
Con la crisi nel Mar Rosso, sempre più alti sono i rischi per il commercio internazionale e non è escluso un incremento inflazionistico. Dall’inizio degli attacchi più di duecento navi hanno dichiaro incidenti, circa 180 vascelli sono stati costretti a cambiare rotta e otto tra i dieci più grandi armatori del mondo hanno temporaneamente sospeso ogni passaggio dal Canale di Suez.
La crisi costa e i danni si contano. A farlo sono le piccole imprese italiane, che registrano una diminuzione preoccupante proprio nell’export di quei prodotti che rappresentano la bandiera del Made in Italy. A soffrire più di tutti gli altri settori, è quello della manifattura.
CRISI DEL MAR ROSSO: SULLE PICCOLE IMPRESE DANNI PER 8,8 MILIARDI
Partiamo dai danni: 95 milioni di euro al giorno per un totale di 8,8 miliardi in tre mesi.
La fotografia dei costi che le piccole imprese hanno dovuto sostenere in tre mesi, da novembre 2023 a gennaio 2024, a causa della crisi nel Mar Rosso la scatta Confartigianato. Che ha calcolato, inoltre, l’impatto del calo di traffico di navi mercantili tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso sui flussi dell’interscambio commerciale dell’Italia con Asia, Oceania, Paesi del Golfo Persico e del Sud-est dell’Africa.
Sempre negli ultimi 3 mesi, l’Italia ha perso 3,3 miliardi, 35 milioni al giorno, per mancate o ritardate esportazioni e 5,5 miliardi (60 milioni al giorno) per il mancato approvvigionamento di prodotti manifatturieri.
COLPITO L’IMPORT – EXPORT DEL MADE IN ITALY

Confartigianato ha misurato anche le conseguenze della crisi sulle micro e piccole imprese italiane che, in Europa, sono quelle a maggiore rischio. La loro quota di export manifatturiero diretto nei Paesi extra Ue è infatti pari al 32,7% del totale europeo, con un valore addirittura doppio rispetto alle omologhe imprese tedesche. Nel 2023 ammonta a 30,8 miliardi di euro (pari a 1,5 punti di Pil) il flusso di import-export di merci dei settori Made in Italy con maggiore presenza di piccole imprese che transita attraverso il Mar Rosso.
I PRODOTTI CHE SOFFRONO DI PIU’
In particolare, il valore delle esportazioni di prodotti nei quali maggiore è il contributo delle piccole

imprese è di 10,8 miliardi:
Il valore degli impianti e macchinari, comparto chiave dell’export Made in Italy, transitati nel 2023 via mare dal Canale di Suez verso i mercati dei paesi emergenti dell’Asia è stato di 11,6 miliardi.
IL SISTEMA DEI TRASPORTI: A RISCHIO 2,5 MILIARDI DI FATTURATO

Nelle 14 province in cui sono localizzati i 15 maggiori porti con almeno un milione di tonnellate di merci movimentate attraverso il Mar Rosso, sono a rischio 2,5 miliardi di euro di fatturato del sistema di trasporto e logistica. Il comparto conta 13.000 imprese, di cui 7.979 nell’autotrasporto merci, 1.136 nel trasporto marittimo di merci e 5.683 nei servizi della logistica.
Gli effetti della crisi? Si allungano i tempi di consegna delle merci, perché si punta sulle rotte che circumnavigano l’Africa, e aumentano i costi del trasporto marittimo. A proposito: l’indice del costo del trasporto marittimo dalla Cina, nella settimana del 12 gennaio 2024, è aumentato del 120,6% rispetto alla settimana precedente all’inizio degli attacchi alle navi occidentali.
L’IMPATTO SULLE REGIONI ITALIANE
Il valore più alto di prodotti trasportati via mare attraverso il Mar Rosso è quello della Lombardia, pari a 12,9 miliardi, seguita da Emilia-Romagna con 9,4 miliardi, Veneto con 5,7 miliardi, Toscana con 4,7 miliardi, Piemonte con 4,2 miliardi e Friuli-Venezia Giulia con 2 miliardi.
CONFARTIGIANATO: LA CRISI PENALIZZA LA MANIFATTURA ITALIANA
Marco Granelli, presidente di Confartigianato: «L’escalation della crisi in Medio Oriente penalizza il sistema del Made in Italy e l’approvvigionamento di prodotti essenziali per la trasformazione della manifattura italiana, aggravando la frenata del commercio internazionale. Gli effetti della crisi del Mar Rosso, sommati alla stretta monetaria in corso e alla riattivazione delle regole europee di bilancio, potrebbero avere pesanti conseguenze sulla crescita economica italiana. E’ indispensabile mettere in campo tutte le misure, a cominciare dall’attuazione del Pnrr, per alimentare la fiducia e la propensione ad investire delle imprese e scongiurare il rischio di una frenata del ciclo espansivo dell’occupazione».
ROTTE PIU’ LUNGHE E NOLI PIU’ CARI: SI TEME IL PEGGIO
A mettere in evidenza i problemi che sta causando la crisi nel Mar Rosso nello stretto di Bab el-Mandeb

è anche un’analisi di Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, con alcuni dati sui traffici del Canale di Suez: