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IA: nelle Pmi impatto sul 22% dell’occupazione. Con i robot il rischio sale al 36%

IA: nelle Pmi impatto sul 22% dell’occupazione. Con i robot il rischio sale al 36%

Intelligenza Artificiale e robot: quale impatto sul mercato del lavoro? Secondo l’ultimo report di Confartigianato, nel quale si analizzano le principali tendenze macroeconomiche e congiunturali del 2023, il fenomeno deve essere tenuto sotto controllo.
Infatti, proprio sul mercato del lavoro la IA porterà ad una polarizzazione della qualità e attiverà una domanda formativa anche sui profili professionali più elevati: il dibattito sulla disoccupazione tecnologica si fa discusso e controverso perché:

  • In alcune imprese si delineano situazioni di sostituzione di lavoro da parte della IA
  • In altre i processi aziendali vedranno una collaborazione tra lavoratori e sistemi di IA


FATTORI ABILITANTI DELLA IA E POSIZIONAMENTO DELLE PMI ITALIANE
I dati contenuti nel report scattano un’istantanea interessante riguardante l’uso, da parte delle Pmi (da 10 a 49 addetti), di alcune tecnologie abilitanti e dell’Intelligenza Artificiale:

  • Il 30,5% delle Pmi italiane utilizza l’Internet delle cose. La media europea è del 26,5%. Il nostro Paese si colloca all’ottavo posto nella graduatoria europea
  • Il 50,4%, rispetto alla media europea del 31,6%, si affida invece al Cloud computing
  • Solo il 7,3% usa i Big data. La media europea, in questo caso, è del 12,5%. Le imprese italiane occupano il sedicesimo posto nella classifica della Ue
  • Le Pmi che usano, in Italia, la stampa 3D sono il 3,9%: dodicesima posizione in Europa
  • Il 25,8% si affida ai social contro una media in Ue del 27,3%: quindicesima posizione
     

PMI E IA: ECCO COSA CAMBIA
I sistemi di Intelligenza Artificiale richiederanno un riequilibrio del portafoglio delle competenze imprenditoriali, un fenomeno più marcato per le piccole imprese nelle quali l’imprenditore accentra su di sé attività nelle quali è elevato l’impatto della IA: analisi di bilancio, funzioni di controllo, gestione del credito e della finanza d’impresa, progettazione e amministrazione di sistemi, gestione legale e del personale, direzione vendite, organizzazione e gestione dei fattori produttivi, formazione on the job, gestione dei rapporti con il mercato dell’impresa, trasferimento e trattamento delle informazioni aziendali, informazioni e assistenza dei clienti.
 

PERCHE’ LE PMI USANO LA IA?

  • Il 38,7% la usano per estrarre conoscenza e informazione da un documento di testo (text mining)
  • Il 32% per convertire la lingua parlata in un formato leggibile dal dispositivo informatico (riconoscimento vocale)
  • Il 28,5% per identificare oggetti o persone sulla base di immagini (riconoscimento, elaborazione delle immagini)
  • Il 28% per automatizzare i flussi di lavoro o supportare il processo decisionale (Robotic Process Automation, software robot che utilizzano tecnologie di IA)
  • Il 23,7% per generare linguaggio scritto o parlato (generazione del linguaggio naturale)
  • Il 18,5% per analizzare dati attraverso l’apprendimento automatico (machine learning, deep learning, reti neurali)
  • Il 10,2% per consentire il movimento fisico delle macchine tramite decisioni autonome basate sull'osservazione dell'ambiente circostante (robot o droni autonomi)
     

OCCUPAZIONE NELLE PMI: INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ROBOT
I cambiamenti dettati dall’Intelligenza Artificiale, in Italia, interesseranno 8.366.000 occupati: il 36,2% del totale. L’impatto sull’occupazione nelle imprese è del 25,4%; nelle Pmi la quota scende al 22,2%. Le figure professionali “a rischio” sono: artigiani, operai specializzati e agricoltori. Con la robotica, sono a rischio il 26,4% degli occupati. Nelle Pmi la quota sale al 36,1%. Le piccole e medie imprese italiane che usano i robot sono il 6,9% e occupano la quarta posizione nella classifica europea.

I TERRITORI DOVE MAGGIORE E’ L’ESPOSIZIONE
La quota più elevata di entrate in professioni maggiormente esposte all'impatto dei sistemi di intelligenza artificiale si registra in Lombardia (32,5%) e Lazio (32,0%), seguite dal Piemonte con IL 27%, Campania con IL 25,3% ED Emilia-Romagna con IL 23,8%. All'opposto, sempre sulla base dei profili professionali richiesti, si osserva una minore esposizione nelle Marche (18,4%), Sardegna (18,3%), Abruzzo (17,5%) e Basilicata (16,7%).