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In Italia l’87% delle Pmi è pronto ad assumere. La nostra guida per non perdere i giovani talenti

In Italia l’87% delle Pmi è pronto ad assumere. La nostra guida per non perdere i giovani talenti

L’Italia punta alla crescita, e le previsioni del Documento di Economia e Finanza (DEF) ne sostengono il percorso: l’aumento del PIL nel 2023 passa all’1% rispetto alle stime del Fondo Monetario Internazionale (+0,7%) e dell’Ocse (+0,6%). Un risultato incoraggiante che non fa dimenticare, però, il contesto mondiale stretto tra le morse della Bce e un’inflazione ancora troppo elevata per poter rasserenare imprese e famiglie.

LE PMI DANNO UNA SCOSSA AL MERCATO DEL LAVORO
Nonostante le tensioni sui mercati, che non si sono ancora ripresi da crisi energetica, crescita in ribasso della Cina e impulsi recessivi, le piccole e medie imprese si presentano come una realtà dinamica in grado di affrontare gli andamenti negativi dell’economia con risposte pronte e una reattività che si trasmette anche alla voglia di occupazione. Se è vero, infatti, che alle Pmi si riferisce meno della metà dei dipendenti (il 48,9%), è anche vero però che queste imprese determinano i due terzi (il 65,9%) delle entrate dei lavoratori previste da aprile a giugno 2023. Lo dicono le previsioni di Unioncamere-Anpal.
Se si guarda al dettaglio dei contratti, si nota che la quota di entrate di personale dipendente è dell’86,8% nelle micro e piccole imprese. Il 75,2% delle medie e grandi, invece, utilizza soprattutto lavoratori con contratto di somministrazione (18% rispetto al 6,5% delle MPI).

PRONTE AD ASSUMERE, MA PRIMA BISOGNA TENERSI I TALENTI
Secondo un’analisi di InfoJobs, in questo 2023 le Pmi italiane pronte ad assumere sono l’87%. Agendo su due fronti: da un lato trattenere quei talenti che fanno la differenza, e dall’altro attrarre nuove risorse. Come farlo è il punto sul quale si concentrano gli imprenditori: il 38% delle aziende registrate sulla piattaforma di ricerca del personale prevede investimenti in formazione e sviluppo. Però, c’è una criticità con la quale fare i conti: il 55% ha notato, nel 2022, un incremento nel numero delle dimissioni. La ragione principale di questa scelta sta nel cambiamento sulle prospettive di vita che ha portato la pandemia: le persone cambiano in favore di ciò che desiderano davvero per il loro futuro. Per contrastare il fenomeno, il 60% delle aziende è disposto ad agire sul welfare con benefit, bonus e contributi aggiunti in busta paga.

NON BASTA UNA PAROLA: LA NOSTRA GUIDA PER CONTRASTARE LE GREAT RESIGNATION
Ma nella scelta di un giovane, o per tenersi quello che è davvero valido, bisogna agire a monte: lo chiarisce una guida del Centro Studi Imprese e Territorio dal titolo “Come portare i nuovi talenti in azienda (e trattenerli)”. In estrema sintesi, si tratta di alcuni consigli sulle “tecniche di avvicinamento tra giovani e imprese”. Perché obiettivi, aspettative, abitudini e disponibilità variano nel tempo tanto per il titolare d’impresa, quanto per i ragazzi. Di conseguenza: se cambiano i prodotti ed i macchinari, i consumatori ed i prezzi, le tasse e le normative, perché i giovani a cui si vogliono aprire le porte delle imprese dovrebbero rimanere sempre gli stessi? Questo documento analizza tutte quelle domande inevase, offerte latenti, incongruenze effettive e condizioni barattabili che possono fare la differenza nel rapporto con i ragazzi.

I TREND PER IL MERCATO DEL LAVORO 2023
A mettere in luce i trend che potrebbero caratterizzare il mercato del lavoro di quest’anno, è ancora la ricerca di InfoJobs: cultura del feedback e ascolto delle risorse, employer branding, equilibri tra lavoro in presenza e lavoro da remoto per evitare “burn out” e stress da iperconnessione, politiche di diversity e inclusione (persone diverse, luoghi diversi e ritmi di lavoro diversi con lavoratori inclusi e motivati).

L’ITALIA INVESTE, FA MEGLIO DELLA UE, E AUMENTA L’OCCUPAZIONE
Per evitare la caduta verso la recessione, l’Italia fa crescere il trend degli investimenti contro un rallentamento nella media ue. Le imprese, infatti, sono state decisive nel sostegno dei processi di accumulazione di capitale, considerato che nel 2022 gli investimenti pubblici sono scesi dell’1,1%. Dall’altro lato, le difficoltà vissute dalle famiglie a causa del rincaro dei prezzi e la riduzione del potere di acquisto, sono attenuate dalla crescita dell’occupazione. Soprattutto quella stabile. Infatti, nel mese di febbraio 2023 gli occupati sono aumentati di 352mila unità. Tra gennaio e febbraio, nelle imprese private, sono state create 106mila nuove posizioni lavorative, più del doppio delle 45mila del precedente bimestre. La crescita è stata tutta determinata da 107mila assunzioni nette a tempo indeterminato.

 

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