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Al di là delle quote rosa: in Italia 183mila imprese femminili in più se si dimezza il gap con l’Ue

Al di là delle quote rosa: in Italia 183mila imprese femminili in più se si dimezza il gap con l’Ue

Altro che quote rosa: l’impresa e il lavoro non sono una questione di genere. E il talento delle donne che fanno impresa può essere valorizzato solo con una visione complessiva di rilancio economico e sociale.
Una visione però concreta, legata a quel concetto del “fare” che sta alla base della nascita e della crescita delle Pmi nel nostro Paese. Che, purtroppo, ritorna all’ultimo posto in Europa per tasso di occupazione femminile.
Secondo i dati di Confartigianato Imprese, nel terzo trimestre del 2022 il rapporto tra occupate e popolazione femminile di 15-64 anni è del 50,9%: 14 punti inferiore al 65,1% della media Ue a 27 e addirittura 22,6 punti inferiore al 73,5% della Germania. Ampia la distanza anche con la Francia (66,1%: gap di 15,2 punti) e la Spagna (59,5%: gap di 8,6 punti).

Ridurre il gap con l’Europa e riacquistare competitività
Se si riuscisse a dimezzare il gap di occupazione femminile con l’Europa, in Italia si avrebbero 1 milione e 328mila lavoratrici in più: il 14% in più rispetto alle attuali 9 milioni e 477mila. In questo modo, il tasso di occupazione femminile arriverebbe al 58% portando, inoltre, ad un aumento di 183mila imprese gestite da donne. Ricordiamo, infatti, che l’Italia è il primo Paese dell’Ue per numero di imprenditrici e lavoratrici autonome.

Le Pmi in “rosa”
Qualche dato aiuta a rilevare il peso delle Pmi gestite da donne in Italia:

  • Nel 2022 erano 1.336.689: più di un’impresa su cinque (22,2%) sul totale delle aziende attive nel nostro Paese
  • Il 16,4%, 218.950 unità, sono imprese artigiane e rappresentano il 17,2% del tessuto artigiano totale
  • Le imprese nelle mani di donne under 35 sono 146.675, l’11% del totale imprese femminili e il 28,1% del totale delle imprese giovanili
  • Quelle gestite da straniere raggiungono quota 158.910, l’11,9% delle imprese femminili e il 24,6% di quelle straniere
  • Le aziende capitanate da imprenditrici donne, giovani e di origini straniere sono 24.474 e rappresentano l’1,8% delle imprese a conduzione femminile

Le donne nell’artigianato

  • Le imprese gestite da giovani donne sono 29.235, pari al 13,4% dell’artigianato femminile
  • Quelle gestite da donne di origine straniera sono 34.457, pari al 15,7% dell’artigianato femminile
  • L’artigianato con a capo una donna giovane e straniera conta 4.929 imprese, pari al 2,3% del comparto

Le imprese sui territori
Il maggior peso delle Pmi gestite da donne sul totale imprese si misura in Molise (27,3%), Basilicata (26,4%), Abruzzo (25,6%) e Umbria (24,8%). L’incidenza delle imprese femminili artigiane sul totale delle aziende è più elevata in Abruzzo (21,9%), Marche (20,1%) e Molise (19,6%). L’artigianato femminile rappresenta quote maggiori dell’imprenditoria femminile in Friuli-Venezia Giulia (23,9%), Emilia-Romagna (22,6%) e Marche (22,4%).

Donne lavoratrici con figli e occupazione femminile in Europa
La bassa intensità delle politiche di conciliazione, riducono la presenza sul mercato del lavoro delle donne con figli. Infatti, il tasso di occupazione delle donne senza figli supera di 17,4 punti percentuali quelli delle donne con figli. L’Italia si conferma all’ultimo posto nell’Unione a 27 per il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni in coppia con figli a carico.

Cosa fare per rilanciare l’occupazione
Le quote rosa, gli interventi una tantum a favore dell’imprenditoria femminile ed effimere corsie preferenziali non sono la soluzione. Piuttosto, bisogna intervenire con politiche strutturali, sistemiche e coordinate per sostenere la propensione imprenditoriale e favorire l’occupazione, garantendo a tutti, donne e uomini, i servizi pubblici indispensabili per conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Lo sviluppo del nostro Paese è responsabilità di tutti.