News

Bonus facciate o 110%? Scoprite le agevolazioni più convenienti. Il mercato nelle mani delle Pmi digitali

Bonus facciate o 110%? Scoprite le agevolazioni più convenienti. Il mercato nelle mani delle Pmi digitali

BONUS FACCIATE: ORA SONO PIU’ CONVENIENTI ALTRE DETRAZIONI
La detrazione del bonus facciate ha visto diminuire la percentuale dal 90% al 60%. “Così, se nel 2020 e 2021 quello riservato alle facciate era il bonus più conveniente dopo il 110% - scrive il Sole 24 Ore – quest’anno l’ecobonus per gli edifici condominiali e il semplice bonus ristrutturazioni al 50% lo superano in fatto di convenienza”. Infatti, la coibentazione con l’ecobonus ha il 65% “di base” e in condominio, se interessa almeno il 25% dell’involucro dell’edificio, si arriva al 70% e al 75% “se si raggiungono determinati livelli di prestazione energetica estiva e invernale”. Se poi si combinano fra loro eco e sismabonus si può portare la detrazione all’80% o all’85%. E per la semplice pulitura o tinteggiatura delle facciate, anche il semplice bonus ristrutturazioni del 50% torna piuttosto competitivo. Infine, se in caso di cessione e sconto in fattura il bonus facciate deve passare sempre dall’asseverazione dei prezzi e dal visto di conformità, il bonus ristrutturazioni li evita se i lavori non superano i 10mila euro o se ricadono nell’edilizia libera. Però, il bonus facciate si applica a qualsiasi categoria catastale, mentre quello ristrutturazioni è limitato al residenziale.

BONUS CASA PROROGATI: ECCO COME PIANIFICARE GLI INTERVENTI
“Il pacchetto proroghe previsto dalla legge di Bilancio è il più ricco degli ultimi anni, ma

Superbonus

smantella l’idea che lo Stato paga integralmente i lavori”, si legge sul Sole 24 Ore.
Condomini e superbonus. Per i condomini che vogliono eseguire coibentazioni (cappotti termici), rinnovo degli impianti di riscaldamento e interventi sulle parti strutturali c’è il superbonus, prorogato nella versione al 110% fino alla fine del 2023 e con percentuali ridotte nel 2024 (70%) e 2025 (65%). La proroga riguarda anche i lavori “trainati”. La proroga lascia più di uno spiraglio anche a chi inizia a pensarci oggi, ma difficilmente i lavori saranno a costo zero, anche nel caso si ceda il credito ad una banca. Infatti, qualche spesa inziale va messa in conto almeno per una seria diagnosi energetica o un buon capitolato.
Piccoli edifici e “villette”. La legge di Bilancio parifica ai condomini gli edifici di un unico proprietario composti da due a quattro unità immobiliari. Per gli edifici monofamiliari, o singole unità indipendenti inserite in edifici plurifamiliari, il 110% scade il prossimo 30 giugno e potrà arrivare al 31 dicembre solo se – alla data del 30 giugno – sarà stato eseguito almeno il 30% dell’intervento complessivo.

ITALIA DIGITALE: PRONTA UN’AZIENDA SU CINQUE

Digitale

Lo dice il rapporto Vodafone Business condotto su oltre 2.500 aziende di tutte le dimensioni in 11 Paesi di tutto il mondo. Scrive il Corriere della Sera che “le più pronte ad affrontare le sfide del futuro sono le aziende che investono maggiormente nei servizi digitali: quasi 9 su 10 (89%) hanno creato una tabella di marcia chiara per attuare la trasformazione digitale, contro solo il 60% delle imprese in generale”. In Italia, però, solo un’azienda su 5 (21%) si ritiene “adatta per il futuro” (Fit for the future: Fftf). Di queste, l’82% ha sviluppato almeno un piano per la trasformazione digitale, e il 59% sta accelerando sui propri piani di trasformazione digitale dopo la pandemia. Nove imprese Fftf su 10, inoltre, si dicono preparate ad affrontare rischi e imprevisti. Ecco le caratteristiche che definiscono le aziende “Fit for the future”: un’attitudine positiva al cambiamento, l’apertura alle nuove tecnologie, l’adattabilità ai nuovi trend attraverso la capacità di competere nei nuovi mercati ma anche una strategia chiara sui propri obiettivi di trasformazione. La percentuale di queste imprese è pari al 21% delle microimprese (da 2 a 9 dipendenti), al 25% delle piccole (meno di 50 dipendenti), al 24% delle medie (fino a 250 dipendenti) e al 21% delle grandi imprese.

IL NUCLEARE (E IL GAS) DELLA DISCORDIA
Scrive il Corriere della Sera che “le fonti fossili non sono mai state così desiderate e

Nucleare

pagate profumatamene da chi ne ha necessità vitale”. E qui entra in gioco la Commissione europea, che “promuove il gas naturale e soprattutto l’energia nucleare nella tassonomia (la classificazione di queste fonti energetiche come sostenibili) della transizione”. Il dibattito sul nucleare si fa sempre più insistente perché “sarebbe arduo, per l’Italia, soddisfare il 100% della domanda elettrica prevista al 2050 con i soli solare ed eolico. Meno costoso e un po' più facile sarebbe l’uso del nucleare a fissione o, più avanti, la fusione. Ancora peggio sarebbe se il nucleare non ci fosse non solo in Italia ma in tutta la Ue, perché allora l’intero sistema elettrico sarebbe a forte rischio di blackout”. Inoltre, il nucleare costituisce il 28% delle energie non carbon europee, e allungando la vita degli impianti esistenti “potremmo ottenere una quota maggiore di energia pulita e un abbattimento più forte della CO2 già in questo decennio”. Il punto è che “siamo di fronte a un populismo energetico che non dice la verità sui costi e sulle modalità davvero percorribili per la transizione”, conclude il Corsera.