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Con il Covid calano i redditi al Nord: l'Italia tra cuneo fiscale ed etica finanziaria

Con il Covid calano i redditi al Nord: l'Italia tra cuneo fiscale ed etica finanziaria

IRPEF, LA CRISI DA PANDEMIA HA TAGLIATO I REDDITI AL NORD
Si legge su Il Sole 24 Ore che «nel 2020 la pandemia ha tagliato i redditi nelle regioni del Nord con un’intensità dieci volte maggiore rispetto al Sud: qui la flessione è stata dello 0,15%, cioè 9,53 volte meno intensa di quella registrata al Nord (dove l’imponibile medio è sceso dell’1,45%). A Varese, il calo è stato dello 0,06%». La radiografia offerta dall’Irpef (dichiarazioni 2021 messe a disposizione dal dipartimento Finanze) mostra anche il calo, del 2,19%, dei rediti cumulati dagli italiani. Ben più morbido rispetto alla caduta dell’economia che ha visto il Pil assottigliarsi dell’8,9%. Continua il quotidiano economico: «Lombardia e Toscana accusano la caduta più secca, con una riduzione del reddito medio rispettivamente dell’1,75% e dell’1,96%. Dalla gelata si salvano cinque regioni italiane: Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Basilicata, dove il confronto con l’anno prima si sintetizza in un dato positivo, dal +0,12% della Puglia al +0,78% lucano». Per tali risultati, è determinante la struttura socioeconomica dei territori: i blocchi a ripetizione dell’attività hanno colpito soprattutto autonomi e dipendenti privati. Dipendenti pubblici e pensionati sono rimati al riparo dalla crisi. Infine, un’altra vittima dei lockdown è stato il turismo con il suo indotto: Venezia ha registrato una riduzione nell’imponibile pro capite del 4,36%, facendo quattro volte peggio rispetto alla media nazionale.

DL AIUTI, IL GOVERNO STUDIA IL TAGLIO AL CUNEO PER 1 MILIARDO

Cuneo fiscale

Scrive Il Sole 24 Ore che «anche se il perimetro del Dl Aiuti è già stato sostanzialmente tracciato, al suo interno si potranno inserire nuovi strumenti. Come un nuovo taglio al cuneo fiscale-contributivo con una sorta di “bis” dell’operazione fatta scattare con l’ultima manovra quando, in via sperimentale per il solo 2022, si è decisa una mini-riduzione dei contributi (0,8 punti in meno) esclusivamente a vantaggio dei lavoratori fino a retribuzioni di circa 35mila euro annui, con l’esclusione di colf e badanti». L’esonero contributivo dello 0,8, oggi, si applica a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo di 2.692 euro mensile, maggiorato – per le competenze di dicembre – del rateo di tredicesima. Chi versa un contributo del 9,19%, quest’anno paga un contributo dell’8,39%. Anche le proporzioni dell’intervento dovrebbero essere le stesse: «Si confermerebbe il taglio dei contributi a vantaggio dei soli lavoratori. La sforbiciata peserebbe sui conti pubblici per circa un miliardo di euro».

OK IL CONTO E’ ETICO
Nord Ovest Economia scrive che «oggi si chiamano investimenti sostenibili, ma prima

Banca etica

ancora erano etici. L’universo degli investimenti socialmente responsabili è uno dei capisaldi del quadrante Nord-Ovest composto da Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. E’ un mercato ampio, che va dal no profit ai progetti di impatto sociale, che vale circa 22 miliardi per la macroregione nordoccidentale, incrociando i dati di Banca d’Italia e Istat». E oggi, se non si parla in termini di sostenibilità e impatto sul territorio, il rischio è l’estromissione dal mercato di riferimento: il gas, per esempio, è considerato un investimento socialmente responsabile. E se la voglia di etica non manca, non si comprende al meglio di cosa si stia parlando: «E’ questo che ritiene il 72,1% dei residenti nel Nord-Ovest». Cruciale, infine, è il cosiddetto “Impact Investing” che comprende housing sociale, servizi di welfare, servizi educativi, foreste e agricoltura sostenibile, energie rinnovabili e microfinanza. Ma altro elemento di notevole sviluppo sono gli investimenti derivanti dal 5xMille. Insomma, la commistione fra etica, investitori istituzionali e risparmiatori individuali è profonda. E a giocarsi la partita saranno le risorse delle singole Regioni con i fondi del Pnrr.

RINNOVABILI MON AMOUR: CHI METTE LA ZAVORRA AL SALTO NEL “VERDE”

Fonti rinnovabili

«Il governo spinge e semplifica; le Regioni frenano e rinviano; le Sovrintendenze, anche quella nazionale, dicono nove volte su dieci no», scrive il Corriere della Sera. Che entra nel merito degli ostacoli al potenziamento delle fonti rinnovabili: «Pale eoliche bloccate anche in alto mare e pannelli fotovoltaici che coprono presunti reperti: accanto a progetti che vengono faticosamente approvati, ve ne sono molti altri che le Regioni, per il timore di avere la rivolta delle comunità interessate, tendono a respingere o a rinviare». E’ il caso della nuova diga foranea di Genova, del nuovo parco eolico offshore in Sicilia, dell’impianto fotovoltaico all’interno dell’area industriale di Porto Torres in Sardegna: tutto respinto. Altri nodi da sciogliere riguardano, poi, «la sostenibilità economica delle iniziative private e la fissazione dei prezzi, perché l’80% del bilancio di un operatore medio è costituito dagli incentivi, cioè pagato dai contribuenti: è ovvio che si rischi di produrre una forma di imprenditoria passiva». Quindi, occorre garantire una maggiore concorrenza, valutare meglio i costi di interconnessione degli impianti e affrontare il tema degli accumuli di mercato. Per capire quale sarà il costo che la comunità sopporta e sopporterà per accelerare la transizione ecologica.