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Export e guerra: il 90% delle imprese soffre il rialzo di energia e materie prime

Export e guerra: il 90% delle imprese soffre il rialzo di energia e materie prime

Le imprese esportatrici sono le più colpite dal conflitto tra Russia e Ucraina. Lo dice l’ultimo report realizzato dal Centro Studi Tagliacarne per Sace: il 19% del campione – 3.000 aziende manifatturiere con un numero di addetti tra 5 e 499 – afferma che la guerra sta avendo un impatto elevato sul proprio business contro il 14% di imprese che si rivolgono solo al mercato interno. Ma l’export resta una leva fondamentale per la crescita delle realtà aziendali a tal punto che, nel caso in cui la guerra troverà una graduale risoluzione, il valore delle esportazioni italiane di beni crescerà quest’anno del 10,3%, continuando a registrare un andamento positivo anche nel 2023 (+5,0%). A quel punto si raggiungeranno quasi i 600 miliardi di euro, e l’Italia sarà in grado di mantenere invariata la sua quota di mercato a livello mondiale.

Cosa sta accadendo alle imprese?

  • Un’impresa su cinque registra riduzioni delle vendite oltre confine
  • Per quasi il 90% delle imprese esportatrici, la prima difficoltà è data dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. Un problema, questo, sentito in egual misura dalle aziende che non esportano
  • Il 54% mostra problemi di approvvigionamento delle materie prime (contro il 48% delle altre)
  • Il 19% vede il vero ostacolo nella fornitura di energia (contro il 16%)


Gli effetti della guerra sui diversi settori
Sono cinque gli ostacoli che stanno mettendo a dura prova le imprese di tutti i settori. Alcuni, però,

Elettricità

risentono di questi shock in modo particolare rispetto ad altri:

  • Aumento dei prezzi delle fonti energetiche: colpisce 9 imprese su 10 del settore food e il 90% delle imprese del settore moda e arredamento. L’89% delle grandi imprese, contro l’84% delle piccole, soffre particolarmente questi aumenti
  • Aumento dei prezzi delle altre materie prime e dei semilavorati
  • Problemi di approvvigionamento delle fonti energetiche: preoccupa 1 impresa alimentare su 5
  • Problemi di approvvigionamento delle altre materie prime e semilavorati: interessa in particolare la filiera dell’automotive (55%). Le grandi imprese assorbono meglio l’impatto perché possono contare su una rete di subfornitura diversificata a livello globale
  • Riduzione delle vendite


Le imprese e gli strumenti per rilanciare la competitività

Pnrr

Per fare fronte ai contraccolpi della crisi energetica e delle tensioni mondiali, le attività imprenditoriali fanno leva su progettualità e pianificazione: il 21% delle imprese esportatrici si è attivato per utilizzare le risorse del Pnrr (contro l’11%); il 18% lo farà (contro il 12%) e investirà in processi green nel triennio 2022-24.

  • Il 62% dichiara di avere strumenti per far fronte a possibili scenari di crisi, tra i quali l’aumento dei costi delle materie prime, contro il 54% nel caso delle non esportatrici
  • Il 56% quantifica le possibili perdite in caso di interruzione della catena di fornitura prevedendo strategie di contrasto, contro il 49% delle “non esportatrici”


Nonostante tutto, il Made in Italy avrà spazi importanti
Eppure, nonostante le instabilità geopolitiche ci sono ancora mercati dove il Made in Italy non solo

Messico

potrà ricavarsi spazi importanti di crescita, ma si potrà dimostrare addirittura vivace:

  • Dubai (con l’Expo), gli Emirati Arabi Uniti (con il piano di investimenti pubblici) e l’Arabia Saudita (con “Vision 2030”) offrono occasioni importanti di vendita
  • Messico e Colombia: apparecchi elettrici, mezzi di trasporto, chimica e agroalimentare. Le nostre aziende potranno cogliere opportunità di fornitura integrandosi con le catene di approvvigionamento delle imprese nazionali
  • Cina: le potenzialità di mercato restano invariate
  • Vietnam: industria tessile e lavorazione di cuoio e pelli
  • India: chimica e farmaceutica. Nuova Dehli rappresenta anche uno dei mercati alternativi per il rifornimento strategico di alcune materie prime per le imprese italiane, come ad esempio argilla, ghisa, ferro e acciaio
  • Stati Uniti: meccanica strumentale e apparecchi elettrici grazie alla spinta alla transizione energetica
  • Spagna: meccanica strumentale e apparecchi elettrici


Più elevata è l’esposizione internazionale, più alto l’impatto della guerra sul business
L’impatto del conflitto sull’andamento dell’attività imprenditoriale sale al 21% nel caso di aziende a partecipazione straniera. Gli effetti negativi percepiti risultano, in ogni caso, maggiori tanto più elevato è il grado di apertura internazionale che passa dal 18% nel caso delle imprese con un ridotto livello di export al 22% di quelle con una presenza più consistente sui mercati stranieri.