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AZIENDA A CACCIA DI GIOVANI…INFORMATICI, FISICI, MATEMATICI
Ingranare la marcia giusta e riprendere a correre? Le piccole e medie imprese della provincia di Varese lo vogliono fare, ma sanno che uno fra gli ingredienti fondamentali – che purtroppo ancora manca – sono i collaboratori adeguatamente formati. Sul problema si è concentrato il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli, presentando alla stampa i dati su digitale, green skills e credito elaborati dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia per l’Associazione varesina.
«Perché in questo momento alle piccole imprese servono fisici e matematici», «Assunzioni digitali», «Le aziende a caccia di giovani tecnologici», «Digital e green, a Varese artigiani a caccia di competenze che i giovani non hanno», «Confartigianato Varese guarda al futuro: «Lavoro, formazione e credito i temi decisivi», «Nel Varesotto cresce lo “skill mismatch”: competenze e aziende faticano a incontrarsi»: sono questi i titoli di alcuni media che hanno dato risalto alle proposte di Confartigianato Varese per affrontare un tema caldo – quello del mismatch tra offerta e domanda di lavoro – fondato su un paradosso: gli imprenditori cercano personale ma non trovano quello adeguato; i giovani si trovano a fare i conti con lo spettro della disoccupazione.
Dagli articoli pubblicati quest’oggi, ne esce un racconto che si muove tra tecnica e passione e nel quale si sono sottolineate più volte le proposte di Confartigianato Varese alle istituzioni, alle scuole, all’Ufficio scolastico provinciale: puntare sulla formazione tecnica da un lato, sburocratizzare dall’altro e, infine, scommettere sulla predisposizione delle nuove generazioni a lavorare con le nuove tecnologie e per un mondo più sostenibile.
La Prealpina: «Assunzioni digitali»
Il Giorno: «Le imprese a caccia di giovani "tecnologici"
Varesenews: «Perché in questo momento alle piccole imprese servono fisici e matematici»
TARI IN AUMENTO. SI CHIEDE CHE VENGA PROPORZIONATA AL VOLUME DEI RIFIUTI
La crisi economica picchia duro, eppure gli aumenti della tassa rifiuti nei Comuni si avvicinano al 60%.
Italia Oggi scrive dell’analisi dell’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio ripresa anche dal Sole 24 Ore: «Sono state censite le delibere e i regolamenti di tutti i comuni capoluogo di provincia oltre a più di 2.000 altri Comuni di piccole e medie dimensioni. Su 100 capoluoghi e Città Metropolitane, quasi l’80% dei Comuni non ha ancora definito il nuovo metodo tariffario rifiuti dell’Arera (Autorità di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani) e nel 21% dei Comuni che invece lo hanno recepito, in più della metà dei casi (il 58%) il costo della Tari è risultato in aumento, mediamente di un +3,8%».
Per intenderci, il metodo Arera di cui si parla era già stato sollevato tempo fa proprio da Confartigianato Imprese Varese che, da anni, insiste che le amministrazioni pubbliche applichino il principio europeo del “chi inquina paga”. Un metodo che evita voci di costo improprie, inefficienze e una maggiore aderenza tra le tariffe pagate dalle utenze e la reale produzione dei rifiuti.
A livello nazionale, l’esborso per la tassa rifiuti tocca 9,73 miliardi di euro contro i 9,72 del 2019. Nell’arco di un decennio, il balzello ha visto un aumento dell’80%. Infine, scrive il Sole 24 Ore, «a fronte di costi sempre molto elevati, non corrisponde mediamente un livello di servizio migliore. Le regioni del tutto insufficienti sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campani, Lazio, Liguria, Molise, Puglia e Toscana. Per trovare i primi della classe si deve guardare a Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia».