News

Futuro Pmi: credito per assunzioni e tecnologie, skill per il digitale e più donne al lavoro

Futuro Pmi: credito per assunzioni e tecnologie, skill per il digitale e più donne al lavoro

PMI E CRESCITA: FINANZIAMENTI PER ASSUNZIONI E NUOVE TECNOLOGIE
Lo dice il quarto osservatorio piccole imprese italiane - campione di mille aziende (l’80% con meno di 50 dipendenti) con fatturato fino a 20 milioni di euro - realizzato da Credimi con l’agenzia di insight management Nextplora. Ne scrive Italia Oggi: «Se nel 2020 il 42% delle imprese ha utilizzato prestiti per coprire le esigenze di liquidità e il 34% per pagare i fornitori, nel 2021 i rispettivi dati sono scesi al 30% e al 28%. Ora, le Pmi chiedono finanziamenti per rinnovare il magazzino (29%), implementare l’e-commerce (27%), fare nuove assunzioni (24%) e acquistare macchinari e software (23%). Inoltre, se nel 2020 solo il 7% delle imprese richiedeva cifre sopra i 100mila euro, un anno dopo il 39% delle aziende ha dichiarato che la prossima richiesta supererà questa soglia». Cosa cercano gli imprenditori in un finanziamento? Il 64% del campione si è concentrato sul tasso di interesse, il 40% sulla velocità di erogazione, l’ammontare dell’importo interessa il 35%, la durata è importante per il 38%, mentre il 25% chiede la presenza di un consulente personale. Le ditte individuali scelgono, per il 45%, lo strumento del fido mentre il 50% le carte di credito. A fare maggior ricorso ai finanziamenti sono state le imprese dell’industria (13%; 31% nel 2020), del commercio (9% contro 35% dell’anno prima), dei servizi (8% contro 28%) e dell’edilizia (4% contro 30%).

FINANZIAMENTI E IMPRESE FEMMINILI

Pmi femminili

Lo si legge su Italia Oggi: «Come forma di finanziamento, le imprese femminili si sono rivolte maggiormente al fido (51% del campione dell’osservatorio Creditmi e Nextplora) e alle carte di credito (57%) rispetto alle imprese non femminili (rispettivamente 38% e 43%). La quota di quelle che non hanno avuto bisogno di un prestito è del 10%. Le imprese gestite da donne hanno utilizzato il credito per creare o migliorare l’e-commerce (31% contro 22% delle imprese non femminili) e per assumere nuove risorse (26% contro il 16%)». Inoltre, il 10% delle imprese in rosa pensa di richiedere un finanziamento entro 3 mesi, il 33% entro 6 mesi e il 22% entro l’anno. Infine, «sono meno le ditte capitanate da donne (il 48%) che pensano di utilizzare il consulente in banca rispetto a quelle maschili (70%). La banca, per questa categoria, non è più il canale principale di informazione, ma resta alla pari della ricerca online (44%) e del consiglio del commercialista (41%)».

REALTA’ VIRTUALE: NUOVE SKILL PER VECCHI MESTIERI
Ingegneri elettronici, progettisti di sistemi informatici, analisti, esperti di cyber sicurezza,

Digitale

disegnatori industriali e tecnici programmatori: sono queste le figure che le imprese non riescono a trovare. O trovano in quantità non adatte a soddisfare le loro esigenze. Lo si legge su Italia Oggi: «Le competenze digitali di base sono richieste per 3 assunzioni su 5, ma risulta difficile la ricerca per le aziende per il 34,9% dei profili richiesti. Per le capacità matematico-informatiche, il gap arriva al 40,3%. Al 40,9% per le competenze 4.0». Insomma, il digitale fa e farà sempre più la differenza. Inoltre, nell’epoca del metaverso – la continuazione del reale nel digitale - «una buona parte degli investimenti si concentrerà sul reclutamento non solo di nuovi professionisti ma anche delle professioni attuali che si adatteranno alle tecnologie di ultima generazione: architetti, costruttori (programmatori, sviluppatori, esperti di blockchain), digital product & fashion designer, esperti di cybersicurezza (“sceriffi”), smart contract developers, privacy & data protection, storytellers».

IL LAVORO FEMMINILE CRESCE MA E’ ANCORA TROPPO POCO (42,2%)

Occupazione

Lo scrive Il Sole 24 Ore: «In Italia, su dieci lavoratori le donne sono solo quattro. Lo confermano i dati Istat elaborati dalla Fondazione Leone Moressa. In media, l’occupazione è tornata a crescere di 169mila unità (+0,8% rispetto al 2020), ma se si analizza il trend di più lungo periodo il recupero non ha ancora compensato le posizioni perse: l’incidenza del 42,2% dell’occupazione femminile (più del 70% delle donne lavora nel settore dei servizi) sul totale dell’occupazione resta ancora troppo bassa». Un nuovo impulso potrebbe arrivare dall’attivazione della Misura 5 del Pnrr, che prevede la certificazione della parità di genere e che permetterà «alle imprese che promuovono il lavoro femminile e le pari opportunità di avere vantaggi fiscali». Sono sei i driver da rispettare per poter concedere la certificazione: il rispetto dei principi costituzionali di parità e uguaglianza; l’adozione di politiche e misure per favorire l’occupazione femminile; l’adozione di misure che favoriscano l’effettiva parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro; la promozione di politiche di welfare a sostegno del “lavoro silenzioso” di chi si dedica alla cura della famiglia; l’adozione di misure specifiche in linea con l’articolo 3.2 della Costituzione; il principio dell’equità di genere anche per accedere alle gare di appalto e per il rilascio dei contributi pubblici.