
IN ITALIA L’INFLAZIONE ENERGETICA E’ DOPPIA RISPETTO A FRANCIA E GERMANIA
Lo scrive Quotidiano Energia: «In Italia il tasso di inflazione energetica (che include carburante, energia elettrica e gas) registra un aumento del 39% rispetto al +20,6% della Germania e al +20,4% della Francia. A pesare di più, sull’inflazione italiana, è la dipendenza del gas il cui costo medio (si sta parlando del TTF europeo) è salito del 407%, un ritmo oltre quattro volte superiore a quello del gas Usa (+90%) e oltre cinque volte quello del Brent (+73%)». Ad amplificare gli effetti della crisi energetica sono le tensioni ai confini dell’ucraina, che «pongono con forza all’intera Ue il tema della sicurezza energetica e della dipendenza dalle forniture russe». Dipendenza che tiene in scacco proprio l’Italia, perché la Russia è il primo fornitore della Penisola di petrolio greggio e gas naturale con una quota del 20,1% davanti ad Azerbaijan (15,2%), Libia (14,2%) e Algeria (13%). Per l’Italia, inoltre, la quota del valore delle importazioni di gas russo nei primi 10 mesi del 2021 sale al 42%, in aumento di 1,5 punti rispetto al 41,5% dello stesso periodo del 2020. A rischio le esportazioni verso la Russia: tra il 2013 e il 2021 la Ue ha registrato un calo del 23,4%, ma ad essere maggiormente penalizzato è stato il Made in Italy: -29,3%,
STOP MORATORIE: A RISCHIO CI SONO PIU’ DI 700MILA IMPRESE

Caro energia, inflazione e restrizioni causate dalla pandemia ma anche la pressione dei debiti sulle imprese in difficoltà. Si legge su Il Messaggero che «sono 700mila le aziende italiane a rischio insolvenza a causa della mancata proroga delle moratorie sui prestiti bancari. La norma, che ha consentito di congelare le rate di vecchi crediti, è scaduta alla fine del 2021 e il governo non ha proceduto al rinnovo di questo meccanismo che ha evitato moltissimi crac». Per salvare le tante imprese che avevano sospeso le rate di prestiti bancari, per un importo complessivo di 27,1 miliardi, c’è una soluzione: prorogare la proroga a fine giugno. Anzi, ancora meglio sarebbe se i provvedimenti sulle garanzie statali per i finanziamenti si allungassero fino al termine della pandemia. Con l’aggravarsi dei contagi, infatti, potrebbe acuirsi la crisi economica e le imprese non sarebbero in grado di rimborsare i prestiti erogati dagli istituti di credito. In questo quadro, compare l’allarme credit crunch: negli ultimi 12 mesi sono diminuiti di oltre 18 miliardi di euro i crediti alle aziende italiane. E da novembre 2020 a novembre 2021 lo stock degli impieghi delle banche verso le impese è calato del 3%.
LO SPREAD CORRE A QUOTA 160, MA LA BCE FRENA SULL’AUMENTO DEI TASSI
Prima sì e poi no. Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, prende

tempo «su una qualsiasi ipotesi di una stretta monetaria anticipata», scrive il Corriere della Sera. L’inflazione in area euro, a gennaio, è schizzata al 5,1%, ma «più della metà di questa è indotta dal rincaro dell’energia, che può ridurre i consumi e investimenti facendo rallentare in futuro la dinamica dei prezzi. Comunque, l’Europa è lontanissima dal surriscaldamento della domanda come negli Stati Uniti». Fatto sta che da giovedì, dopo la frenata della presidente (che sembrava volesse prepararsi a interrompere gli acquisti di titoli di Stato e alzare il costo del denaro), i rendimenti di tutti i titoli di Stato europei «hanno strappato violentemente al rialzo con lo spread fra Bund tedeschi e titoli italiani a dieci anni a quasi 170 punti». E questo ha portato ad un calo del Ftse Mib di Milano perché «quando lo spread sale, le condizioni di credito delle imprese italiane peggiorano rispetto a quelle delle concorrenti europee». Ora si deve solo aspettare, perché «scacciare il fantasma di un aumento dei tassi ravvicinato, dopo averlo evocato, sarà agevole come rimettere il dentifricio nel tubetto».
NUOVO INTERVENTO DA 5 MILIARDI PER LE BOLLETTE DI PMI E FAMIGLIE

Questo giovedì, forse, in Consiglio dei ministri arriverà «un nuovo Decreto legge per calmierare i costi di luce e gas. Un aiuto mirato per aiutare le categorie più in difficoltà: piccole imprese, o aziende in settori particolarmente danneggiati, e famiglie a basso reddito», scrive La Repubblica. Il nuovo intervento, senza un ulteriore scostamento di bilancio, sarà di circa 5 miliardi. Andrebbe a coprire il secondo trimestre dell’anno e si sommerebbe agli 11 miliardi che il governo ha già messo in campo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Se fosse affermata l’entità, si andrebbe verso i 16 miliardi complessivi. D’altronde, «l’aumento del prezzo dell’energia rischia di avere un costo totale l’anno prossimo superiore all’intero pacchetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza: quindi non è che il Pnrr ci ha messo al sicuro da tutto», ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Nel frattempo, per fare fronte al caro-bollette restano aperte altre due vie: «Le aste Ets per la CO2: tutti i proventi vengano destinati a calmierare gli aumenti. E poi gli extra profitti: c’è già un primo intervento nel decreto Sostegni ter e si sta ragionando su meccanismi non punitivi per le imprese che hanno maturato i profitti».