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RIFORMA FISCALE: TANTE PROPOSTE, MA NON SI PARLA DI COSTI
Quella che interesserà il Fisco, è la riforma sulla quale ci sono le maggiori aspettative. Ma di quante risorse serviranno per attuarla non se ne parla. Il Corriere della Sera scrive che «una certa vaghezza sulle coperture della riforma (che non è a carico del Pnrr) è giustificata in parte dalla convinzione che ridurre il prelievo sui ceti medi e sul lavoro, semplificare gli adempimenti, abbia come risultato una maggiore compliance fiscale e aiuti nel medio periodo a crescere di più». Per quanto riguarda le imprese, si propone il ritorno all’Iri (l’imposta unica sul reddito) e l’abolizione dell’Irap (che serve a finanziare anche il Servizio sanitario nazionale). Vi sono forti dubbi, poi, sull’opportunità di un pagamento per cassa delle imposte, soprattutto per partite Iva e autonomi. Ci si augura, però, che la riforma «premi in qualche modo i contribuenti onesti e puntuali».
IRES E IRAP ADDIO, MA CI VUOLE UN PO’ DI CORAGGIO
Cosa deve dare il fisco alle imprese prima di ridurre le tasse? Quali sono gli obiettivi di fondo che la tassazione sulle imprese deve raggiungere? Nel primo caso, «bisogna interrogarsi su quali elementi il fisco debba garantire per permettere alle imprese di svolgere la propria attività a beneficio di tutti. Questo significa lavorare sul numero delle imposte, sui tempi necessari per il loro pagamento, sulla pressione fiscale complessiva che grava sui redditi e sugli incentivi che stimolano i comportamenti più virtuosi», si legge sul Corriere della Sera. Il secondo punto si concentra sulla crescita. Quindi, gli incentivi agli investimenti materiali e immateriali e per la riduzione dell’aliquota Ires e Irap legata alla crescita del numero di dipendenti a tempo indeterminato. Insomma, ci vuole coraggio per «ambire ad una aliquota unica di tassazione di impresa, anche più alta dell’attuale somma di Ires e Irap, ma con riduzioni significative per valorizzare crescita, occupazione, impatto e sostenibilità».
DECRETO SOSTEGNI BIS: SOLIDARIETA’ PIU’ “GENEROSA”
Il Sole 24 Ore scrive che «oltre alla cassa integrazione ordinaria senza contributo addizionale, il Dl Sostegni-bis porta in dote alle aziende in difficoltà anche un contratto di solidarietà più “generoso” rispetto alla solidarietà disciplinata dal Dlgs 148/2015 (relativo al riordino degli ammortizzatori sociali), allo scopo di mantenere i livelli occupazionali nella fase di ripresa dell’attività dopo l’emergenza epidemiologica». Vediamo i due strumenti a confronto, la solidarietà ordinaria e la solidarietà ex articolo 40:
Solidarietà ordinaria: la riduzione media oraria non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile; per ciascun lavoratore la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70%; l’integrazione salariale ammonta all’80% della retribuzione; si applica ai lavoratori che abbiano maturato un’anzianità di almeno 90 giorni; la sua durata massima è di 36 mesi in un quinquennio mobile.
Solidarietà ex articolo 40: la riduzione media oraria potrà raggiungere l’80% dell’orario; la riduzione per ciascun lavoratore può raggiungere il 90%; l’integrazione salariale è pari al 70% della retribuzione per le ore non prestate; coinvolge tutti i lavoratori in forza presso l’azienda richiedente, al 26 maggio 2021; il contratto di solidarietà Covid non va ad erodere i limiti massimi di durata complessiva degli ammortizzatori.
GARANZIA, DA 1° LUGLIO SCENDE LA PERCENTUALE MASSIMA DI COPERTURA
«Il Fondo di garanzia per le Pmi torna nelle condizioni pre-emergenza, con vantaggi e svantaggi per i soggetti finanziabili», scrive Italia Oggi. Le principali novità: