
I costi energetici pesano ancora sulle imprese che più usano l’elettricità e il gas, le esportazioni frenano, la stretta monetaria della Bce fa aumentare il costo del credito e rallenta l’erogazione dei finanziamenti: a marzo 2023 i prestiti alle micro e piccole imprese segnano un calo del 4,4% (-3,1% nel 2022). Uno più uno fa due, e il risultato non piace all’economia italiana che, di fronte alla somma delle tante crisi, vede un serio indebolimento dei settori manifatturieri. Eppure, le nostre imprese reggono ancora una volta il colpo: l’occupazione cresce, il turismo ha il vento in poppa, gli investimenti resistono. Ma ad ogni buona notizia sembra debba corrisponderne una cattiva: la Banca d’Italia comunica che, per il triennio 2023-2025, il prezzo del gas europeo rimane su livelli strutturalmente più elevati rispetto a quelli precedenti il 2021.
IL MANIFATTURIERO IN DISCESA
I dati, che si riferiscono ad aprile 2023, registrano una flessione congiunturale dell’indice della produzione manifatturiera: il calo dura da quattro mesi e registra una perdita dell’1,6%. Volgendo lo sguardo all’andamento annuale, le cose non migliorano: nei primi quattro mesi del 2023 la flessione è del 2%. Risultato che si ottiene dal calo del 6% nei settori energivori e dalla tenuta degli altri settori (+2%).
LE MPI ITALIANE E LA MIGLIORE PERFORMANCE IN EUROPA
Sono 33 i settori nei quali la produzione cresce con una performance migliore dell’Eurozona e degli altri maggiori paesi produttori: Germania e Francia. In questi comparti si contano 471mila addetti - pari al 51,3% - che lavorano nelle micro e piccole imprese, a fronte del 47,7% dei restanti settori manifatturieri. In particolare, 11 settori (338mila addetti, il 69,7% del totale) registrano un aumento di produzione ad un tasso superiore a quello degli altri maggiori Paesi europei manifatturieri.
I SETTORI AL TOP
Nel dettaglio, rispetto ai risultati ottenuti dalle imprese nell’Unione economica e monetaria (Uem), i settori nei quali le Mpi italiane si distinguono sono:
IN CALO L’EXPORT MADE IN ITALY
Il mese di aprile, quest’anno, registra anche una diminuzione dell’export del Made in Italy: su base annua il calo del valore economico è del 5,4%, mentre i volumi raggiungono addirittura la quota del 10,3%. Se si guarda al primo quadrimestre 2023, la flessione è del 2,9% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente.
Sulla frenata delle vendite del made in Italy pesa la recessione dell’economia tedesca: nei primi tre mesi del 2023, il volume delle esportazioni verso questo Paese è sceso del 4,8%. Una contrazione preoccupante, a maggior ragione se rapportata ai mercati Ue (la flessione è dell’1%) ed extra Ue dove, invece, si registra una crescita dell’1%. Ma il segno negativo interessa anche altri due mercati importanti per l’Italia: la Svizzera (il volume esportato scende dell’8%) e gli Stati Uniti (-3,2%). Performance positive, invece, per quanto riguarda i mercati spagnolo (+0,4%) e francese (+0,1%).
BENE L’OCCUPAZIONE E GLI INVESTIMENTI
Il lavoro dipendente, a tempo indeterminato, consolida l’aumento dell’occupazione. E il turismo recupera con una salita del 36,8%, nei primi tre mesi del 2023, grazie al forte traino delle presenze straniere (+58,3%). Inoltre, nonostante l’aumento del costo dei prestiti (281 punti base, in dodici mesi, su quelli fino a 250mila) e le incertezze date dalla guerra tra Russia e Ucraina, nel primo trimestre 2023 gli investimenti, in Italia, salgono con un ritmo superiore alla media dell’Eurozona. Un loro rallentamento non è scongiurato, mentre a risalire saranno gli investimenti pubblici, grazie agli interventi del Pnrr.