
PMI ED ENERGIA ELETTRICA: “CHI INQUINA PAGA”, PRINCIPIO DISATTESO
L’elevata tassazione di energia elettrica e gas comprime la competitività delle imprese, soprattutto quelle piccole, e non rispetta in modo rigoroso il principio “chi inquina paga”. Quotidiano Energia scrive che “se incrociamo i dati sul prelievo fiscale energetico – che rappresenta l’80,8% della tassazione ambientale – con quelli relativi all’impatto sull’ambiente, si osserva che l’Italia è al 18esimo posto nella Ue a 27 per intensità di emissioni di CO2, ma balza al terzo posto per tassazione dell’energia”. Nonostante in Italia le emissioni per abitante siano del 28,7%, il nostro Paese paga una tassazione energetica superiore – rispetto alla Germania, dove le emissioni sono maggiori – del 67,9%. Nel confronto con la Francia, la tassazione energetica è maggiorata per l’Italia del 18,3%. Infine, se l’Italia registra intensità di emissioni sostanzialmente in linea (+1,4%) con quelle della Spagna, registra un maggiore prelievo fiscale sull’energia del 67,5%. Insomma, inquiniamo meno degli altri Paesi, ma paghiamo di più. Sulle imprese in bassa tensione grava il 33,2% degli oneri generali a fronte di un 24,5% dei consumi totali di elettricità.
Qui ricordiamo le richieste di Confartigianato al governo.
SU GAS E NUCLEARE, LA COMMISSIONE EUROPEA FA TUTTI SCONTENTI

Si legge sul Sole 24 Ore che “la bozza di atto delegato complementare per la classificazione di sostenibilità di gas e nucleare diffusa il 31 dicembre dalla Commissione europea per la consultazione, ha fatto arrabbiare tutti”. Tranne la Francia, che ha ottenuto quello che chiedeva: non mettere in discussione il suo modello energetico basato sul nucleare. L’Italia, invece, ritiene che i limiti di emissione previsti per concedere il bollino verde alle centrali a gas siano troppo bassi. Il nostro governo chiede che la soglia di emissione di CO2/kWh venga alzata a 340 grammi, oppure che si mantenga una media annuale di 750 Kg di CO2/kWh. La Commissione europea aveva fissato i due limiti rispettivamente a 270 grammi di CO2 per kWh e a 550 kg di CO2 per kWh (media annuale). Sul gas, l’Italia è allineata al governo tedesco, mentre sul nucleare ha deciso di non pronunciarsi. Al fianco di Italia e Germania – che credono che il gas consenta un salto di qualità nel taglio delle emissioni rispetto al carbone - ci sono anche Polonia, Ungheria, Grecia e Cipro. Contrari: Austria, Danimarca, Spagna, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Svezia. Francia e Finlandia, in linea di principio sarebbero contrarie al gas, ma hanno assunto una posizione di neutralità.
LA RIVOLUZIONE TARI: ARERA FISSA I NUOVI STANDARD PER COMUNI E GESTORI
L’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, con la delibera 15/2022

tenta un deciso passo avanti nella riforma della Tari. Le amministrazioni locali dovranno definire il proprio regolamento entro il 31 marzo per poi fare scattare gli standard dal prossimo anno. Si legge sul Sole 24 Ore che “i Comuni e le aziende di igiene urbana dovranno indicare per ogni via il giorno e la fascia oraria in cui si svolge la raccolta rifiuti, lo spazzamento e la pulizia delle strade. Dovranno garantire almeno una modalità senza costi aggiuntivi per il pagamento della Tari, e assicurare rateizzazioni (quando l’importo in bolletta supera del 30% il valore medio del biennio precedente) con un occhio di riguardo alle famiglie in difficoltà che rientrano nella platea del bonus sociale per le utenze elettriche, idriche o del gas. Inoltre, dovranno attivare un numero verde gratuito per i contribuenti, come gratuito andrà assicurato il servizio di raccolta dei rifiuti ingombranti. Tempi certi, e celeri, andranno garantiti per i rimborsi non dovuti, o per gli interventi da attivare quando l’utente segnala un problema”. La delibera disciplina anche la presentazione della documentazione per l’avvio a recupero o riciclo dei rifiuti da parte delle imprese che decidono di uscire dal servizio pubblico, prevedendo il termine del 31 gennaio di ciascun anno.
PNRR, PER GLI INVESTIMENTI SCATTA LA TAGLIOLA DELLE CLAUSOLE GREEN

Si legge sul Sole 24 Ore che “nei documenti tecnici si scrive Dnsh ed è l’acronimo che rischia di fare impazzire le amministrazioni che devono gestire i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e le imprese che si candidano a riceverli”. Dnsh significa “do not significant harm”, cioè non arrecare un danno significativo all’ambiente. Il rispetto della clausola interessa più di 150 interventi; per 70 di questi si prevede un “contributo sostanziale” al raggiungimento di quegli obiettivi e, di conseguenza, verranno applicati elementi di verifica più stretti. “Per il finanziamento delle Pmi, delle piccole imprese a media capitalizzazione e per gli investimenti fino a 10 milioni di euro – continua il quotidiano economico – verrà applicata una forma semplificata di verifica della sostenibilità”.