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Confartigianato: “No alla patente a crediti in edilizia: la sicurezza sul lavoro non si fa con la burocrazia”

Confartigianato: “No alla patente a crediti in edilizia: la sicurezza sul lavoro non si fa con la burocrazia”

«La sicurezza sul lavoro non si fa con la burocrazia». All’indomani dell’annuncio della “patente a crediti” per le imprese del settore delle Costruzioni, Confartigianato esprime tutta la sua contrarietà ad uno strumento che giudica «farraginoso e pieno di incertezze e lacune applicative, destinato a non produrre alcun risultato positivo in termini di riduzione degli infortuni. Anzi, la “patente” rischia di trasformarsi nell’ennesimo balzello burocratico sulle spalle degli imprenditori edili, in particolare le piccole imprese, che duplica oneri economici e adempimenti amministrativi rispetto a quelli già esistenti».

Di cosa si tratta? In Consiglio dei Ministri è arrivato il pacchetto sicurezza sul lavoro inserito tra i 48 articoli del nuovo decreto legge (non ancora pubblicato) sull’attuazione del Pnrr. Con il quale il governo vuole “dare attuazione al piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso 2023-2025 applicando le tre C: controlli, contrasto e compliance”. E qui spunta la “patente a punti” per le imprese e per i lavoratori autonomi, che entrerà in vigore dal 1° ottobre 2024. Ne sono escluse le aziende che hanno l’attestato di qualificazione SOA.
Nel dettaglio:

PATENTE A CREDITI: I REQUISITI PER OTTENERLA
La patente, già prevista dal Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro del 2008 ma mai attuata, viene rilasciata in formato digitale dalla competente sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro solo se il responsabile legale dell’impresa, o il lavoratore autonomo, possiede i seguenti requisiti:

  • Iscrizione alla camera di Commercio Industria e Artigianato
  • Adempimento, da parte del datore di lavoro, dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori dell'impresa, degli obblighi formativi di cui all'articolo 37
  • Adempimento, da parte dei lavoratori autonomi, degli obblighi formativi previsti dal decreto legge
  • Possesso del Documento Unico di Regolarità Contributiva in corso di validità (Durc)
  • Possesso del Documento di Valutazione dei Rischi (Dvr)
  • Possesso del Documento Unico di Regolarità Fiscale (Durf)

COME FUNZIONA LA PATENTE A CREDITI
La patente è dotata di un punteggio iniziale di trenta crediti: le imprese possono operare nei cantieri temporanei, o mobili, se ne possiedono almeno 15. Ma i crediti si possono perdere:

  • In caso di incidente mortale: decurtazione di 20 crediti e rischio della sospensione dell’attività fino a 12 mesi
  • In caso di una inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale: decurtazione di 15 crediti
  • In caso di inabilità temporanea assoluta con un’astensione dal lavoro di oltre 40 giorni: decurtazione di 10 crediti

LE SANZIONI E I CREDITI DA RECUPERARE
Le imprese o i lavoratori autonomi senza patente, o con un numero di crediti inferiore a 15, dovranno pagare una multa che va da 6mila fino a 12mila euro.
La perdita di tutti i punti porta alla chiusura immediata del cantiere e non verrà rilasciato il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC). Inoltre, per un periodo di 24 mesi l’azienda non potrà partecipare ad alcuna gara d’appalto e ottenere finanziamenti pubblici.
I crediti, però, si possono recuperare se il datore di lavoro, o il responsabile tecnico dell’azienda, partecipa a specifici corsi di formazione. L’obiettivo di questo percorso è quello di fornire una conoscenza approfondita e aggiornata sulle normative di sicurezza e sulle migliori pratiche da adottare nei luoghi di lavoro (compliance), per aiutare le imprese a migliorare le loro politiche interne di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul lavoro.
La patente viene incrementata di un credito per ciascun anno successivo al secondo, sino a un massimo di dieci crediti, se l’impresa non è interessata dalle sanzioni.

Ancora Confartigianato: «La sicurezza sul lavoro si tutela con il rispetto di regole chiare ed applicabili, con gli organismi paritetici tra Organizzazioni imprenditoriali e sindacati dei lavoratori, con la prevenzione e la formazione, con l’applicazione corretta dei contratti nazionali di lavoro del settore, con l’associazionismo d’impresa (che diffonde la cultura della legalità), incrociando le tante banche dati esistenti (per realizzare un efficace piano nazionale della prevenzione), con un sistema di ispezione sul lavoro rafforzato e senza inutili duplicazioni di competenze».