTRICA LASCIA A PIEDI IL CETO MEDIO
Secondo un’indagine di Deloitte, «sette consumatori su dieci, in Germania e in Italia, non sono disposti a spendere oltre 500 euro in più per le nuove tecnologie e pretendono che i produttori si facciano carico dei costi restanti da decine di migliaia di euro». L’auto elettrica, o ibrida, interessa il 51% dei consumatori tedeschi e il 69% di quelli italiani. Negli Stati Uniti solo il 31%. Ma la transizione green complica la vita a produttori e consumatori: «Se i costruttori non ridurranno i costi, il rischio di escludere un giorno i ceti medi dal mercato dell’auto esiste. Le tecnologie elettriche sono del 50% più care di quelle a motore termico e, di conseguenza, la transizione verde dovrà essere compatibile anche con le esigenze sociali ed economiche: un’auto da oltre 30mila euro è fuori portata», si legge sul Corriere della Sera. La stessa occupazione nel settore manifatturiero sembra essere sotto attacco: «Liberarsi delle auto a carburante entro il 2035, come proposto dalla Commissione europea, significa portare al collasso l’attuale modello di business dell’industria automobilistica perché il motore dell’auto elettrica è di fatto tutto nella sola batteria e, quindi, il declino della componentistica tradizionale porterà annunci di licenziamenti nei prossimi mesi e anni». Annunci già fatti da Marelli e Bosch.

OMICRON E I PREZZI DEI CARBURANTI: I TRASPORTI ANCORA IN GINOCCHIO

Diesel

Ne scrive La Repubblica: «La nuova e inattesa perturbazione sul settore dei trasporti è una combinazione tra la diffusione della variante Omicron e l’esplosione del costo dell’energia. Dal traffico aereo a quello su strada, la tempesta perfetta non risparmia nessuno». Al 21 gennaio, il prezzo del carburante per i velivoli era in crescita del 15,7% rispetto al mese precedente e del 74% rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre il prezzo del gasolio per il trasporto su strada – in poco più di otto mesi – è passato da 1,247 euro del 18 maggio a 1,647 del 24 gennaio: la crescita è del 33%. Il costo del carburante, per bus e pullman, incide per il 20% ed è la seconda voce di costo totale dopo il personale. La crisi, però, si fa sentire anche sul settore ferroviario: tra il 24 e il 28 gennaio, Trenitalia ha ridotto di poco più del 2% la propria offerta regionale ordinaria: circa 145 treni cancellati su 6.800 corse. Sull’Alta Velocità il taglio è stato di 30 collegamenti su 230 giornalieri.

FERRAMENTA, CALZATURE E ABBIGLIAMENTO: ARRIVANO GLI AIUTI ANTI-COVID
Ne scrivono il Sole 24 Ore e Italia Oggi: «I nuovi indennizzi diretti – con una dote di 200

Ristorante

milioni di euro – puntano in primis al rilancio delle attività economiche di commercio al dettaglio. In particolare, quelle con un livello di ricavi inferiore a 2 milioni di euro». Il requisito per ottenere l’aiuto è di aver sofferto un calo di fatturato di almeno il 30% nel 2021 rispetto al 2019. La percentuale di indennizzo «scende al 50% per chi nel 2019 aveva ricavi oltre 400mila euro e fino a 1 milione di euro; arriva al 40% tra 1 e 2 milioni». Se le richieste saranno superiori alle risorse stanziate, l’aiuto sarà riproporzionato al ribasso. Rafforzato anche il fondo per il settore dell’intrattenimento, servizi matrimoniali, attività ricettive e della ristorazione (Horeca). Qui vengono stanziati 40 milioni «per le imprese che svolgono principalmente attività di catering, bar, caffè, gestione di piscine, organizzazione di feste e cerimonie». Per ottenere gli aiuti è richiesto un calo di ricavi nel 2021 rispetto al 2019 di almeno il 40%. Per sale da ballo, discoteche e locali assimilati rimasti chiusi dal 25 dicembre 2021 al 31 gennaio 2022 c’è anche la sospensione senza sanzioni e interessi dei termini dei versamenti scadenti a gennaio 2022: Iva di dicembre 2021; ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente operate a dicembre 2021 (anche conguaglio 2021); trattenute addizionali Irpef per conguagli di dicembre 2021 per cessazione lavoro dipendente.

PIU’ CHE I TASSI (DEI FINANZIAMENTI) PREOCCUPA IL COSTO DELL’ENERGIA

Soldi

Lo dicono i dati di un’analisi della società Crif. La Repubblica scrive che «nel 2021 il numero delle richieste di credito è diminuito del 14,5% rispetto al 2020, con un picco del -25,3% tra le imprese individuali contro il -7,5% delle società di capitali. Lo scorso anno l’importo medio richiesto è cresciuto del 29,36% rispetto al 2020, per raggiungere quota 105.109 euro, senza grandi differenze tra società di capitali (+24% per un ammontare medio di 139.846 euro) e imprese individuali (+27,3% a 38.464 euro di media)». Questo si deve anche alle garanzie pubbliche per i piccoli importi e alla buona congiuntura, «che ha ridotto le richieste di finanziamenti per gestire le esigenze correnti di cassa e spostato progressivamente l’attenzione verso gli investimenti». Ciò che preoccupa le imprese, quindi, non è l’accesso al credito (le sofferenze sono in calo e il tasso medio sui nuovi finanziamenti è dell’1,29%) ma l’andamento dei contagi e, soprattutto, i prezzi delle materie prime e dell’energia.