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Crisi idrica: nel Nord 90mila imprese rischiano di restare senz’acqua

Crisi idrica: nel Nord 90mila imprese rischiano di restare senz’acqua

L’acqua scarseggia. Non solo è poca ma ne abbiamo sempre meno. Si parla di crisi idrica, che nel Centro-Nord – il più colpito dalla mancanza di precipitazioni – mette a rischio 91mila imprese con 1 milione 108mila addetti. Si tratta dell’87,3% dell’occupazione nazionale nei dieci comparti manifatturieri che registrano un elevato utilizzo di acqua: il 69,3% dei consumi delle imprese di produzione. Le imprese artigiane sono 55mila e gli addetti 246mila. Per quanto riguarda il terziario, sotto osservazione ci sono lavanderie, acconciatori ed estetisti.

La siccità spiazza la produzione di elettricità di rinnovabili
La mancanza d’acqua si ripercuote anche sulla produzione di energia idroelettrica, che nel 2022 è crollata del 37,7%: il fotovoltaico è riuscito solo in minima parte a compensare questo calo. La caduta interessa anche la copertura del fabbisogno delle fonti rinnovabili, che passa dal 35,4% del 2021 al 31,1% del 2022. Nei primi due mesi del 2023 la produzione idrica si riduce del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La spesa pubblica è dimezzata rispetto l’Europa
Per ridurre le perdite e gli sprechi, e riammodernare la rete delle infrastrutture idriche, servono un piano d’azione e le adeguate risorse economiche. L’Italia è chiamata a fare un passo in più, soprattutto se si confrontano le sue performance con quelle europee. Nel nostro Paese, infatti, la spesa pubblica per la gestione dell’acqua – approvvigionamento idrico e trattamento delle acque reflue – nel 2021 ammontava a 2,2 miliardi di euro, 37 euro per abitante. Si parla di meno della metà (-52,2%) dei 77 euro per abitante della spesa media Ue. La Spagna arriva a 66 euro, la Germania a 74 e la Francia a 122 euro della Francia. I dati sono inclementi: nella media degli ultimi dieci anni, la spesa pubblica per la gestione dell’acqua in Italia si è ridotta di quasi un terzo (-30,5%), mentre è salita in Francia (+6,7%) e in Germania (+7,0%).

La spesa delle famiglie per l’acqua potabile
Per l’acqua potabile, una famiglia spende 177 euro all’anno. Al Centro si sale a 205, nel Mezzogiorno a 202 euro, nel Nord Est a 194 euro. La spesa minima si registra nel Nord-Ovest, con 117 euro/anno. Complessivamente, in Italia si stima una spesa delle famiglie nel 2022 di 4,5 miliardi di euro. Ma la spesa annua di una famiglia come è composta? Secondo una relazione di Arera, della spesa media di un’utenza domestica tipo con un consumo annuo pari a 150 mc il 39,6% va al servizio di acquedotto, il 29,6% a quello di depurazione e il 12,8% al servizio di fognatura. L’Iva pesa per il 9,1% e il rimanente 9% si riferisce alla quota fissa.

Le tendenze dei prezzi per la fornitura di acqua
Nel mese di febbraio, in Italia i prezzi al consumo della fornitura di acqua sono saliti del 4,2%: l’Eurozona registra un +4,4%. Alla testa della classifica si pone la Germania con un incremento del 4,7%, mentre la Francia registra un +2,6% e la Spagna +1,2%. A salire sono anche i prezzi alla produzione con un +5,4%.

Una struttura di offerta frammentata
In un settore dove sono richiesti ingenti investimenti, pesa la polverizzazione della gestione dei servizi idrici: nel 2020 i gestori erano 2.391, di cui 1.997 in economia (83,5%), ovvero enti locali, e 394 gestori specializzati (16,5%). Sono quasi duemila (1.965) gli enti che gestiscono le reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile. Nel settore della raccolta, trattamento e fornitura di acqua operano 742 imprese con 34.912 addetti e un fatturato di 9,1 miliardi di euro.

Le perdite della rete idrica
Le prospettive concrete di un razionamento dell’acqua danno un particolare significato alle perdite idriche che, dall’analisi dei dati pubblicati dall’Istat, sono pari a 3,4 miliardi di metri cubi, il 42,2% dell’acqua immessa in rete, equivalente all’89% dei consumi della manifattura. Se consideriamo il costo medio variabile per acquedotto della tariffa del servizio idrico, si stima un controvalore delle perdite di 2,9 miliardi di euro.

I fondi del Pnrr e la cabina di regia
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedica alla gestione sostenibile delle risorse idriche 4,4 miliardi di euro. A fine 2022 erano stati raggiunti i 12 obiettivi previsti per la relativa missione del Piano M2C4 – Tutela del territorio e della risorsa idrica. Infine, lo scorso 1° marzo il Governo ha istituito una Cabina di regia proprio per intervenire sulla crisi idrica.