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Cybersicurezza: il 37% delle Pmi ha subito un attacco. In Lombardia i reati sono aumentati del 25%

Cybersicurezza: il 37% delle Pmi ha subito un attacco. In Lombardia i reati sono aumentati del 25%

Un’impresa italiana su sei subisce attacchi informatici. A pochi giorni dagli assalti degli hacker su scala mondiale, il tema della cybersicurezza diventa più che mai attuale. Soprattutto per le piccole e medie imprese: il 37% di queste, nell’ultimo anno, ha dovuto far fronte ad almeno un attacco contro la media Ue del 28%. E la soglia della preoccupazione non fa che aumentare, perché nel 2022 – secondo l’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia – i reati online sono cresciuti del 18,4% colpendo, in maggior misura, le aziende toscane (+35,5%), pugliesi (+25%) e lombarde (+24,8%). Il quarto posto della classifica è occupato dal Friuli-Venezia Giulia con un aumento dei reati del 24,1%. Segue la Provincia Autonoma di Bolzano con un +23,6%.

L’ITALIA AL SECONDO POSTO IN UE PER ATTACCHI INFORMATICI
Nel 35% dei casi l’attacco informatico ha sfruttato la vulnerabilità del software, hardware o della rete. Questo dato, se rapportato alla media europea del 23%, colloca l’Italia al secondo posto tra i 27 paesi dell’Ue. Per il 26% dei casi è stata una violazione di password, quota superiore di 7 punti al 19% della media Ue che posiziona l’Italia al quarto posto in Ue, per il 21% una truffa o frode e per il 20% un malware, cioè un programma/codice che altera le attività di un sistema.

IL PROBLEMA ESISTE E INTERESSA TUTTI
Paolo Pinetto, direttore del Laboratorio Nazionale Cybersecurity, intervistato da Imprese e Territorio pochi mesi fa aveva sottolineato l’urgenza di intervenire sul problema: «La strategia più adatta passa necessariamente da un percorso di sensibilizzazione e formazione. Partendo da una consapevolezza: il problema esiste e nessuno di noi ne è esente. E quando dico nessuno, penso tanto ai Ceo di un’azienda quanto ai collaboratori nella fabbrica o in officina. Perché qualsiasi cosa connessa a Internet può essere attaccata. Tutte le aziende devono rendersi conto che la sicurezza non è un costo ma un investimento. E non è neppure un prodotto, perché non si compra. La sicurezza è un processo che nasce da una mentalità precisa e dall’esigenza di organizzarsi».

IN AUMENTO IL NUMERO DELLE DENUNCE
Organizzarsi per tutelare il proprio lavoro, i propri macchinari e il proprio business perché dietro ad un attacco informatico c’è un’azione criminale che spesso sfocia nella richiesta del pagamento di un riscatto. E il numero delle denunce aumenta: la media di 54 notifiche per ogni 10mila abitanti assume un’intensità superiore in Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Umbria. In queste regioni la soglia è al di sopra delle 60 denunce. Poco sotto troviamo il Veneto con 59, la Valle d’Aosta con 58 e la Toscana con 57.

GLI ATTACCHI INFORMATICI PIU’ DIFFUSI

  • Phishing: alla sua base ci sono tecniche di social engineering. Agisce attraverso trappole sofisticate in cui anche un utente più esperto può facilmente cadere
  • Spyware: sono un tipo di malware che si nasconde sui dispositivi, monitora le attività dell'utente e sottrae informazioni sensibili come dati bancari e password
  • Ransomware: cripta i dati della vittima contenuti nell’hard disk del suo Pc. Si tratta di un virus malware che limita l’uso dei dispositivi e permette di ripristinare le funzionalità dopo il pagamento di un riscatto
  • Acquisizione di account o furto di identità, accesso non autorizzato a file o reti, ascolto non autorizzato di videoconferenze o messaggi istantanei
  • Hacking di conti bancari online
  • Attacco DoS: impedisce di accedere alla rete o alle risorse del Pc
  • Attacchi alla supply chain: sono minacce avanzate e persistenti che possono compromettere il meccanismo di aggiornamento dei pacchetti software, permettendo ai criminali di inserirsi all’interno della distribuzione legittima del software

QUALI LE CONSEGUENZE SULLE IMPRESE?
Di fronte ad un attacco informatico il 30% delle imprese usa un tempo sempre maggiore per rispondere alle incursioni; il 25% deve affrontare costi di riparazione o ripristino delle dotazioni informatiche; il 18% non può più usare risorse o servizi; un altro 18% non è in grado di far continuare ai propri dipendenti le attività quotidiane; l’11% subisce la richiesta di riscatto in denaro (la media europea è del 6%).

COME REAGIRE DI FRONTE AD UN ATTACCO
Ad offrire alcuni consigli è ancora Paolo Pinetto:

  • Mai cedere al panico
  • Nel caso dei ransomware si sconsiglia il pagamento di un riscatto
  • Dotarsi di un back up per separare i dati e le informazioni da tutto il resto: in questo caso si può ripristinare il sistema e lasciarsi alle spalle l’attacco
  • In caso di esfiltrazione dei dati avvisare immediatamente la Polizia Postale
  • Affidarsi ad esperti preparati per seguire corsi formativi adeguati sulla cybersicurezza
  • Acquistare strumentazione tecnologica all’avanguardia
  • Mai cliccare sulla prima mail che arriva sulla casella di posta
  • Non usare nel Pc una chiavetta Usb la cui provenienza è incerta