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Pmi più forti con processi sprint, credito 4.0 immediato e un nuovo Fisco

Pmi più forti con processi sprint, credito 4.0 immediato e un nuovo Fisco

#Rassegnastampa

PROCESSI SPRINT, PMI PIU’ FORTI
Lo scrive Italia Oggi: «Dimezzare la durata delle cause civili può accrescere di circa il 10% la dimensione media delle imprese manifatturiere. Ridurre da 9 a 5 anni i tempi per chiudere una procedura di fallimento può incrementare a livello aggregato dell’1,6% la produttività dell’economia». Un aumento dei procedimenti pendenti di dieci casi per mille abitanti corrisponde ad una riduzione del rapporto tra prestiti e Pil dell’1,5%. In Italia, servono 500 giorni per concludere un procedimento civile in primo grado contro i 200 della Germania. L’obiettivo del governo è quello di tagliare del 40% i tempi per i processi civili e almeno del 25% quelli penali. Sono 5 gli ambiti di intervento prioritario: ufficio del processo, processo civile e Adr (Alternative Dispute Resolution), processo tributario, processo penale, ordinamento giudiziario. 

NUOVA VITA ALLE AGEVOLAZIONI 4.0
Uno fra i tasselli più importanti della transizione digitale 4.0 è «la fruizione immediata del credito di imposta», scrive Italia Oggi, «perché questa potrebbe favorire maggiori investimenti delle Pmi, ovviando alle annose carenze di liquidità». Le caratteristiche del Piano sono: l’ampliamento dell’ambito di imprese potenzialmente beneficiarie grazie alla sostituzione dell’iper-ammortamento con appositi crediti fiscali di entità variabile a seconda dell’ammontare dell’investimento, ma comunque compensabili con altri debiti fiscali e contributivi; il riconoscimento del credito d’imposta non più su un orizzonte annuale; l’estensione degli investimenti immateriali agevolabili e l’aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo di investimenti incentivati.

PARTITE IVA, CARTELLE FISCALI RATEIZZATE FINO A 10 ANNI
Nel decreto Sostegni che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro giovedì prossimo, «ci sarà una norma che stabilità l’ulteriore proroga dell’invio delle cartelle fino al 31 maggio. Un ennesimo stop, ma anche l’ultimo secondo i piani del Governo Draghi. Dal mese di giugno, infatti, ci sarà un riavvio selettivo delle notifiche. Quando l’amministrazione finanziaria ricomincerà a bussare alla porta di lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e degli autonomi che non hanno subito grosse perdite di fatturato per effetto della crisi. Per ridurre l’impatto sui conti delle imprese è prevista la possibilità di rateizzare le cartelle», si legge sul Corriere della Sera e sul Sole 24 Ore. L’ipotesi più probabile è che le partite Iva iscritte nell’elenco dei contributi a fondo perduto possano richiedere una rateizzazione degli importi dovuti fino a 10 anni.

I 4 OSTACOLI SUL NUOVO FISCO: IRPEF, CASA, FLAT TAX E SCONTI
Scrive il Sole 24 Ore che «la delega per il nuovo Fisco è promessa dal Pnrr entro luglio, ma da risolvere ci sono anche quattro ostacoli principali». Eccoli: l’Irpef da cambiare secondo il “modello tedesco”, introducendo la Flat Tax oppure secondo i modelli semplificati a 2-3 aliquote, la Flat Tax ancora incompiuta (bloccato nel 2019 il secondo modulo per alzarla fino ai 100mila euro di fatturato), la riforma del Catasto (è al centro delle richieste Ue nelle “raccomandazioni al Paese”, ma si parla sempre più spesso di “patrimoniale”) e le spese fiscali. «Per trovare le risorse necessarie a ridurre il carico fiscale – continua il Sole – si punta alla revisione delle tax expenditures. Ma il tema ha un costo politico rilevante».

L’IDROGENO CI SALVERA’ (MA SERVE TEMPO)
C’è quello grigio, quello blu ma l’unico a “zero emissioni” è l’idrogeno verde. Perché la materia prima utilizzata è l’acqua e l’energia per produrlo è elettrica e può provenire da fonti rinnovabili. «Fatto sta che l’idrogeno verde è uno dei pilastri per un futuro decarbonizzato: può essere bruciato come il metano, oppure convertito in energia elettrica», scrive il Corriere della Sera. Una grande sfida che coinvolge anche l’Italia. Che era partita bene, ma poi ha rallentato: produciamo ancora il 45% dell’elettricità con il gas. E agli obiettivi fissati dalla Ue nel 2030 il nostro Paese ci arriverà ne 2085. Altrove, ci si muove diversamente: in Olanda, dal 2018, è vietato per legge posare nuovi tubi; dal 2025, in Gran Bretagna, nelle case non si dovranno più installare boiler a gas; da quest’anno, in Germania, chi utilizza il gas in casa deve pagare una tassa che servirà a finanziare la transizione verso l’elettrico.