
La Commissione europea ha dato il via libera al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) italiano con 10 A (il voto massimo) e una sola B, alla voce “costi”. E questo significa che nel nostro Paese arriveranno 191,5 miliardi di fondi europei, di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 in prestiti entro il 2026. Per ottenere il prefinanziamento dalla Commissione Ue, 24,9 miliardi (il 13% dei 191,5 miliardi), l’Italia avrà un mese di tempo per approvare definitivamente il Piano. Con l’aiuto dei media entriamo nel merito dei passi che dovrà compiere il Governo per «cambiare il Paese».
GLI OBIETTIVI DA GIUGNO A DICEMBRE
Entro fine anno, l’Italia dovrà raggiungere 51 obiettivi intermedi. Entro giugno è previsto il Ddl delega per la riforma degli appalti e delle concessioni. Nel mese di luglio la legge sulla concorrenza e la riforma della giustizia. Entro dicembre, invece, si dovrà portare a termine la riforma della Pubblica Amministrazione, i meccanismi per le insolvenze, la proroga del Superbonus per l’efficientamento energetico, il rafforzamento del ministero delle Finanze nella spending review, sviluppare il portale Italia.it per sostenere il turismo. E adottare misure contro l’evasione fiscale.
GLI OBIETTIVI ENTRO IL PRIMO SEMESTRE DEL 2022
L’Italia dovrà semplificare e accelerare le procedure per gli interventi di efficienza energetica, la riforma del reclutamento degli insegnanti, il piano Scuola 4.0 per la digitalizzazione del sistema scolastico, le misure per promuovere le start-up e il venture capital attivi nella transizione ecologica.
EFFETTO “INGOLFAMENTO”
I decreti da convertire sono tanti: Sostegni bis, Semplificazioni, Reclutamento, l’assegno temporaneo per i figli minori, il Dl sulla Cybersicurezza, il fondo complementare al Pnrr. E poi ci sono i provvedimenti «in fase di decollo» come quello sui trasporti che contiene anche norme sul Codice della strada.
TRANSIZIONE VERDE
L’Italia ha destinato a questo capitolo il 37% del totale dei fondi, 72 miliardi di euro: si tratta del più grande investimento climatico (che punta anche all’economia circolare) di tutti i piani Ue. Qui sono stati inseriti gli interventi di efficientamento energetico degli edifici (anche con gli incentivi fiscali) che porterà ad un risparmio di energia del 30%, gli investimenti diretti per ristrutturare edifici pubblici, scuole, tribunali, alberghi, musei, cinema e teatri. Tra le riforme, anche quelle per aumentare la concorrenza nei mercati dell’energia elettrica e del gas, per sviluppare e incentivare l’uso delle energie rinnovabili (compreso l’idrogeno verde), incrementare il riciclo (con una riduzione dello smaltimento in discarica), migliorare la gestione delle acque reflue e tutelare la biodiversità. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, si punta all’integrazione di più regioni nella rete ferroviaria ad alta velocità e il completamento dei corridoi ferroviari di trasporto merci. Ma anche al potenziamento del trasporto locale con l’estensione dei percorsi ciclabili e delle linee di metro, tram, bus a zero emissioni. Verranno realizzati punti di ricarica per auto elettriche in tutto il Paese e stazioni di rifornimento a idrogeno per il trasporto stradale e ferroviario.
TRANSIZIONE DIGITALE
Investimenti importanti andranno nella digitalizzazione delle imprese: 13,4 miliardi di euro saranno utilizzati per sostenere l’adozione delle tecnologie digitali da parte delle aziende attraverso un regime di crediti di imposta volto a promuovere e accelerare questa trasformazione. Le altre risorse saranno destinate allo sviluppo delle reti a banda ultra-larga e 5G e alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione attraverso lo sviluppo di un’infrastruttura cloud nazionale sicura.
LE MODIFICHE
La versione finale del Pnrr contiene alcune modifiche concordate con Bruxelles. Per esempio, un intero capitolo sulla biodiversità: 1,2 miliardi saranno usati per le risorse marine e la riforestazione in città e fuori città. Alcune misure previste inizialmente, invece, sono state escluse: si parla di quelle di Industria 4.0 concepite prima del Next Generation EU e di alcune legate alla lotta al cambiamento climatico (rinnovo delle flotte di autobus o materiale rotabile) sulle quali la Commissione “non ha ricevuto sufficienti rassicurazioni”.