Food, moda, legno e metalli fanno volare del 5% l’export Made in Italy
La crescita poco brillante dell’economia cinese, l’aumento dell’inflazione, la difficoltà nelle forniture di gas e il conflitto in Ucraina rallentano il commercio internazionale. E le performance delle imprese si fanno meno esuberanti: dopo un aumento del 4,3% nel 2022, il Fondo monetario internazionale prevede una frenata (+2,5%) nel 2023.
Il Made in Italy fa la sua parte. E la fa bene. Soprattutto per quanto riguarda i prodotti no energy: l’export sale del 6,2% per i beni di consumo, mentre la flessione interessa i semilavorati (1,7%) e i beni strumentali (2,8%). L’export di alimentari, moda, mobili, legno, metalli, gioielleria e occhialeria aumenta del 5%: un risultato che supera ampiamente la media dell’export a +0,9%.
Nonostante un contesto geopolitico particolarmente tumultuoso, le piccole e medie imprese continuano ad avere come faro l’internazionalizzazione. Puntare su questa significa dare il via ad un percorso di crescita e ad una strategia che possa diversificare i rischi insiti nei mercati. Una crescita che, in altri settori, si fa ancora più dinamica:
Mezzi di trasporto registrano +14,3%
farmaceutica arriva +8,4%
Computer ed elettronica +6%
Vetro, ceramica e cemento +4,2%
Bevande 3,9%
Carta +3%
Prodotti chimici +0,4%
Negativo l’export di apparecchiature elettriche (-1,1%), gomma e materie plastiche (-3,0%), metallurgia (-5,5%), macchinari e apparecchiature (-6,0%) e autoveicoli (-7,4%).
Le piccole e medie imprese, però, devono tenere l’attenzione alta perché sono chiamate a confrontarsi con nuovi mercati de-globalizzati e con i costi delle materie prime, che influiscono ancora in modo più che mai determinato sulla riduzione dei margini della produzione.
Quali nuove strategie possono aiutare le Pmi a rafforzare la propria vocazione all’export?
Cambiare strategia. Per evitare una riduzione della propria competitività, le Pmi devono puntare ad una diversificazione dei mercati, alla semplificazione delle catene del valore e alla promozione di energie alternative. A questo si deve aggiungere la trasformazione digitale dei processi e delle strutture
E-commerce. Le piattaforme digitali, oggi, si sono trasformate per molte aziende in un vero mercato. Alcuni studi di settore rivelano che il commercio elettronico, nel B2B, ha generato nel mondo un volume di affari che supera i 12 milioni di dollari. Nel 2027, la cifra salirà a 21 milioni. In Italia, inoltre, sono già 18mila le Pmi che vendono su Amazon e che nel 2020 hanno registrato vendite all’estero per più di 600 milioni di euro e venduto più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma
Cambiare gli alleati commerciali. Nel prossimo futuro, probabilmente, importatori e distributori tradizionali delle imprese diventeranno meno strategici. A guadagnare posizioni saranno, invece, i partner presenti nel segmento logistico. Gli stessi servizi finanziari subiranno un mutamento dettato, soprattutto, dalla digitalizzazione e da piattaforme che aumenteranno i propri servizi per garantire semplicità, trasparenza e costi ridotti nelle transazioni internazionali
Essere più forti in Italia per conquistare nuovi mercati. Spesso, una piccola impresa che si è affermata sul mercato domestico ottiene buoni risultati anche all’estero. E questo perché è stata in grado di accumulare risorse che le hanno permesso di pianificare uno sbarco sui nuovi mercati con maggiore solidità e sprint competitivo. Più si è forti e più il processo di internazionalizzazione appare agevole perché si hanno i mezzi per sostenere investimenti e costi fissi
Azioni a lungo termine. Il processo di internazionalizzazione non è immediato. Anzi, il profitto potrà essere massimizzato nel medio-lungo termine. E’ per questo che esplorare i mercati esteri richiede la capacità di sopportare ritorni non immediati
Confrontarsi con chi ce l’ha già fatta. Guardare a chi è più “bravo”, anche se non è presente sul nostro territorio, stimola azioni e piani di intervento. Chi ha saputo proporre soluzioni creative a problemi emergenti, chi ha messo a punto nuovi prodotti, servizi e strutture e chi ha affermato modi di pensare innovativi è sempre un ottimo esempio
Specializzarsi è meglio. Seguire le mode non sempre è un atteggiamento vincente, per questo è meglio specializzarsi in un prodotto o servizio che cambiare del tutto la propria strategia
Innovare. Questo vale anche per chi opera in settori considerati tradizionali e maturi. L’impresa solida riesce a cogliere ottime opportunità anche in ambiti dove tutto sembra già essere stato inventato. L’importante è non fermarsi mai
La qualità del Made in Italy. E’ e rimane un punto di forza per le nostre imprese perché è sinonimo di alta qualità e di cura dei dettagli. Non sempre crescere in dimensione significa crescere sul piano della creatività e di una produzione unica e customizzata
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