
Se non ci fossero, bisognerebbe inventarle. Stiamo parlando delle tante agevolazioni fiscali che, di fronte al pesante rincaro dei prezzi dei materiali anche nel comparto delle Costruzioni, si stanno rivelando un trampolino di lancio tanto per le imprese quanto per la committenza. Rincari sui quali si è concentrata l’elaborazione del Sole 24 Ore su dati Meps, Prometeia e Siteb: la variazione percentuale del ferro (acciaio tondo per il cemento armato), da novembre 2020 a luglio 2021 ha registrato un +243,3%, il polietilene ha fatto +100,9%, il polipropilene + 100,5%, il rame +38,6%, il bitume + 25,2% e il cemento + 10%.
La “mano santa”, così la considerano tanti imprenditori, dei bonus dà sollievo e argina le perdite. La conferma per il 2021 del bonus facciate, bonus ristrutturazioni, bonus mobili, ecobonus, sismabonus e bonus verde è una notizia che rinfranca tutti. Così come lo è la proroga del Superbonus al 110% al 30 giugno 2022. Nel caso non venga confermato anche per il 2023, “allora sì, la crisi del comparto sarà totale”, dice l’ingegnere Gianmauro Berton dell’omonima impresa di costruzioni con sede a Vedano Olona.
FERRO, ISOLANTI E LEGNO: QUI I RINCARI MAGGIORI CHE BLOCCANO LA FILIERA
Crisi non scongiurata, quella dell’edilizia, perché stretta nella morsa del rincaro dei materiali. E’ questo il macigno che pesa, e tanto, sulla conduzione quotidiana di chi costruisce e ristruttura. Senza esagerare nei toni, gli imprenditori si dimostrano pratici e coscienziosi: “L’acciaio tondo per cemento armato, il legno lamellare e gli isolanti (fondamentali per il Superbonus al 110%, che scommette sull’efficientamento termico degli edifici attraverso il cappotto) sono gli elementi di punta dell’edilizia, e proprio su questi il mercato si è scatenato con aumenti del ferro che vanno dal 30-35% (nei mesi scorsi lo si acquistava a settanta centesimi al chilo, ora siamo a più di un euro) al 20% degli isolanti e al 50% del legname. Che se a febbraio-marzo costava seicento euro al metro cubo, ora non si va al di sotto dei milletrecento euro”.
NON SOLO RINCARI: AD AUMENTARE SONO ANCHE I TEMPI DI CONSEGNA
Da un lato la salita dei prezzi, che porta i materiali ad essere considerati sempre più rari e per

questo interessati da una disponibilità sempre minore, e dall’altro i tempi di consegna: “Devo realizzare centro metri di cappotto – sottolinea il geometra Paolo Afferi dell’omonima azienda ci Cassano Magnago – e non riesco ad avere il materiale in tempo utile: l’ho ordinato a luglio e forse non l’avrò neppure per dicembre”. Le domande fioccano: cosa potrebbe accadere ad un’impresa che ha fatto un preventivo mesi fa? La risposta scuote l’economia: “Si corre il rischio che vada tutto all’aria. Poco tempo fa avevo conteggiato uno sconto del 10% sul preventivo di base; una settimana dopo sono sceso al 4%. E i clienti non sempre capiscono”. La “mano santa” dei bonus, però, aiuta: “Il lavoro non è diminuito; sta solo rallentando”. Stessa sorte per gli isolanti. E questa volta a fare due conti è l’ingegnere Berton: “A inizio anno la reperibilità era immediata; ora li ricevo nel giro di tre o quattro mesi. Il lamellare veniva consegnato mensilmente, mentre ora di mesi ne passano almeno due”.
I BONUS DA SOLI NON BASTANO: BISOGNA ORGANIZZARSI
Illusioni e magie non appartengono al mondo dell’imprenditoria. Se una soluzione la si deve trovare, sta nella propria capacità organizzativa. Ancora Berton: “Se non ho avuto problemi nel reperire il materiale è perché l’ho sempre ordinato con almeno quattro mesi di anticipo sulla data di costruzione degli edifici. E fino ad oggi non ho ritardato di un solo giorno la consegna di una casa. Diciamo che entro un certo range i rincari li si può gestire, ma se il raddoppio dei prezzi dovesse continuare allora il danno sarà irreparabile”. A risentirne è l’intera filiera Casa, serramentisti compresi, e “se il sostegno delle agevolazioni dovesse diminuire sarà difficile escludere un vero blocco dell’edilizia”.
CONCORRENZA SLEALE: LA SOLUZIONE C’E’
Comparto che non soffre però solo di questo. A spostare l’attenzione su un altro problema,

quello della concorrenza sleale tra imprese, è Agatino Mazzola della Asa Costruzioni di Masciago: “La situazione è drammatica: oggi si fa prima a comprare l’oro che il rame, ma il segno meno davanti al fatturato e la perdita di clienti la si deve anche alle imprese italiane che subappaltano alla manodopera estera. Un operaio del settore edile costa, mediamente, 3.500 euro al mese mentre chi adotta collaboratori soprattutto dell’Est se la cava con uno stipendio che è un quarto di quello regolare. La soluzione? C’è e sta nell’allineare prezzi dei materiali e stipendi”.
CONTRATTI SPEZZETTATI E LA SVIZZERA CHE DA’ UNA MANO
Listini validi, quando ci sono, per non più di quindici giorni e contratti che, stipulati a giugno o luglio, rischiano di essere “bruciati” dall’altalena dei prezzi. A dirlo è Augusto Trentin, geometra alla Spina Costruzioni di Lavena Ponte Tresa: “Sulla costruzione al rustico i rincari sul costo globale dell’opera si possono sostenere discretamente; sono le finiture, invece, a mettere in crisi il rapporto con il cliente. Quindi, abbiamo deciso di spezzettare l’appalto: un contratto valido per la realizzazione del rustico e un altro per il resto, compreso un accordo sui prezzi dei materiali per poterli gestire nel giro di due o tre mesi”. Insomma, oggi è del tutto impossibile preventivare il costo “chiavi in mano” di una villetta perché “i listini prezzi tendono a scomparire e si fa prima a chiedere la quotazione alla sede centrale dei fornitori”. Nel caos dei rifornimenti, la Svizzera dà mano grazie ai frontalieri: “Qui l’edilizia trova una valvola di sfogo negli stipendi di chi lavora oltreconfine: sono loro a potersi permettere l’acquisto o la costruzione di una nuova casa”. Nonostante i rincari.