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Il caro-tassi aumenta il costo del credito alle Pmi di 7,5 miliardi: serve una finanza innovativa

Il caro-tassi aumenta il costo del credito alle Pmi di 7,5 miliardi: serve una finanza innovativa

Il costo del credito sale, gli investimenti scendono e le imprese si inceppano togliendo risorse indispensabili alle tre transizioni – demografica, digitale e green - che, oggi, devono essere affrontate con determinazione per mettere in sicurezza l’economia italiana. E non solo. Inoltre, in una prospettiva di elevata complessità nella gestione della leva fiscale sarà decisivo il sostegno agli investimenti che arriva dal PNRR.

CONTINUA L’AUMENTO DEL COSTO DEL CREDITO
Dando un’occhiata al confronto internazionale, in Italia l’indicatore del costo del credito bancario per le imprese è del 5,13%, 20 punti base maggiore dell’Eurozona (4,93%). E la Germania segna addirittura un 5,23%. Al di sotto si trovano la Spagna il 4,74% e la Francia un 4,46%. Più marcata, nel nostro Paese, anche la crescita dei tassi: aumento di +357 punti base in dodici mesi, a fronte del +314 punti base dell’Eurozona. Negli altri maggiori paesi il caro tassi è più contenuto e registra +319 punti base in Germania, +307 punti base in Spagna e +283 punti base in Francia.

SOFFRONO I BILANCI DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Sulla base delle tendenze dei tassi rilevati a luglio, si calcola in Italia un maggiore costo su base annua sul credito erogato alle piccole e medie imprese (fino a 50 addetti) di 7.470 milioni di euro. A livello regionale, l’impatto maggiore della stretta monetaria lo si registra in Lombardia con 1.792 milioni di euro di maggiore costo per le imprese. Seguono il Veneto con 788 milioni, l’Emilia-Romagna con 745 milioni, il Lazio con 625 milioni, il Piemonte con 564 milioni, la Toscana con 524 milioni, il Trentino-Alto Adige con 421 milioni. L’impatto minore si ha in Valle d’Aosta (21 milioni) e Molise (19 milioni).

LA FLESSIONE DEGLI INVESTIMENTI
Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, il 14 settembre, ha deciso il decimo rialzo consecutivo dei tassi di interesse e l’aumento complessivo è, ad oggi, di 450 punti base. Così nel secondo trimestre 2023, dopo la revisione dei conti nazionali, gli investimenti fissi lordi in Italia registrano una flessione dell’1,7% rispetto al trimestre precedente. La Francia, con il -0,1%, è in stagnazione mentre la Germania registra un aumento dello 0,4% e la Spagna dell’1,9%. I presagi futuri non tranquillizzano gli imprenditori: la Nota di aggiornamento al DEF 2023 pubblicata a fine settembre, infatti, revisiona al ribasso l’aumento degli investimenti dell’economia italiana, portandolo al +3% dal +3,4% previsto nel DEF di aprile.

LE IMPRESE FRENANO
La quota di imprese che ha investito nei vari ambiti della trasformazione digitale è scesa di 1,2 punti percentuali rispetto al 2021, mentre si è ridotta di 0,8 punti la quota di imprese che ha investito in tecnologie a maggior risparmio energetico e minor impatto ambientale.

LE PROPOSTE DI CONFARTIGIANATO
Secondo Marco Granelli, presidente di Confartigianato, serve:

  • Una spinta all’innovazione dei tradizionali servizi (come le convenzioni bancarie) e della garanzia pubblica e privata
  • Un rilancio del ruolo dei Confidi
  • Una sperimentazione sulle nuove forme di organizzazione dell’incontro tra risparmio e investimenti, in particolare negli ambiti fintech e di nuova finanza
  • La riforma del Fondo centrale di garanzia, che deve recuperare in modo strutturale la sua funzione di sostegno a quelle imprese che incontrano le maggiori difficoltà nel rapporto con il canale bancario
  • Un intervento diretto del pubblico, che possa intervenire a supporto delle micro e piccole imprese con un mix di strumenti di incentivazione e di credito agevolato, ispirato ad un’efficace azione di programmazione delle politiche di sostegno all’impresa diffusa