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Caro-bollette: dal governo 4 miliardi in più, ma le imprese chiedono un altro "whatever it takes"

Caro-bollette: dal governo 4 miliardi in più, ma le imprese chiedono un altro "whatever it takes"

CARO-BOLLETTE: UNO TSUNAMI SULLE IMPRESE
“Le piccole imprese si fanno carico del 49% degli oneri di sistema (4,7 miliardi di euro) che sono dedicati alle agevolazioni destinate alle imprese energivore”, comunica Confartigianato a La Stampa. Che in un articolo sul caro-energia snocciola dati preoccupanti: “L’impatto dei maggiori costi energetici sulle imprese industriali è fortissimo: si è passati dagli 8 miliardi del 2019 ad oltre 37 nel 2022 con un incremento complessivo del 368% e di oltre 5 volte sul 2020”. I bar subiranno una stangata del 100%, i ristoranti in attività un aumento del 73% e gli alberghi un rialzo del 61%. L’autotrasporto, a causa del caro-gasolio, vedrà una spesa in più di circa 7 miliardi. E 80 sono i miliardi di euro in più a carico di imprese e famiglie. Manifattura, meccanica, siderurgia, industrie del vetro, del legno e del cemento, quelle delle piastrelle e della carta: tutte reclamano un nuovo “whatever it takes”, fare tutto ciò che è necessario, da parte del governo Draghi.

ECCO UN ALTRO “WHATEVER IT TAKES”: ARRIVANO 4 MILIARDI IN PIU’

Mario Draghi

Scrive il Corriere della Sera che “il Consiglio dei Ministri previsto per oggi dovrebbe approvare un nuovo pacchetto di misure (provvedimenti provvisori) per mitigare i rialzi delle bollette di famiglie e imprese del primo trimestre 2022”. Tra le ipotesi, “la possibilità di utilizzare 1,5 miliardi di euro derivanti dalle aste CO2 e la cartolarizzazione di alcuni oneri di sistema per un valore complessivo di circa 2,5 miliardi: in totale 4 miliardi che vanno ad aggiungersi ai 3,8 miliardi di euro già stanziati dalla legge di Bilancio”. Le due misure sulle quali si sta concentrando il governo – aste CO2 e cartolarizzazione - fanno però parte di una lista di interventi, anche strutturali seppur non immediati, inviata dal ministro Cingolani a Draghi. In totale si raggiunge la somma di 10 miliardi se ai 4 già visti si aggiungono 1,5 miliardi dalla riduzione degli incentivi sul fotovoltaico, da 1 a 2 miliardi dal taglio degli incentivi sull’idroelettrico e 1,5 dalla negoziazione a lungo termine delle rinnovabili. Tra le ipotesi, anche quella di aumentare la produzione nazionale di gas metano. “L’emergenza – continua il Corsera – è quella di disporre di un quadro dettagliato delle difficoltà dei settori a rischio, con l’intento di calibrare gli interventi del governo sulle diverse filiere con priorità per chi è a rischio sopravvivenza (l’interruzione produttiva è più conveniente del proseguimento dell’attività)”.

NO ALL’EXTRA-TASSA SUI COLOSSI DELL’ENERGIA
Lo si legge su La Stampa: “La tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche non ci

Soldi

sarà. Ufficialmente per ragioni di tempo e opportunità: i tecnici del governo non hanno trovato una soluzione tecnica che eviti la pronuncia di incostituzionalità, come avvenne con la Robin Tax”.

ENERGIA E MATERIE PRIME, E’ ORA DI RIDURRE LA DIPENDENZA DALL’ESTERO

Gas

Siamo in un momento in cui il rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime sono legati a doppio nodo all’aumento dell’inflazione. Dunque, due sono gli elementi che rischiano di pregiudicare il ritorno dei prezzi ai livelli pre-pandemici: “Lo sfaldamento delle supply chain da un lato e le politiche climatiche dall’altro”, si legge sul Sole 24 Ore. Politiche che non sono un “pasto gratis” in quanto comportano, sul lato dell’offerta, “la riduzione degli investimenti in carbone, gas e petrolio con il conseguente aumento della bolletta energetica che a sua volta si traduce in tagli produttivi nei settori energivori” e sul lato della domanda, invece, l’aumento dei consumi dei metalli (rame, nichel litio e cobalto) indispensabili per lo sviluppo delle auto elettriche. Le soluzioni a questa “stretta” possono essere due: “Ridurre la dipendenza dai fornitori esteri di energia e di materia prima, ripristinando al tempo stesso le capacità produttive. Sul fronte energetico, perseguire un’attenta azione di diversificazione puntando ad una fornitura di gas da Paesi alternativi alla Russia, come Egitto e Libia”. Estrarre più gas dall’Adriatico sarebbe un passo importante, però dovremmo trarre beneficio anche dal Gnl statunitense. Sul versante industriale, invece, “lo Stato dovrebbe avviare un’azione di coordinamento per lo sviluppo del settore dell’acciaio che passi sia attraverso la costruzione di nuovi porti e il miglioramento di quelli esistenti, sia il recupero di almeno parte della produzione persa negli ultimi 10 anni”.