
IL SUPERSALONE GUIDA LA RISCOSSA DEL PAESE: C’E’ TUTTO IL CORAGGIO DELLE NOSTRE IMPRESE
C’è frenesia, ci sono aspettative inimmaginabili, c’è fiducia da parte delle imprese e dei buyer. Il Supersalone, così è stato battezzato il Salone del Mobile di Milano che si è aperto ieri domenica 5 settembre, vede la presenza di 425 brand distribuiti nei quattro padiglioni della Fiera di Milano-Rho, i Paesi ospitati sono 120 e 1900 il numero dei progetti esposti. Ne scrivono tutti i quotidiani di oggi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiamato all’inaugurazione del Salone, ha detto che “questa occasione, che raccoglie coraggio di impresa, creatività, fantasia e cultura è di straordinario significato, in questo momento, per il rilancio e la ripresa del Paese”. L’Italia, infatti, con il Salone del Mobile si proietta verso i mercati internazionali e sollecita il mercato interno a riprendere le attività con pienezza e successo. Insomma, l’obiettivo del Supersalone è la ripresa dell’economia. A tal punto che già si stima un giro di affari di oltre 300 milioni di euro. E dopo un anno e mezzo, tanto è durato il fermo dell’evento a causa della pandemia, Milano torna ad essere capitale del design.
UN FUTURO “IBRIDO” PER IL LAVORO: SMART WORKING VERSO LA SVOLTA
Si legge sul Corriere della Sera che, secondo una ricerca di Gartner, “il 74% delle imprese

sceglierà permanentemente il lavoro in remoto e si aspetta che, dal 2024, saranno 600 milioni le persone che svolgono le proprie mansioni da casa”. Un sondaggio del Pew Center dello scorso gennaio dice, invece, che “l’87% dei Ceo si aspettava di modificare le politiche immobiliari della propria azienda, per esempio concentrando gli uffici in un numero più limitato di città e riducendo la rete delle filiali”. Insomma, tra proclami di smart working per sempre e retromarce frettolose quando la pandemia arretra, molte professioni si stanno adattando alla doppia modalità “in presenza” e “da remoto”. Il vero problema riguarda i lavoratori più giovani per i quali “vivere l’ufficio è particolarmente importante per acquisire un certo metodo, per fare propri atteggiamenti e valori e, con il contatto diretto con il capo, comprendere quali sono le esigenze che tende a privilegiare”. I nodi che le aziende stanno però mettendo a punto per disegnare il lavoro “ibrido” dei prossimi mesi sono tre. Li spiega il Sole 24 Ore: “Controlli a distanza dei lavoratori, fasce di reperibilità, diritto alla disconnessione dagli strumenti informatici”. Nella Ue, con la risoluzione del 21 gennaio 2021, si è messo l’accento sulla difesa della privacy. Non accade così in altri Paesi come Cina, Russia e Brasile.
FALLIMENTI SOTTO I LIVELLI PRE-COVID, MA LA LOMBARDIA…
Lo scrive Italia Oggi: “In frenata il numero dei fallimenti, tanto da tornare a valori inferiori al periodo pre-Covid. Stando ai dati di Unioncamere, sono state 4.667, nei primi sei mesi dell’anno, le imprese che hanno portato i libri in tribunale per cessare la propria attività. Erano 5.380 nello stesso semestre del 2019. A seguire un dato intermedio nei primi sei mesi del 2020: 2.924, effetto delle limitazioni imposte dal lockdown e della chiusura delle attività nei tribunali”. Il tasso di fallimento delle imprese italiane, frutto del numero di procedure fallimentari aperte ogni mille imprese registrate, si attesta sul valore di 0,76. La media nazionale dei fallimenti vede una diminuzione pari al -13,3%. Fanno eccezioni la Basilicata (+53,6%) e il Molise (+41,7%). Tra le regioni più grandi, solo la Sicilia registra un incremento: +1,4%. “L’unica regione che, pur in forte riduzione rispetto ai primi sei mesi del 2019 (-16,1%), si colloca sopra la soglia dell’uno per mille nel tasso di fallimento è la Lombardia”, si legge sul quotidiano economico.