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Appalti pubblici: arriva il decreto contro gli aumenti dei materiali in edilizia. Acciaio, rincari fino al 76%

Appalti pubblici: arriva il decreto contro gli aumenti dei materiali in edilizia. Acciaio, rincari fino al 76%

APPALTI PUBBLICI: PRONTO IL DECRETO SUGLI AUMENTI DEI MATERIALI EDILI
Arriva in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo con cui vengono individuati i materiali edili che “hanno superato un aumento di prezzo superiore all’8% nel confronto fra primo semestre 2021 e secondo semestre 2020”, si legge sul Sole 24 Ore Sono stati individuati 36 materiali e l’acciaio è presente nella lista con otto voci. Qualche esempio: per i nastri in acciaio per manufatti e per barriere stradali, anche zincati, gli aumenti arrivano al 76,43%; per le lamiere in acciaio di qualsiasi spessore lisce, piane e striate si è al 59,37%; il classico tondino per cemento armato segna un +43,8%; il legname abete sottomisura tocca la punta del 43,77% e il rame raggiunge il +32,98%. Cosa prevede il provvedimento: “Gli operatori economici titolari di contratti pubblici potranno chiedere alle stazioni appaltanti la compensazione per i maggiori costi sostenuti a seguito degli aumenti, indicando la quantità di materiali impiegati. Le stazioni appaltanti, invece, dovranno provvedere al pagamento dei relativi oneri e, qualora dovessero dichiarare di non disporre delle risorse sufficienti, potranno usufruire dell’apposito Fondo costituito presso il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili con una dotazione di 100 milioni di euro”. Nessuna misura è stata assunta, al momento, per consentire le compensazioni nel caso dei contratti di natura privata.

CREDITO, LA MORATORIA CHE NON C’E’: LE IMPRESE CI RINUNCIANO

Pmi

Ne scrive Italia Oggi: “Le imprese rinunciano a ricorrere alla moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito per non incappare nel blocco dei finanziamenti. Il fenomeno è causato dall’entrata in vigore delle nuove norme di classificazione del rischio imposte dall’EBA, l’Autorità bancaria europea”. Diverse banche hanno fatto presente alle aziende richiedenti che “il ricorso alla nuova moratoria potrebbe peggiorare il rating della loro posizione”. Dal 15 giugno, infatti, le banche devono classificare chi rinnova la moratoria come “forborne”, etichetta che indica difficoltà finanziarie nell’impresa. Nei confronti di queste aziende – e delle loro concessioni - cambia l’atteggiamento delle banche. Ne risulta che quasi la totalità delle aziende avrebbe ripreso a pagare il debito, assottigliando di più la propria liquidità. Come uscirne? Rinnovando l’accordo nazionale sul credito e dando la possibilità di allungare i prestiti. Le aziende “forborne”, poi, potrebbero “utilizzare la garanzia sussidiaria dello Stato (al 33%, a prima richiesta) per la proroga delle intere rate di prestiti per i pagamenti scadenti entro 12/18 mesi. Le risorse dovrebbero arrivare dal Fondo di garanzia pmi”.

CHIUSI PER COVID: AIUTI PER CHI SI E’ FERMATO ALMENO 100 GIORNI
Lo si legge su Italia Oggi: “Via libera della Commissione europea al sostegno alle attività

Covid 19

rimaste chiuse causa Covid per un periodo complessivo di almeno 100 giorni dal 1° gennaio al 25 luglio 2021”. I beneficiari sono gli esercenti delle attività d’impresa, arte e professione che hanno fermato l’attività fin dal 26 marzo 2020 o che, alla data del 26 maggio 2021, svolgevano come attività prevalente una delle 27 individuate con i codici Ateco elencati nell’allegato al decreto Mise del 9 settembre 2021. A discoteche, sale da ballo, night club e simili (codice Ateco 93.29.10), titolari di partita Iva attiva prima del 23 luglio 2021, è riconosciuto un contributo massimo di 25mila euro per ciascun soggetto beneficiario. Per gli altri, titolari di partita Iva attiva prima del 26 maggio 2021, vanno 3mila euro nel caso di ricavi/compensi fino a 400mila euro; 7.500 euro nel caso di ricavi/compensi superiori a 400mila euro; 12mila euro se si supera il milione di euro. Per ottenere il contributo, gli interessati dovranno presentare in via telematica una richiesta all’Agenzia delle entrate.

PASCE FISCALE: ENTRO FINE MESE 62 SCADENZE IN AGENDA
Il Sole 24 Ore scrive che “la zavorra della pace fiscale pesa sul calendario dei contribuenti e

Soldi

intermediari”. Ci sono, infatti, i termini per il versamento degli acconti e la trasmissione telematica delle dichiarazioni Redditi e Irap. In tutto, 62 scadenze da domani fino a martedì prossimo. “La principale preoccupazione per chi è in debito con il Fisco e non solo – prosegue il quotidiano economico – è la concentrazione delle rate da recuperare per la rottamazione ter e il saldo e stralcio delle cartelle. Ma svanisce la possibilità di una dissoluzione dei versamenti della pace fiscale tra fine 2021 e i primi mesi del 2022”. Forse, sarà possibile un mini-differimento al 31 dicembre delle rate in scadenza. Il problema principale è la “pressione finanziaria derivante dai versamenti da effettuare: oltre il 77% delle scadenze riguarda questi ultimi, e il grosso è rappresentato dagli acconti di imposta. A questi si aggiunge il pagamento in un’unica soluzione dell’imposta di bollo relativo alle fatture elettroniche emesse nel terzo trimestre”.