
E’ SCONTRO SUL BONUS FACCIATE E SUL 110% PER TUTTE LE VILLETTE
Sui bonus edilizi, continua il braccio di ferro tra i gruppi parlamentari. A partire dalla proroga del Superbonus al 110% “e i lavori effettuati dalle persone fisiche sulle unità immobiliari unifamiliari (cosiddette villette)”, si legge sul Sole 24 Ore. C’è chi chiede la cancellazione del tetto Isee di 25mila euro per poter accedere al Superbonus fino al 31 dicembre 2022; altri vogliono sostituire questo indicatore con la possibilità di beneficiare del bonus per i lavori sulle villette “per le quali alla data del 30 marzo 2022 risulti effettuata la comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila). Ma anche nei casi di demolizione o ricostruzione se alla stessa data del 30 marzo sono state avviate le formalità amministrative per l’acquisizione del titolo abilitativo”. In questi casi, la proroga del Superbonus potrebbe arrivare fino al 2025 con un decalage che prevede il 110% “per i lavori effettuati fino al 31 dicembre 2022. L’agevolazione si riduce al 70% per i due anni successivi e passa poi al 65% nel 2025”. Ma c’è anche la proposta di eliminare il vincolo della Cila per le unità unifamiliari e di permettere l’accesso al Superbonus per tutto il 2022 per gli interventi di riqualificazione energetica che “al 30 giugno abbiano raggiunto il 30% dello stato di avanzamento lavori”. In ultimo, si dibatte anche sul bonus facciate: richiesta la proroga fino al 2025 con il mantenimento della percentuale del 90%.
IRPEF: TAGLI FINO A 810 EURO PER LE PARTITE IVA. PER I PICCOLI, ADDIO ALL’IRAP

Lo scrive il Sole 24 Ore: “Alle partite Iva che rimangono fedeli all’Irpef, la legge di bilancio promette un risparmio che oscilla dai 62 euro all’anno previsti per i redditi fino a 15mila euro agli 810 per le dichiarazioni da 50mila euro annui. Nella media complessiva, lo sconto per i circa 3,5 milioni di autonomi che non hanno voluto o potuto optare per la Flat Tax vale 202,4 euro, cioè il 16,7% in meno dei 243 euro medi prospettati ai lavoratori dipendenti”. Nel dettaglio, per gli autonomi da 50mila euro di reddito, l’Irpef 2022 peserebbe il 5,63% in meno di quella attuale; a 30mila euro l’alleggerimento scende al 3,24% e arriva al 2,48% a 15mila euro. Su un reddito di 75mila euro, l’aliquota scende dell’1,07% per poi diminuire ulteriormente quando il guadagno aumenta. Infine, scompare l’Irap per circa un milione di persone fisiche e ditte individuali.
OCSE: IN ITALIA PRESSIONE FISCALE AUMENTATA AL 42,9%
Il Sole 24 Ore scrive che “nel 2020 l’Italia ha visto aumentare l’incidenza della tassazione sul

Pil, passata dal 42,4% del 2019 al 42,9% (+0,5%). Il nostro Paese è ora al quarto posto tra i Paesi industrializzati che formano l’area Ocse, dove il rapporto tasse/Pil è stato in media del 33,5% (+0,1 punti) e ha quindi registrato un incremento maggiore della media”. A dirlo è il rapporto “Revenue Statistics 2021” dell’Ocse nel quale, sulla base dei dati dei 36 Paesi sui 38 aderenti all’organizzazione, si fa un bilancio di quanto il Covid abbia lasciato un segno anche sui vari tipi di tassazione. In Italia, per esempio, è aumentata sia l’incidenza della fiscalità societaria (+0,1 punti, in controtendenza rispetto alla flessione media pari a -0,4), sia quella delle imposte personali con un incremento doppio della media (+0,6 punti). Al primo posto per introiti statali e Pil c’è la Danimarca con il 46,5% seguita dalla Francia (45,4%) e dal Belgio (43,1%). L’incremento più rilevante è stato registrato dalla Spagna con +1,9 punti; il calo maggiore invece è dell’Irlanda con -1,7 punti.
VARESE: CHIUDE LA STORICA CENTRALE DEL LATTE
Non c’è stato niente da fare: da due anni in concordato preventivo, la storica Centrale del

latte di Varese chiude i battenti “e i 16 dipendenti dovranno trovare un altro posto di lavoro”, si legge sulla Prealpina. Scaduti i termini per la presentazione del piano, il tribunale ha ordinato la chiusura della struttura che, fondata nel 1933, negli anni aveva visto un incremento del fatturato (anche fino a 10 milioni di euro) e un ampliamento dei prodotti con zola e yogurt. A nulla sono serviti “gli investimenti aggiuntivi e l’acquisto di attrezzature tecnologicamente più avanzate decise con soci e allevatori della provincia di Varese: per far restare attivo l’impianto servivano circa due milioni di euro. Risorse che non sono mai arrivate neppure dagli imprenditori del settore”. Le difficoltà crescenti, con l’impossibilità di pagare i fornitori, mettono così fine ad un “latte che da 90 anni è compagno di vita e appartiene all’album dei ricordi ti tanti varesini e non”.