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Green pass: via i colori e poche deroghe. Poi, il digitale nelle Pmi: banda larga al top

Green pass: via i colori e poche deroghe. Poi, il digitale nelle Pmi: banda larga al top

GREEN PASS, DEROGHE PER EDICOLE E TABACCAI
Ne scrive il Corriere della Sera partendo dalla richiesta delle Regioni di “modificare il sistema dei colori per scongiurare nuove chiusure”. Il governo sostiene che “le regole verranno modificate e alleggerite molto presto”.

  • Negozi e deroghe. Poche le deroghe all’obbligo di mostrare il green pass base. I negozi esentati saranno gli alimentari, le farmacie, le edicole e i tabaccai. No, invece, ai fiorai, a chi vende vestitini per i neonati, alle profumerie e ad ogni altra “attività commerciale che non sia ritenuta strettamente necessaria”. E’ possibile vengano inserite altre eccezioni, ma sempre limitate e solo se indispensabili ad “assicurare il soddisfacimento delle esigenze essenziali e primarie della persona”. La certificazione verde, invece, sarà richiesta anche per pubblici uffici, servizi postali, bancari e finanziari. All’interno del governo, però, si sta assistendo ad un braccio di ferro tra chi difende la strategia del rigore e chi, invece, vorrebbe estendere le deroghe ad una trentina di attività. Quelle comprese nell’allegato 23 del governo Giuseppe Conte.
  • Parrucchieri e barbieri. Dal 20 gennaio al 31 marzo scatta l’obbligo del green pass base per andare dal parrucchiere, dal barbiere e nei centri estetici.
  • Mascherina Ffp2. Obbligatoria per salire su autobus, metropolitane, treni regionali e a lunga percorrenza, aerei e navi.
  • Green pass rafforzato. Dal 10 gennaio, chi non è vaccinato non può accedere a bar, ristoranti, cinema, teatri, sale da concerto, alberghi, piscine, palestre, stadi, palazzetti, musei, mostre, spogliatoi, centri benessere e termali, sale gioco, sale scommesse e casinò.

DIGITALIZZAZIONE DELLE PMI A PICCOLI PASSI

Banda larga

A misurare l’evoluzione delle prestazioni digitali negli Stati membri dell’Ue, dal 2015, è il Digital Economy Society Index (Desi). Ne scrive Il Giorno, partendo dai dati Istat: “Nel 2021, il 60,3% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale (56% la media Ue27, ma fanno peggio di noi le Pmi tedesche con il 59% e quelle francesi con il 47%). Il target europeo 2030 è del 90%”. Per tutte le imprese, lo strumento più importante è la banda larga: il 78,3% utilizza una connessione almeno pari a 30 Mbit/s. Però, per troppe Pmi (il 67%, oltre una su tre) non è un punto di partenza, ma il solo e unico step nella digitalizzazione. Nel 2021, però, le piccole e medie imprese italiane hanno dato un’importante accelerazione ai servizi di cloud di livello intermedio o sofisticato (52% contro la media Ue27 del 35%) e all’utilizzo di almeno due social media (27%; +10 punti percentuali dal 2017). L’adozione di software passa invece dal 37% del 2021 al 32%. “Il comportamento delle imprese è stato valutato rispetto a 12 caratteristiche specifiche nell’adozione dell’ITC”, prosegue il quotidiano. L’80% delle imprese con almeno 10 addetti ne utilizza fino a 6, e si colloca ad un livello “basso” o “molto basso”. Il restante 20% adotta almeno 7 delle 12 funzioni. Infine, il 6,2% delle imprese italiane ha dichiarato di utilizzare sistemi di Intelligenza Artificiale legate a specifiche finalità aziendali.

SUPERBONUS 110%, I PREZZI LI FA UN PRIVATO. CHE FA COMODO A TUTTI
Si legge sul Corriere della Sera che “sul listino prezzi dei materiali da utilizzare per

Superbonus

usufruire del Superbonus c’è scritto tipografia del Genio Civile”, anche se questo non esiste più dal 1972. I prezziari sono definiti, invece, dalla Dei. Una società privata che nella ragione sociale ha inserito quel “Genio Civile per vendere meglio i suoi manuali per l’edilizia. I listini, nella loro versione elettronica, permettono la compilazione automatica dei preventivi: l’abbonamento annuale online può arrivare a costare fino a 3.200 euro. La Dei è un monopolio su cui lo Stato non esercita alcun controllo”. Secondo alcuni professionisti, “i listini Dei non espongono prezzi spropositati per le singole voci, ma è la loro struttura che permette di alzare i prezzi quando si redige un preventivo. Il listino Dei però è autorizzato dallo Stato, e lo Stato non può contestare il prezzo finale che va a rimborsare”. Inoltre, “il prezziario della Dei comprende ogni possibile voce e nel momento in cui lo adotti sai che lo Stato non avrà nulla da obiettare. In un mercato sano, ai prezziari si applica sempre lo sconto, ma se l’Agenzia delle Entrate rimborsa prezzi più alti della media nessuno ha interesse a chiederlo”. Inoltre, qualche professionista calcola almeno nel 10% la spesa in eccesso da parte dello Stato dovuta a un meccanismo di calcolo non calmierato: “Sui 16 miliardi di euro già spesi, se ne sarebbero risparmiati due”.