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Bonus edilizi e 110%: due pesi e due misure. Con l'inflazione al 3% e gli aiuti Covid sotto la lente del Fisco

Bonus edilizi e 110%: due pesi e due misure. Con l'inflazione al 3% e gli aiuti Covid sotto la lente del Fisco

SUPERBONUS, PREMIATI I CONDOMINI E PENALIZZATE LE VILLETTE
Il Sole 24 Ore entra nel merito della legge di Bilancio 2022 con la quale è stato ridisegnato il sistema delle detrazioni per la casa. Vediamo cosa è cambiato:

  • Case unifamiliari. Se entro il 30 settembre è stata presentata la Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata), la detrazione del 110% spetta anche per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2022. Coprono tutto il 2022 anche gli interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici dotati di Comunicazione.
  • La stressa sull’Isee. Se entro settembre non è stata presentata la Cila, “l’unità dovrà essere adibita ad abitazione principale e chi la ristruttura dovrà avere un Isee non superiore a 25mila euro annui”.
  • Condomìni e persone fisiche. Le detrazioni spettano anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025, ma la riduzione sarà progressiva: 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023; 70% per quelle entro il 2024 e del 65% per le spese sostenute nel 2025.
  • Il calo dell’aliquota. C’è chi vuole sfruttare il “mediobonus” del 70% per le spese sostenute nel 2024: il calo del 36% è di poco competitivo rispetto al 65% per i lavori di riqualificazione energetica, “mentre non lo è più per quelli con il sismabonus, che possono arrivare fino all’85%”.
  • Lavori trainati. Se il Parlamento non avrà alcun ripensamento, “i lavori trainati potranno rientrare nel Superbonus per le spese pagate solo sino al 30 giugno 2022”.

BLOCCHI ANTIFRODI SU AIUTI COVID: SOSPENSIONE DI 30 GIORNI

Covid 19

Lo si legge su Italia Oggi: “Non sono soltanto i bonus edilizi, 110% compreso, a finire sotto la scure dell’Agenzia delle entrate, ma anche alcuni dei principali crediti di imposta istituiti per alleviare le conseguenze della pandemia”. Dunque, potranno essere bloccate e – in presenza di appositi segnali di rischio – anche scartate le cessioni dei seguenti crediti di imposta: quelli per botteghe e negozi; per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda; per l’adeguamento degli ambienti di lavoro; per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione. Anche la cessione di questi crediti potrebbe “incappare nelle disposizioni previste per la segnalazione delle operazioni ai fini dell’antiriciclaggio”. L’Agenzia delle entrate, che potrà effettuare una serie di controlli preventivi sulla coerenza e regolarità dei dati indicati dai soggetti, in presenza di “confermati rischi potrà sospendere per un periodo non superiore a 30 giorni l’efficacia della cessione dei crediti di imposta. Se i rischi iniziali, invece, non vengono confermati la comunicazione produrrà i suoi effetti”.

L’INFLAZIONE CORRE E SUPERA IL 3%: COSTA 900 EURO A FAMIGLIA
Lo dice l’Istat e lo scrive “La Repubblica”: “I dati hanno collocato l’inflazione al +3% annuo a

Inflazione

ottobre, e si sale al +3,2% se si considera l’indice che confluisce nelle statistiche di Eurostat. Il responsabile numero uno dei rincari è l’energia: da sola spiega due punti percentuali del risultato complessivo. Al netto di questa componente i prezzi sono rimasti stabili al +1,1%, mentre i beni energetici hanno fatto +20,2% a settembre e +24,9% a ottobre”. Le tensioni aumentano di fronte allo stop da parte della Germania delle autorizzazioni al gasdotto Nord Stream 2 che collega “la Russia alla rete tedesca bypassando l’Ucraina”. Così le quotazioni del gas all’hub olandese, riferimento per l’Europa, sono impazzite: fino ad un +15%; sopra i 92 euro”.  L’indice generale dei prezzi è già arrivato ad un aumento dell’1,8% e gli aumenti annui di spesa, al tasso di inflazione del 3%, costeranno 900 euro a famiglia.

RIORGANIZZAZIONE DELLE PMI: QUALCHE IPOTESI

Pmi

L’Italia è la patria delle piccole e medie imprese famigliari. Che di fronte all’ultima crisi economica si sono interrogate su come poter cambiare. Ne scrive il Sole 24 Ore: “Molte Pmi, ancora oggi, soffrono di sotto-dimensionamento, sotto-capitalizzazione e sotto-managerializzazione. La famiglia tende a mantenere il controllo totalitario dell’azienda per mantenere una propria indipendenza”. Gli svantaggi competitivi sono così di natura industriale, commerciale, finanziaria e gestionale. I possibili rimedi, però, ci sono e li elenca ancora il quotidiano economico: maggiore forza negoziale attraverso partnership e accordi commerciali e industriali; ottimizzazione dell’operatività con la messa in comune dei servizi (internazionalizzazione, ricerca e sviluppo, rotazione del personale) e condivisione di tecnologie, strutture finanziarie e modelli di business.