
L’ITALIA SENZA GAS RUSSO: IMPRESE CHIUSE, TELELAVORO, RAZIONAMENTI
Quali le conseguenze per imprese, uffici e abitazioni italiane se dovesse mancare il gas russo? Ne scrive Il Fatto Quotidiano sulla base del rapporto della Fondazione Eni “Enrico Mattei”: «Se le forniture dovessero interrompersi per almeno un anno, il prezzo medio dell’elettricità aumenterebbe in media di circa 150 euro per megawattora rispetto ai già altissimi prezzi attuali (poco sotto i 250 euro)». Senza gli approvvigionamenti da Mosca, a disposizione del sistema gas italiano rimarrebbero 58,8 miliardi di metri cubi, «ben al di sotto dei 70 miliardi di domanda prevista da oggi a marzo 2023. Anche attuando tutte le possibili misure di emergenza, massimizzando le importazioni e attivando gli strumenti di solidarietà europea, saremmo di fronte a un ammanco di gas fra gli 8,9 e i 10,5 miliardi di metri cubi». Parlando di gas per riscaldamenti e cucina, e di quello che serve alle imprese per lavorare, l’ammanco rappresenta circa il 20% della domanda di questi settori (rispettivamente, circa 34 miliardi di metri cubi e circa 15). Anche calcolando che molte imprese a quei prezzi (390/400 euro per MWh) «smetterebbero di produrre, l’unica soluzione immediata sarebbe quella di razionare anche l’elettricità, con distacchi programmati, per ridurre ulteriormente il consumo termoelettrico di gas». Inoltre, ci sarebbero chiusure degli uffici, telelavoro strutturato, riduzione della domanda di riscaldamento di edifici commerciali e luoghi di lavoro.
OK AL DECRETO ENERGIA: AL VIA IL TAGLIO DI 30,5 CENT PER LA BENZINA

La Repubblica scrive che «è operativo da martedì pomeriggio lo sconto su benzina e gasolio da 30,5 centesimi al litro (25 centesimi più l’Iva al 22%). Il taglio per il Gpl, invece, è di 10 centesimi». Vediamo nel dettaglio le misure introdotte nel Decreto:
ENERGIA, CREDITI A TRE CESSIONI
Sono stati introdotti nuovi crediti di imposta da 1,56 miliardi per le imprese, validi sul

secondo trimestre. Alle aziende energivore e gasivore viene alzato di 5 punti il credito in vigore (25 e 20%). Alle altre imprese è concesso un credito del 12% per l’acquisto di energia e del 20% sul gas. Tutti i crediti sono riconosciuti a fronte di costi energetici aumentati del 30% e sono fruibili entro il 31 dicembre 2022. Inoltre, «possono essere ceduti unicamente per intero – si legge su Italia Oggi – e per un massimo di tre volte, di cui una libera a qualsiasi tipo di soggetto compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari e ulteriori due volte “vincolate”, ovvero solo se effettuate a favore di banche e intermediari finanziari iscritti all’albo previsto dall’art. 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. La cessione deve rispettare i vincoli anti-frode: sui tre trasferimenti ci deve essere, infatti, il visto di conformità».
IL PIENO A VARESE ORA COSTA MENO CHE IN CANTON TICINO

Si legge su La Prealpina che «martedì mattina, la benzina e il gasolio sfondavano ampiamente i 2 euro. Poche ore dopo, nel pomeriggio, la prima era scesa attorno a 1,80 euro al litro, mentre il diesel è piombato a circa 1,85 euro: sono gli effetti dei tagli decisi dal governo». E per la prima volta da decenni, fare il pieno nel Varesotto costerà meno che in Canton Ticino. «La riduzione delle accise sui carburanti e quindi del loro prezzo di vendita – continua il quotidiano – ha una doppia valenza sul nostro territorio perché qui, oltre ai prezzi esorbitanti, i distributori subiscono da sempre la concorrenza della vicina Svizzera, anche a seguito della sospensione della Carta sconto carburante». Lo Stato, però, non ha ancora comunicato ai benzinai se verranno rimborsati i litri di carburante acquistati al vecchio prezzo.