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I rischi dell’incertezza globale sul Made in Italy. Ma c’è chi resiste

I rischi dell’incertezza globale sul Made in Italy. Ma c’è chi resiste

Non si può essere ottimisti senza se e senza ma. Nonostante gli imprenditori tendano a guardare gli eventi globali con acutezza e senso della sfida, l’incertezza serpeggia tra officine e laboratori. Ed è quella incertezza che l’intensificazione delle guerre commerciali ha rovesciato sugli scambi internazionali penalizzando i flussi del commercio estero e portando la crescita ad una riduzione preoccupante.

EXPORT DIMEZZATO: NEL 2024 LA CRESCITA ERA DELL’1,6%
A dirlo sono i dati della Banca centrale europea: a marzo, il tasso di crescita del Pil mondiale – escludendo l’area dell’euro – è stato ritoccato al ribasso di 0,1 punti percentuali. Quota che salirà allo 0,2 nel 2026. Un colpo che si assesta soprattutto sull’economia dell’Eurozona, basata per di più sulle esportazioni di beni durevoli. Qui, infatti, la tensione aumenta perché quell’export in crescita dello 0,8% segna un arretramento non solo rispetto al trend del 2024 (+0,9%) ma, addirittura, si dimezza se guardiamo alle previsioni del mese di dicembre 2024, quando si viaggiava su un +1,6%.

L’EXPORT TRA RISCHI E TENUTE
A questo punto, è inevitabile parlare di rischi per l’export e delle tensioni alle quali sono sottoposte le economie dei singoli territori. La frenata dei flussi commerciali si ripercuote sulle due maggiori economie europee del manifatturiero: la Germania da un lato e l’Italia dall’altro. Per il nostro Paese, l’export cala dello 0,4%, ma a tenere botta sono, ancora una volta, quelle piccole imprese (meno di 50 addetti) che sono baluardo del Made in Italy nel mondo: alimentari, moda, mobili, legno, metalli, gioielleria ed occhialeria. In questi settori, l’export sale a 176,1 miliardi di euro e l’occupazione supera il 60%. A questo punto, come si ottiene quel calo dello 0,4%? Da un lato l’export delle piccole imprese aumenta del 3% ma, dall’altro, il resto della manifattura scende dell’1,6%.

I SEGNI POSITIVI CHE FANNO BENE AL MADE IN ITALY
Gioielleria, occhialeria e altri settori del manifatturiero riescono in una performance a doppia cifra che si assesta al +19,6%. Anche l’alimentare se la passa bene e si avvicina ad una crescita di circa il 10%, mentre la quota del legno è più misurata ma ugualmente positiva con un +0,7%. Se di crisi dobbiamo parlare, altri sono i comparti sotto osservazione: i prodotti in metallo segnano -2,2%, i mobili -2,6%, mentre il calo più pesante lo si osserva nella Moda con un -4,5%. Un settore, questo, che si muove in controtendenza solo in due regioni: Piemonte e Veneto.

TERRITORI A MACCHIA DI LEOPARDO
Come sempre accade nell’andamento economico, ci sono regioni che riescono ad emergere dalla situazione di crisi. Se si dà un’occhiata al peso delle esportazioni nei settori delle piccole imprese sul valore aggiunto regionale, la crescita maggiore – superiore alla media – si nota nel cluster settoriale della Toscana con +13,6%. Il Piemonte registra un aumento del 3,6% (gli altri settori che non rientrano nelle piccole imprese lasciano a terra il 7,6%) e l’Emilia-Romagna fa +1,7% (-3,2% nei restanti settori). I segni negativi sono diffusi in Veneto e in Lombardia (entrambe con un calo dell1,7% nelle piccole imprese).
Nelle Marche, il calo nei settori delle piccole imprese è più contenuto (-3,9%), mentre nei restanti settori si registra una discesa del 38,4%.