
BOLLETTE, BOOM DI MANCATI PAGAMENTI
«I consumatore non riesce ad avere una percezione immediata dei prezzi - scrive Il Sole 24 Ore – così il caro-bollette spinge verso l’alto gli insoluti di privati e piccole imprese». Lo dicono i dati di Arte, l’associazione che raggruppa i reseller e i trader di energia italiani: «Il valore delle forniture non pagate in Italia è passato dai circa 17 milioni di dicembre dell’anno scorso (pari al 10% del totale mensile) ai 21,5 di gennaio e ai circa 26 milioni di insoluto nel mese di febbraio. Circa il 15,44%». Un cliente su sei fatica oggi a onorare il contratto di fornitura, con un incremento medio dei distacchi per morosità che è stato, sempre a febbraio, di oltre il 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I piani di rateizzazione attivati ad oggi dai piccoli fornitori di energia sono 41.237: 24.597 di utenza domestica (che contano debiti medi da 7-800 euro) e il resto relativi a imprese, che incidono per l’80% sul valore delle masse gestite. I debiti per le partite Iva e per le piccole aziende arrivano anche ad una media di 5mila euro. E questo è solo l’inizio.
CREDITI DI IMPOSTA PER LE IMPRESE ENERGIVORE E GASIVORE

Contro il caro-bollette «si susseguono gli interventi di mitigazione messi in campo dal Governo», si legge su Il Sole 24 Ore. Ecco cosa prevede il decreto Sostegni-ter:
CONTRIBUTI STRAORDINARI PER LE IMPRESE “NORMALI”
Si legge su Il Sole 24 Ore che arriveranno «contributi straordinari, sotto forma di crediti di

imposta, anche per le imprese “normali” colpite dall’aumento dei prezzi di gas naturale ed energia elettrica parametrati sui consumi del secondo trimestre del 2022». La misura è contenuta nel Dl 21/2022.
PROFILI DIGITALI, L’83% DELLE IMPRESE ITALIANE NON RIESCE A TENERSELI

Secondo i dati di una survey di WTW su 1.650 aziende, oggi emergono tre aree di grandi cambiamenti. Ne scrive Il Sole 24 Ore: «La prima, come dice il 50% del campione, è quella del lavoro e dei ruoli; la seconda – afferma l’80% delle aziende – è il total reward (il reale valore del pacchetto retributivo dei dipendenti composto non solo da elementi monetari ma anche da benefit e servizi di welfare) e la terza, infine, è la definizione dei percorsi di carriera (90% delle aziende)». Queste tre insieme dovrebbero permettere agli imprenditori di tenersi in azienda i collaboratori, perché questo è il vero problema per l’83% delle imprese intervistate. Soprattutto quando si parla di lavoratori con competenze digitali. Il 48% del campione, invece, riscontra difficoltà per le posizioni della forza vendita. Quando si entra nel dettaglio, però, il discorso si amplia al multi-skilling, al benessere dei lavoratori, alla job architecture e agli ecosistemi per talenti: è questa la vera sfida di un mercato del lavoro variabile e in costante evoluzione. Tenersi i collaboratori con modelli di lavoro alternativi, aiutandoli ad apprezzare le opportunità di crescita che gli vengono date dall’azienda.