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Addio al gas russo e blocco delle materie prime: le mosse del governo contro la crisi

Addio al gas russo e blocco delle materie prime: le mosse del governo contro la crisi

ADDIO AL GAS RUSSO
Lo scrivono La Stampa e Il Sole 24 Ore: «Per sostituire il gas russo, che nell’ultimo anno ci ha garantito il 40% del nostro fabbisogno (29 miliardi di metri cubi su un totale di 76), serviranno tre anni. Di qui al prossimo inverno, potremmo sostituirne circa un terzo attingendo da altri Paesi».

  • Import dall’Algeria. Eventuali picchi di domanda del gas potranno essere assorbiti modulando i volumi di stoccaggio (dovranno arrivare al 90% di riempimento) e con importazioni da Qatar, Algeria, Angola e Congo. Così la dipendenza dal gas russo si ridurrebbe di circa 20 miliardi di metri cubi all’anno. Si punta, soprattutto, sull’incremento delle importazioni di gas algerino attraverso il Transmed per un incremento di forniture di 9 miliardi di mc/anno. Con il Tap, invece, potremmo avere circa 1,5 miliardi di metri cubi in più dall’Azerbaijan potenziando le centrali in Albania e Grecia.
  • Nuovi rigassificatori in mare. Nel lungo termine, il Governo punta a sostituire completamente 30 miliardi di metri cubi di gas russo con altre fonti. Per farlo si punta sui rigassificatori grazie a unità galleggianti ancorate in prossimità dei porti: nel giro di 12-18 mesi dall’ottenimento delle autorizzazioni si potrebbero avere 16-24 miliardi di metri cubi di gas in più.
  • Nuovi rigassificatori in terra. Si punta su due nuovi terminali con una capacità annuale di circa 20 miliardi di metri cubi complessivi. Per la loro realizzazione ci vorranno circa 36-48 mesi. Si pensa, anche, di raddoppiare il Tap per incrementare l’import di gas azero di 10 miliardi di mc/anno. Però, servono circa 45 mesi per avere i primi 2 miliardi e circa 65 mesi per gli altri 8. Infine, si potrebbe estrarre più gas dai giacimenti nazionali esistenti (2,2 miliardi).

DALLE MATERIE PRIME AI CARBURANTI, ARRIVA IL DECRETO CONTRO LA CRISI

Ferro

Si legge su La Repubblica che «il Governo potrà bloccare l’esportazione di materie prime strategiche, se carenti sul mercato, come il ferro. Le aziende, infatti, avranno l’obbligo fino al 31 luglio di notificare le operazioni con l’estero al Governo, che potrà autorizzarle o meno». Le violazioni saranno punite con sanzioni di almeno 100mila euro e fino al 30% della vendita. Chi riattiva la produzione di ghisa in Italia, che scarseggia, sarà invece data la garanzia Sace. Contro i rincari, il Garante «potrà fare multe fino a 5mila euro alle imprese che non motivino gli aumenti». Sul fronte carburante,500 milioni di euro dovrebbero essere ricavati dall’extragettito Iva che lo Stato ha incassato negli ultimi cinque mesi: benzina e diesel scenderanno di 15 centesimi al litro con il meccanismo dell’accisa mobile. Infine, «per ridurre i rincari nelle bollette per imprese e famiglie il Governo sta lavorando sulla tassazione degli extraprofitti realizzati dalle aziende energetiche per effetto dell’impennata dei prezzi».

GLI AIUTI ALLE IMPRESE: DAI COMPONENTI AUTO ALLE PIASTRELLE
Si legge sul Sole 24 Ore che «la mappa provvisoria dei settori colpiti in misura

Siderurgia

maggiore dagli effetti diretti, o indiretti, dal conflitto russo-ucraino è composta da 5 grandi aree economiche nazionali suddivise in 15 singole categorie economiche produttive identificate da altrettanti Codici Ateco. La mappa è in continuo aggiornamento, quindi potrà essere ampliata». Gli interventi che sta predisponendo il governo, a partire dalla cassa integrazione rafforzata, interesseranno la siderurgia, l’automotive (fabbricazione di autoveicoli, carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, parti e accessori), il legno, la ceramica (piastrelle per pavimenti e rivestimenti, articoli sanitari, isolanti, articoli per uso tecnico e industriale) e l’agroindustria. Fuori dal censimento si collocano le imprese che rientrano nel Codice Ateco del legno grezzo e di quello della coltivazione di cereali.

TRANSIZIONE ECOLOGICA, PRONTI BANDI PER 10 MILIARDI

Transizione ecologica

Scrive il Sole 24 Ore che «nel corso dei prossimi mesi, il Ministero della Transizione Ecologica emanerà nuovi bandi per quasi 10 miliardi di euro. La parte del leonela farà il rafforzamento delle smart grid (la gestione della rete elettrica in maniera efficiente e per un uso più razionale dell’energia) che vale 3,6 miliardi e che è destinato alle imprese». A seguire, arriveranno i 2,3 miliardi per la promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo destinati a Pa, imprese e soggetti privati nei Comuni con meno di 5mila abitanti. Il terzo bando, per dimensioni, è quello legato allo sviluppo del biometano (1,92 miliardi per le imprese). I restanti bandi si concentrano su agrovoltaico, interventi sulla resilienza climatica delle reti, sviluppo di sistemi di teleriscaldamento e tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano.