News

Ecco perché la progettazione dell'aria condizionata non è più un optional

Ecco perché la progettazione dell'aria condizionata non è più un optional

Ricordate cosa accadde anni fa nel settore dell’automotive? Viaggiavamo con i finestrini abbassati perché le automobili non erano dotate di aria condizionata. Poi, la possibilità di rinfrescare l’abitacolo è diventata una richiesta imprescindibile, ed oggi il climatizzatore fa parte dell’allestimento di serie di qualsiasi vettura.

Negli ultimi anni un fenomeno del tutto simile sta interessando l’edilizia: di fronte ad estati sempre più torride, anche nel settore residenziale l’impianto di raffrescamento è diventato una componente irrinunciabile delle abitazioni.

Se nel terziario, e nell’industria, la climatizzazione estiva è presente da tempo tramite impianti centralizzati e specificamente progettati, nelle case si è assistito a un'esplosione di installazioni "fai-da-te", o d'emergenza, basate su macchine di piccola taglia spesso scelte e montate senza alcuna progettazione di dettaglio.

A riflettere su questo scenario nell’ambito de “La casa del futuro” — l’approfondimento di Confartigianato Imprese Varese sui nuovi mercati dell'edilizia e dell'impiantistica — è Gian Luca Morini, docente del Corso di Laurea in Ingegneria Energetica all’Università di Bologna.
 

NUOVI IMPIANTI, VECCHIE ABITUDINI E POCA MANUTENZIONE

Le estati roventi spingono la domanda di condizionatori, ma la vera svolta tecnologica risiede nella penetrazione delle pompe di calore in sostituzione delle tradizionali caldaie. L’invertibilità della pompa di calore consente, infatti, di affidare ad un unico generatore due funzioni: riscaldare in inverno e raffrescare in estate.

Abbinando le pompe di calore a terminali come i ventilconvettori, o i sistemi radianti a pavimento e a soffitto, è possibile climatizzare l'intera casa ed evitare il ricorso ai classici condizionatori split di piccola taglia dedicati ai singoli locali, che spesso offrono prestazioni modeste.

L'installazione dei piccoli split rimane comunque diffusissima, soprattutto negli edifici esistenti dotati dei vecchi radiatori. In questi casi, la scelta del condizionatore avviene quasi sempre in base al prezzo e non alle specifiche tecniche: si ignorano la cubatura da rinfrescare e l'esposizione della casa, basandosi solo sui pochi dati riportati sui cartellini che accompagnano le macchine sugli scaffali della grande distribuzione.

Il risultato? Nell'ultimo decennio le nostre abitazioni si sono riempite di macchine economiche, caricate con refrigeranti sintetici che, se dispersi, hanno un alto impatto ambientale, chiamate a lavorare per ore ricircolando sempre la stessa aria. Spesso, i filtri si saturano in pochi mesi e non vengono mai puliti o sostituiti. Molti condizionatori vengono letteralmente "dimenticati" in inverno e riaccesi a inizio estate senza alcun controllo, funzionando a efficienza ridotta, facendo schizzare in alto le bollette ed emettendo aria poco salubre. Una deriva favorita anche da una normativa che, per le macchine di piccola taglia, non prevede controlli periodici obbligatori.
 

L’USO CORRETTO: ATTENZIONE ALLA "REGOLA DEL 7"

A peggiorare il quadro interviene la scarsa consapevolezza dei cittadini sull'uso corretto degli impianti, con conseguenze sia sui consumi che sulla salute.

Nelle giornate in cui la temperatura esterna supera i 35 °C, molti impostano il condizionatore a 24-25 °C, ignorando che uno sbalzo termico tra interno ed esterno superiore a 7-8 °C genera uno stress termico pericoloso per l'organismo.

La raccomandazione degli esperti è applicare la “regola del 7”:

  • Con 34-35 °C all'esterno, la temperatura interna non dovrebbe scendere sotto i 27°C.
  • Attivando la funzione di deumidificazione abbinata ai 27 °C, si ottiene un benessere microclimatico ottimale con un risparmio energetico nettamente superiore rispetto al funzionamento a 24 °C.
  • Effettuare la manutenzione di inizio stagione (pulizia della batteria di scambio e sostituzione dei filtri) garantisce aria sana e massimo rendimento della macchina.
     

EDIFICIO E IMPIANTO SONO UNA COSA SOLA

Ogni abitazione esprime un preciso fabbisogno energetico estivo. Impianto ed edificio costituiscono un sistema unico: se la macchina installata ha una potenza inferiore a quella richiesta, la casa non raggiungerà mai la temperatura desiderata.

Isolare l'involucro dell'edificio aiuta a mantenere il fresco? Sicuramente sì, ed è fondamentale isolare il tetto, che d'estate agisce come un enorme pannello solare assorbendo grandi quantità di energia termica.

Però, occorre prestare attenzione all'isolamento delle pareti perimetrali: se le murature sono troppo isolate, il calore della radiazione solare che entra dalle finestre durante il giorno rischia di rimanere intrappolato all'interno impedendo alla casa di "scaricare" il calore di notte, quando le temperature esterne calano.


L'ERRORE SI PAGA: IL VALORE DELLA PROGETTAZIONE

Nel settore della climatizzazione chi risparmia sull'acquisto spesso finisce per spendere di più in bolletta e in riparazioni. Una corretta progettazione termotecnica evita errori sulla potenza necessaria e guida verso una scelta consapevole delle macchine.

Oggi i progettisti dispongono di strumenti normativi aggiornati (come il Decreto Requisiti Minimi o le norme UNI TS11300 e UNI 10349) per valutare i fabbisogni estivi. Tuttavia, il cambiamento climatico sta correndo più veloce delle norme:

A Bologna la temperatura di progetto estiva prevista dalla norma UNI è di 33 °C. Durante l'estate 2026, i giorni in cui la temperatura massima ha superato i 33 °C sono stati ben 54. In queste condizioni estreme, un impianto calcolato sul limite "teorico" di 33 °C va inevitabilmente in sofferenza.
 

NUOVE PROFESSIONALITÀ: LA TRANSIZIONE ENERGETICA ENTRA IN CASA

Di fronte a queste sfide, dal Corso di Laurea in Ingegneria Energetica escono i termotecnici del futuro: professionisti capaci di dialogare con la complessità del nuovo mercato edilizio.

Gian Luca Morini conclude ricorrendo ancora una volta al parallelo con il mondo dei motori: «In ambito termotecnico sta accadendo ciò che vediamo nell'automotive con il passaggio dai motori termici all'elettrico. Negli impianti assistiamo ad una progressiva elettrificazione: dai vecchi generatori a gas (le auto a benzina o diesel) si passa alle pompe di calore elettriche, spesso abbinate a impianti fotovoltaici sul tetto per l'autoconsumo (l’equivalente del recupero di energia in frenata in ambito automotive).

I sistemi ibridi (pompa di calore abbinata alla caldaia) rappresentano l'equivalente delle auto ibride. Oggi, il compito del progettista e consulente energetico è saper consigliare la soluzione perfetta per le specifiche esigenze e lo stile di vita del cliente, puntando a suggerire le soluzioni più sostenibili sia dal punto di vista economico che tecnico». Davide Ielmini