
C’è la guerra, l’inflazione si riduce ma di poco, i prezzi di energia elettrica e gas pesano ancora sulla gestione quotidiana delle imprese, l’economia cinese frena e il commercio internazionale rallenta. Le previsioni della Commissione europea non alleggeriscono ansie e clima di sfiducia: anche per il quarto trimestre 2022, l’Eurozona e l’Italia si trovano in recessione tecnica.
Eppure, i cigni neri dei mercati non affondano la determinazione e la capacità di reazione degli imprenditori italiani. Secondo i dati di Confartigianato, nel 2022 il Pil italiano è cresciuto del 3,7% e supera quello di Cina, Francia, Germania, Usa e Giappone. Non accadeva dagli anni Ottanta. Ed è dal 2001 che il nostro Paese non superava nelle performance economiche Francia e Germania.
AUMENTANO GLI OCCUPATI E LE ORE LAVORATE
Una fra le sorprese più positive arriva dal mercato del lavoro, sostenuto dalla domanda delle piccole e medie imprese. Qui, l’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato è alla base di una crescita che, registrata a settembre, ha interessato anche tutto il mese di ottobre. Dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina, nel mese di febbraio 2022, gli occupati sono saliti di 276mila unità: i dipendenti registrano un +306mila, i contratti a tempo indeterminato crescono di 430mila unità, l’indeterminato diminuisce di 125mila e gli autonomi registrano un calo di 30mila unità.
A cosa si deve l’aumento dell’1,2% degli occupati? Da una crescita dell’1,5% delle donne e dell1% degli uomini. Da febbraio a ottobre 2022, il tasso di disoccupazione nell’Eurozona si è ridotto di 2 decimi di punto, mentre in Italia è salito di 7 decimi. E le imprese manifatturiere, strette tra i costi dell’energia e l’aumento del costo del credito, nei mesi estivi hanno aumentato le ore lavorate dell’1,4%.
UN ANNO POSITIVO ANCHE PER GLI INVESTIMENTI IN MACCHINARI E IMPIANTI
L’ottima performance di quest’anno è sostenuta dal migliore andamento del Pil nel terzo trimestre, quello estivo, e caratterizzato dal buon andamento della domanda turistica. Secondo l’Istat, infatti, nel terzo trimestre del 2002 la crescita congiunturale del Pil è stata dello 0,5%. Superiore al +0,4% della Germania e al +0,2% di Francia e della media europea.
Quale il fattore che ha trainato questa crescita? L’aumento del 2,2% del valore aggiunto di commercio, alberghi e ristorazione. Andamento positivo anche per l’economia digitale (+1,4%).
Sul lato della domanda si registra uno spunto più marcato degli investimenti in macchinari e impianti (+3%) e dei mezzi di trasporto (+10).
Infine, nonostante la crescente inflazione, anche la spesa delle famiglie italiane ha registrato un aumento del 2,2% rispetto al trimestre precedente.