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MATERIE PRIME, NON SOLO COVID DIETRO IL BOOM DEI PREZZI
«Il boom dei prezzi delle materie prime non è solo l’effetto indiretto della paralisi mondiale provocata dal Covid. Dietro il fenomeno c’è altro. Il caso dell’acciaio è emblematico», si legge sul Messaggero. Le scelte della politica mondiale pesano sul presente e sul futuro dell’economia: la Cina rappresenta il 56% della produzione totale di acciaio e nell’ultimo anno l’hanno incrementata del 7%; gli Stati Uniti hanno diminuito la produzione siderurgica del 5% (quindi hanno aumentato le importazioni), la Turchia è entrata nel mercato USA nonostante un dazio del 25%. L’Europa, invece, con il Green New Deal ha detto di voler procedere ad una robusta decarbonizzazione della produzione di acciaio puntando sull’idrogeno. E qui subentra un altro problema: «Per iniziare la transizione bisogna passare dal cosiddetto ciclo integrale di produzione al modello elettrico, facendo aumentare la richiesta di ferro. Materiale sul quale la Cina ha imposto un dazio del 40% all’esportazione. L’Europa, invece, ha continuato ad esportare il suo rottame per un totale di 17 milioni di tonnellate ogni anno». Le industrializzazioni a idrogeno attraverso l’elettrolisi, però, richiederà materiali che provocano il processo di scissione: rutenio, platino, iridio. Materiali rari in natura. Dunque, «questa tensione sulle materie prime non sarà di breve durata perché a condizionarne l’andamento non sono solo i dazi».
TASSE, LA RAFFICA DELLE 144 SCADENZE
Calendario fiscale affollato nonostante la pandemia e il via libera alle norme che avrebbero dovuto semplificare la vita di imprese e cittadini. «Nel mese di giungo saranno 144, in sole due settimane (dal 16 al 30) gli appuntamenti con il fisco – si legge sul Corriere della Sera -. Solo nella giornata di mercoledì 16 giugno si sono concentrati ben 62 adempimenti diversi. Il 21 giugno bisogna presentare la comunicazione all’Agenzia delle entrate dei dati di dettaglio relativi al canone Tv addebitato, mentre il 25 giugno è il termine ultimo per presentare gli elenchi riepilogativi (Intrastat) delle cessioni di beni». Il botto arriva il 30 giugno: entro questa data cadono circa 80 adempimenti. Ne ricordiamo alcuni: versamento della tassa etica per i soggetti Ires, versamento delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo operate nell’anno 2020 per i sostituiti chiamati “minimi”, pagamento dell’acconto 2021 e del saldo 202 dell’Irap. La situazione ha dell’incredibile se pensiamo che questa raffica di adempimenti non tiene in alcun conto il «periodo emergenziale dal quale stanno emergendo solo ora le imprese».
QUATTRO TRANSIZIONI PER GETTARE LE BASI DI UNA NUOVA SOCIETA’
La ripresa non sarà né veloce e né facile, ma il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) darà una spinta a quattro transizioni: digitale, energetica, demografica ed educativa. Il pacchetto Next Generation Eu, in cui si inseriscono gli interventi del Pnrr, ci costringe a guardare oltre. Scrive il Sole 24 Ore che «per le aziende si apre una fase nuova dei processi di innovazione dove l’imperativo sarà la capacità di interpretare i cambiamenti della domanda di beni e servizi. Purpose e sostenibilità sono i segni attraverso i quali si sta manifestando mediaticamente una nuova economia; mercati finanziari e consumatori sono già alleati per scuotere le inerzie del sistema industriale. Cambieranno le variabili delle equazioni di marginalità dei modelli di business, le organizzazioni e le modalità stesse delle aziende di anticipare il futuro. E questo all’interno di una cornice geografica dove a livello europeo si condivideranno non solo nuove regole fiscali e di finanza pubblica, ma anche valori culturali e politiche economiche e industriali comuni». Si investirà sempre più nel digitale così come nell’acquisizione di nuove competenze. Ed è per questo che, rispetto al passato, le aziende «dovranno prevedere un costo molto più alto per la formazione e si dovranno iniziare a occupare di motivazione e benessere delle persone».