
ITALIA SPRINT NELLA MANIFATTURA: L’INDICE ISTAT DELLA PRODUZIONE A +11,8%
Dopo aver perso l’11,4% nel 2020, «lo scorso anno l’indice Istat della produzione industriale è cresciuto dell’11,8%: l’Italia, su base biennale, fa meglio di Francia e Germania, che restano rispettivamente del 7% e del 5% sotto i livelli del 2019», scrive La Repubblica. Secondo l’ultima analisi di Prometeia e Intesa Sanpaolo, nel nostro Paese i recuperi più intensi rispetto al 2020 si sono osservati nei comparti a monte delle filiere e in quelli legati al ciclo delle costruzioni. Nella parte alta del ranking «figurano infatti metallurgia, elettrodomestici, intermedi chimici, mobili, prodotti e materiali da costruzione, prodotti in metallo. Il recupero meno intenso si registra, invece, nella meccanica, autoveicoli e moto». Gli indici di fiducia evidenziano segnali di stabilizzazione, anche se le imprese segnalano ancora criticità nel reperimento della manodopera e dei materiali. Lo sprint del tessuto produttivo italiano si deve «ad una maggiore flessibilità, rispetto ai suoi competitor continentali, nell’adattarsi al clima di incertezza generato dai blocchi temporanei di produzione e dalle strozzature che hanno interessato la catena logistica». E anche l’export ingrana la quarta: nei primi 10 mesi del 2020 le esportazioni di beni manufatti hanno segnato un +14% a prezzi costanti, arrivando a mettere a segno un +5% rispetto al gennaio-ottobre 2019.
DA 100 A 1.800 GIORNI PER UNA LITE CIVILE. L’OBIETTIVO: CAUSE PIU’ BREVI DEL 40%

Lo scrive il Sole 24 Ore: «Risorse, turnover, entità dell’arretrato e peso delle indagini penali sono alla base delle ampie differenze nelle durate delle cause civili con cui sarà necessario fare i conti se si vuole raggiungere l’obiettivo fissato dal Pnrr. I tribunali italiani marciano infatti con velocità molto diverse: per definire una lite civile si va da 100 giorni a Ferrara a quasi 1.800 a Vallo della Lucania». Torino è a 188 giorni e Milano a 233. Nel frattempo, si è fissato il taglio dei tempi dei processi civili e penali: «Il rapporto (disposition time) fra procedimenti pendenti e procedimenti definiti dal 1° luglio 2025 al 30 giugno 2026, moltiplicato per 365 giorni, dovrà essere il 40% in meno rispetto al disposition time rilevato al 31 dicembre 2019 per i procedimenti civili e del 25% per i procedimenti penali». Per quanto riguarda l’arretrato civile: a fine 2024 i Tribunali dovranno aver ridotto del 65% i procedimenti con anzianità superiore ai tre anni, le Corti d’appello del 55% quelli ancora pendenti da oltre due anni. Ancora il Sole: «Al 30 giugno 2026 tutti gli uffici di primo e secondo grado dovranno aver ridotto il rispettivo arretrato del 90%. Il raggiungimento degli obiettivi è calcolato su base nazionale».
DAL CUOCO AL VISURISTA, L’UNI FA IL PIENO DI NORME
All’inizio di ogni anno, su richiesta del Ministero dello sviluppo economico, l’Uni (Ente

italiano di normazione) pubblica il cronoprogramma delle attività che verranno poste in essere. Per il 2022 sono allo studio, ad oggi, 803 progetti di norma e 26 prassi di riferimento. Si legge su Italia Oggi che «i profili trattati nell’anno sono numerosi: si va dalla norma per i patrocinatori stragiudiziali a quella per gli innovation manager. Ma l’Uni ha definito una norma tecnica anche i professionisti Ict, il visurista immobiliare, il criminalista, l’exim manager (esperto di import/export), l’istruttore di guida per l’uso professionale dei veicoli fuoristrada, il cuoco professionista e il comunicatore professionale. Tra i profili più particolari interessati dall’Uni ci sono quelli del celebrante non tradizionale e di chi opera nel campo dei sistemi resinosi per superfici orizzontali o verticali». Nel 2022, sono almeno tre le norme entrate in vigore: quella dei professionisti della travel security, i formatori cinofili e gli istruttori cino-sportivi.
L’ERA DEL COVID FALCIA AUTONOMI E PARTITE IVA

Si legge su La Repubblica che «guardando ai dati trimestrali dell’Istat, nel terzo trimestre 2021 i lavoratori cosiddetti indipendenti erano del 6,6% sotto rispetto allo stesso periodo del 2019, a fronte di un lieve incremento (+0,2%) per i dipendenti. Tra il pre-crisi finanziaria del 2007 e il 2020, i dipendenti presentano una crescita del 5%, mentre gli indipendenti un saldo negativo del 16%. Questi ultimi, poi, si sono tuffati sotto quota 6 milioni già nel 2005 e nell’estate 2020 hanno infranto la soglia psicologica dei 5 milioni. Nonostante tutto, gli autonomi restano una specificità italiana: la quota di self-employment è ancora molto elevata con quel 22,5% che supera nettamente la media del 15% dell’Eurozona». Anche i datori di lavoro, quindi autonomi con dipendenti, sono tra le categorie con saldo negativo.