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Transizione verde: l'Italia corre e vince. E le imprese hanno fiducia: nel lavoro e nell'export

Transizione verde: l'Italia corre e vince. E le imprese hanno fiducia: nel lavoro e nell'export

TRANSIZIONE VERDE: SIAMO SPETTATORI O PROTAGONISTI?
Protagonisti lo siamo già, ma possiamo migliorare. Lo scrive il Corriere della Sera: “L’Italia è un’autentica potenza nell’economia circolare: il valore del riuso, nel 2020, era superiore a 1 miliardo e 200 milioni di euro. Sono state risparmiate all’atmosfera 4 milioni e 400 mila tonnellate di CO2. Inoltre, il nostro Paese ha superato con 15 anni di anticipo gli obiettivi europei con l’87% di riciclo di carta e imballaggi in carta. E il riuso dell’alluminio ha fatto risparmiare il 95% dell’energia necessaria ad estrarlo dalla bauxite. Va male, invece, nel ciclo idrico: abbiamo il consumo pro capite più alto rispetto alla media europea e il più alto tasso di dispersione dell’acqua immessa in Rete. Infine, anche la digitalizzazione causa inquinamento: “Prodotti e servizi digitali causano ogni anno, nel mondo, 1,6 miliardi di tonnellate di gas serra, e l’industria digitale è responsabile del 4% delle emissioni globali. Ogni e-mail produce 4 grammi di CO2”. Una valida soluzione per raggiungere l’obiettivo di “emissioni nette zero” nel 2050? Diventare prosumer, cioè produttori e consumatori di energia: così si pagherà meno una bolletta destinata a diventare sempre più cara, si godrà del premio che lo Stato riconosce per l’autoconsumo e gli italiani raccolti in comunità energetiche potranno rivendere l’eventuale eccedenza di energia prodotta al Gestore del sistema elettrico.

LE IMPRESE HANNO FIDUCIA: CRESCONO RICAVI, EXPORT E LAVORO

Pmi

Lo scrive il Corriere della Sera sulla base dell’aggiornamento congiunturale dell’Economia della Lombardia di Banca d’Italia: “L’80% delle aziende lombarde prevede di chiudere in utile o in pareggio l’esercizio 2021”. A pesare sull’andamento delle aziende è il costo delle materie prime: circa 6 imprese su 10 hanno segnalato difficoltà nell’approvvigionamento. Per quasi i due terzi delle aziende (il campione è composto da imprese con oltre 20 addetti) il fatturato è tornato a valori superiori al 2019, ma “un terzo delle imprese che hanno sottoscritto nuovi prestiti dopo la pandemia ne ha accantonata una parte per precauzione”. Fiducia sì, ma l’incertezza nel futuro c’è ancora. Però, le esportazioni sono aumentate del 22,6% rispetto al 2020 (in pole position la metallurgia, i macchinari e i prodotti chimici); l’occupazione segna +1,5% nel secondo trimestre e il 25% delle imprese intervistate “prevede di aumentare l’occupazione entro l’anno”. Il vero boom si registra nell’edilizia, soprattutto privata: il fatturato è cresciuto del 23% nel primo semestre (anche grazie al Superbonus) e “l’80% delle imprese prevede un aumento della produzione nel secondo semestre”. Il 60% delle aziende ha beneficiato dell’ecobonus e degli effetti del decreto Semplificazioni.

L’AUTUNNO CALDO DELLA MECCANICA: PMI IN RECUPERO
Ancora il Corriere della Sera: “Da Cremona a Varese, da Brescia a Milano passando per Bergamo, una è la domanda che si fanno gli imprenditori: la ripresa del comparto manifatturiero è frutto di un rimbalzo, oppure è il segnale dell’inizio di una nuova fase di risalita strutturale?” A chiederselo sono le imprese della complessa ed eterogenea filiera della meccanica, che stanno registrando trend rialzisti abbastanza stabili: le imprese più grandi hanno incrementato i livelli produttivi del +14,1%, quelle medie del +10,8% e le piccole registrano un +4,9% (dati Unioncamere). Intesa Sanpaolo, invece, si concentra sulla crescita della patrimonializzazione: “La tendenza al congelamento, da qualche mese sta cedendo il passo alla richiesta di credito a medio-lungo termine per finanziare progetti volti alla crescita e alla digitalizzazione”. Grazie, anche, al conforto del portafoglio degli ordini, “forte di 95 giornate di produzione assicurata”.

AMMORTIZZATORI: SI RAFFORZA IL RUOLO DEI FONDI BILATERALI
Lo si legge sul Sole 24 Ore: “Il governo, con la legge di Bilancio 2022, vuole garantire a tutti i

Ammortizzatori sociali

lavoratori la copertura di un ammortizzatore sociale. La realizzazione, cioè, di un modello universale di sostegno nel caso di crisi aziendali momentanee o, più drammaticamente, della perdita del posto di lavoro”. Da qui il ruolo fondamentale dato ai fondi di solidarietà bilaterale e quelli bilaterali alternativi: “Nei comparti ove sono già presenti, dovranno adeguarsi alle nuove regole entro il 2022, mentre potranno sempre essere creati in quelli scoperti. Laddove queste due condizioni non si verificassero, tutti i datori di lavoro non coperti dalla Cigo, con almeno un dipendente, saranno tenuti a versare la contribuzione al fondo di integrazione salariale Inps (Fis)”. A cambiare è anche la durata del trattamento di integrazione salariale: potrà arrivare a 13 o 26 settimane a seconda della dimensione del datore. Nel disegno di riforma, infine, spicca anche “l’introduzione di un accordo di transizione occupazionale accompagnato da politiche attive e di riqualificazione, il cosiddetto Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori). Una misura pensata per i datori con più di 15 dipendenti.